Moebius
sabato 9 maggio 2015
Di pecore elettriche e unicorni
giovedì 1 novembre 2012
Chronic City, di Jonathan Lethem
Potrebbe essere sufficiente questo (il mio opinabilissimo giudizio) per buttarsi dentro al romanzo di Lethem e scoprire da voi di che si tratta. Ma poiché stiamo parlando di un’opera assolutamente particolare bisogna fare lo sforzo di individuare una chiave di lettura, sviscerarne alcuni temi e ricostruirne il contesto. Si tratta di uno di quei libri in cui apparentemente succede ben poco, in cui lo stile (ironico, divertente e colto) sembra prevalere sul resto ma, fidatevi di me, non è assolutamente così.
Fra giornate passate a guardare le videocassette di Perkus, a fumare erba di varie qualità (fra le quali, appunto, una delle più pregiate è la chronic) e a frequentare il jet set newyorkese in virtù del suo ruolo di eterno fidanzato infelice ed ex star televisiva, Chase (l’uomo-invece, appellato per sbaglio nel corso del libro non-person) appare effettivamente come un personaggio non tanto in cerca d’autore ma quanto della sua stessa essenza.
Privo di personalità non gli resta che recitare la parte assegnatagli di volta in volta e mimetizzarsi camaleonticamente per sembrare quello che la gente si aspetta da lui. Ma questa vita così scialba e routinaria verrà progressivamente sgretolata sotto i colpi dell’eccentricità di Perkus e dell’amica ed ex assistente di lui Oona Laszlo, ghostwriter di professione dalla forte personalità che trascinerà Chase in una stranissima relazione apparentemente di solo sesso ma che ben presto diverrà, per lui, la sua vera storia d’amore parallela a quella ufficiale con l’astronauta Janice Trumbull.
Tutto si svolge, come dicevo, in una New York alternativa a quella vera, in un epoca indefinita ma comunque, senza mai nominarli, post-11 settembre e guerre in Afghanistan e Iraq (unico riferimento l’esistenza di una versione del New York Times “senza guerra”).
La New York e l’America di Chronic City sono pervase da un profondo senso di inquietudine, così come tutto il romanzo, dettata dalla sensazione di non riuscire a leggere interamente la realtà e di non essere neanche in grado di interpretare correttamente quei frammenti che ci si ritrova davanti (fortissimo qui l'influsso di Dick sulla scrittura di JL, autore che ha contribuito al rilancio di PKD negli ultimi anni e alla sua rivalutazione critica).
Il romanzo di Lethem parla soprattutto di ossessioni e di ricerca del reale significato delle cose che ci accadono, che possono avere due, tre o infinite verità perché noi stessi cambiamo nel tempo, cambiamo per le persone che ci circondano (e cambiamo le persone di cui ci circondiamo) e magari dimentichiamo come tutto è cominciato. Per smettere di essere delle non-persone (o per evitare di diventarlo e ritrovarsi a recitare una parte scritta da altri) non si può far altro che fare attenzione anche al minimo dettaglio, perché anche il volo di uno stormo di uccelli al di sopra di una torre può far sbocciare la consapevolezza di cui abbiamo bisogno.
“La paranoia è un fiore nel cervello” dice Perkus a Chase.
La paranoia è un fiore nel cervello. A voi la corretta interpretazione, io la mia idea me la sono fatta.
venerdì 4 maggio 2012
Tokyo in realtà è la città di Blade Runner
venerdì 2 marzo 2012
I 15 migliori Dick
- Ma gli androidi sognano pecore elettriche?: ok, mi smentisco subito: questo sta in testa e basta, è la cosa - letterariamente parlando - più alta che Dick abbia scritto; se non lo avete letto non fatevi ingannare dall'aver visto Blade Runner, vi stupirà la quantità di idee che nel film non sono proprio presenti. E non chiamatelo Cacciatore di androidi o Blade Runner;
- Ubik: il più conosciuto e il più letto; molte cose che vi sono sembrate davvero fighe in film come Il sesto senso, Matrix, Vanilla Sky, Apri gli occhi ecc. ecc. vengono da qua;
- Le tre stimmate di Palmer Eldritch: una delle più grandi allucinazioni della letteratura mondiale;
- Noi marziani: assolutamente commovente;
- L'uomo nell'alto castello: lo conoscerete già come La svastica sul sole ma... vabbè avete capito; uno dei romanzi più ricchi di Dick, filosoficamente e psicologicamente; lo conoscono tutti come un libro di storia alternativa ma è molto molto di più.
- Un oscuro scrutare: il libro più cupo di PKD, in cui racconta l'abisso della droga e lo sdoppiarsi della vita e della personalità di una persona;
- Labirinto di morte;
- Scorrete lacrime disse il poliziotto: forse il più intenso emotivamente, insieme a A scanner darkly;
- Cronache del dopobomba: una delle sue opere più riuscite, una distopia ricca di personaggi dall'enorme umanità;
- Tempo fuor di sesto: avete presente The Truman Show? Ecco, Dick era arrivato qualche decennio prima;
- I simulacri: un romanzo corale sul potere, sulla manipolazione e sul fallimento individuale;
- Lotteria dello spazio: il primo romanzo pubblicato da Dick, nel quale i governanti del mondo vengono decisi con un gioco, già geniale;
- Confessioni di un artista di merda: il suo capolavoro mainstream;
- Valis: il mio preferito di tutta la trilogia scritta dopo i fatti del febbraio-marzo 1974; qui PKD ha svelato al mondo cosa aveva davvero nella testa: non uno dei più godibili, piacerà soprattutto ai fan accaniti e ai lettori desiderosi di entrare nella visione dickiana delle cose;
- Occhio nel cielo: forse in assoluto non è uno dei migliori ma sono legato a questo libro perché l'ho letto in un momento particolare della mia vita.
16 dicembre 1928 - 2 marzo 1982
martedì 28 febbraio 2012
Ancora sull'androide PKD, che stavolta perde la testa
Si trattava di un automa (androide mi sembra un termine troppo ambizioso) con le sembianze di PKD in grado di "conversare" con i suoi interlocutori (chissà se alla domanda che cos'è la realtà avrebbe risposto: è quella cosa che quando smetti di crederci non sparisce) protagonista di una misteriosa sparizione.
Uno dei ricercatori coinvolti nella vicenda ci ha scritto su un romanzo, che sarà pubblicato da Fanucci nei prossimi giorni (qui maggiori dettagli).
venerdì 27 marzo 2009
Si parla di PKD in tv
Molto raramente si parla di fantascienza in tv. Mi fa piacere segnalare che la trasmissione Tempi Dispari, in onda su Rai News 24 spesso si occupa del tema.
Nell'ultima puntata si è parlato, sorpresa, di Philip K. Dick insieme a Sergio Fanucci (l'editore italiano di tutti i suoi libri, che ho avuto il piacere di incontrare in un'occasione) e Carlo Pagetti (critico e studio di letteratura anglosassone, specializzato in fantascienza e Philip K. Dick, e autore delle prefazioni che accompagnano le edizioni italiane dei suoi libri).
Linko l'articolo di Fantascienza.com, all'interno del quale è anche presente un video della trasmissione (che pare andrà in replica ad Aprile).
Tra l'altro dovrei scrivere una recensione di Radio Libera Albemuth, letto poco tempo fa.
giovedì 20 dicembre 2007
La lotteria della vita
Come già segnalato,nei giorni scorsi ho letto Lotteria dello spazio, il primo romanzo pubblicato da PKD nell'ormai lontano 1955. Si tratta di un romanzo che, per chi ha avuto la fortuna di leggerlo allora, rivelava già il talento di quel grand'uomo.
In Solar Lottery, il mondo è governato dalle leggi del caso, anzi più precisamente dalla regola del minimax: chiunque sia in possesso della agognata tessera professionale può partecipare alla più grande lotteria che ci sia mai stata nella quale periodicamente un fortunato vince la possibilità di diventare Quizmaster, la più alta istituzione sul pianeta. Quella descritta da Dick è una società rigidamente divisa in classi, fra have e have not, fra chi ha la capacity card e chi non ce l'ha, che viene escluso e lasciato ai margini, nella quale ogni persona classificata giura fedeltà ad un padrone, sia esso una persona o, più spesso, una Hill, una grande corporazione economica, che provvederà ai suoi bisogni garantendogli una vita ricca e comoda. Una categoria a parte sono i telep, che per la loro capacità di predire il futuro sono costretti o ad entrare nella Squadra che presiede alla sicurezza del Quizmaster o ad essere emarginati proprio in virtù delle loro doti.
Quello che è davvero interessante, al di là della vicenda, che ho trovato comunque molto avvincente, è la caduta di valori, di passioni e di interessi in questa questa Terra del futuro, nel solco del tradizionale genere distopico, i cui abitanti vivono per il Quiz, per gli spettacoli televisivi e per l'omicidio. Sì, omicidio, perché in una società del genere, basata sul minimax, alla fortuna di chi diventa Quizmaster deve corrispondere anche quella di una persona che, nel pieno di rispetto di regole ritualizzate, viene sorteggiato, in diretta tv, per tentare di uccidere il capo e prenderne il posto.
In questo contesto si muovono le vicende di Ted Benteley, il prodromo del tipico personaggio dickiano, uomo comune a suo modo in qualche modo mediocre ma, rispetto ai personaggi che Dick svilupperà negli anni successivi, con dentro di sé una fiammella di speranza e di voglia di reagire per contribuire a costruire un mondo migliore, per una società più giusta che non sia governata da un gioco: non si può non leggere nelle parole che Ted pronuncia contro il sistema una critica che Dick faceva agli Stati Uniti e alla società occidentale.
I guai per Benteley iniziano quando, rotto il patto con una delle Hill, fa il suo giuamento al Quizmaster Verrick, non sapendo che è caduto di sella: l'urna ha estratto un nuovo nome, il misterioso Leon Cartwright. Verrick ha ordito un complotto per tentare di riprendere il suo posto, coinvolgendo fra gli altri proprio Benteley. Non vi dico come prosegue, vi lascio la sorpresa.
Come dicevo all'inizio, in questo libro Dick è già Dick. Il lettore abituale di PKD ritroverà alcune delle tematiche tipiche della sua letteratura, che nei decenni successivi svilupperà con maggiore profondità filosofica, psicologica e sociologica: il simulacro, la religione e la speranza nell'arrivo di qualche Messia diffusa quasi a livello di superstizione, l'alienazione dell'uomo nella società ipertecnologica.
Buona lettura.
mercoledì 12 dicembre 2007
Quiz
"Vorrei fare a pezzi tutto questo, ma non accadrà... piuttosto collasserà. Ogni cosa è sottile, vuota e metallica. I giochi e la lotteria non sono altro che giocattoli per bambini tirati a lucido! Tutto è tenuto assieme dai giuramenti Posizioni in vendita, cinismo, lusso e povertà, indifferenza... il pigolio di sottofondo degli impianti tv. Un uomo se ne va in giro per ammazzarne un altro e tutti applaudono e si godono lo spettacolo. In che cosa crediamo? Che cosa ci rimane? Brillanti criminali lavorano per potenti criminali. Tutta la nostra lealtà è riposta in un assurdo giuramento davanti a un busto di plastica.
[...]
E' molto più di questo, non farti illusioni. Sta iniziando a trasparire tutta la struttura debole e corrotta del sistema. Un giorno lo scoprirai anche tu. Io, invece, lo vedo distintamente già da ora. Ma che cosa potevi aspettarti da una società basata sui giochi, sui Quiz e sull'omicidio?"
Philip K. Dick - Lotteria dello spazio (Solar Lottery)
venerdì 30 marzo 2007
Se qualcuno prova a svegliare i dormienti
Come ho scritto ieri, ultimamente mi dedico poco alle mie letture, ma è ora di dire due parole sull'ultimo romanzo di Dick che ho terminato, Svegliatevi dormienti (nell'edizione originale The Crack in space).
Questo Svegliatevi dormienti, scritto negli anni considerati più fecondi per l'opera di Dick, a metà dei '60, non è mai stato considerato uno dei capolavori dickiani, anzi è sicuramente inferiore ai suoi migliori libri. Tutto sommato però l'ho apprezzato, e per me è superfluo dirlo. Intanto il romanzo, a più di 40 anni dalla stesura, si dimostra attualissimo nella nostra epoca, raccontando la vicenda di Jim Briskin, candidato di colore destinato a diventare presidente degli Stati Uniti (e all'inizio del libro uno dei personaggi sostiene che sarà la rovina se un nero diventerà presidente). Immagino dovesse essere qualcosa di rivoluzionario pensare ad un presidente di colore in quegli anni di battaglie civili, soprattutto se pensiamo che solo oggi Barack Obama si è candidato per le primarie dei democratici americani, con buone probabilità di soffiare la corsa alla Casa Bianca a Hillary Clinton.
Dick con questo romanzo ha creato una allegoria degli Usa del suo tempo, con la solita incredibile capacità di guardare oltre e di scorgere i cambiamenti futuri della società. I dormienti del titolo italiano, sono i milioni di cittadini americani che sono stati ibernati perché poveri, improduttivi, incapaci di sostentare sé stessi e potenzialmente un pericolo per lo sviluppo della società capitalista (in larga parte neri e ispanici); i dormienti diventano il centro della campagna elettorale di Briskin, che promette di svegliarli e di inviarli alla colonizzazione dell'altra Terra scoperta oltre un varco dimensionale, una Terra che pare incontaminata e pronta a disposizione dell'umanità. Ma non sarà così, perché dall'altra parte i primi esploratori troveranno un'altra razza umana, estinta sul nostro pianeta milioni di anni fa, quella del cosiddetto uomo di Pechino, uscito probabilmente battuto dallo scontro con l'Homo Sapiens.
Questo romanzo di Dick è popolato di personaggi in qualche modo grotteschi fortemente caratterizzati, e meno definiti psicologicamente rispetto al solito (e forse questo aspetto riduce il valore letterario del libro), che danno comunque una certa vitalità ad una storia che sotto sotto vuole parlare soprattuto di razzismo (e in quale modo migliore si ridefinisce la categoria di razzismo se non confrontandosi con una razza alternativa all'Homo Sapiens?), di rapporti sociali e di potere, di politiche del consenso, di disagio sociale, culturale ed economico. Di fronte ai problemi del paese e del mondo, forse Briskin è l'uomo giusto, per quanto non eccezionale ma piuttosto cittadino medio.
Svegliatevi dormienti si legge con facilità, rispetto ad altri romanzi dickiani non chiede al lettore di infilare la testa nella trama del reale per cercare di capire cosa c'è sotto; come detto, The Crack in space ha toni allegorici, è un libro a tratti divertente, forse non del tutto riuscito ma che merita un po' di attenzione.
venerdì 2 marzo 2007
martedì 27 febbraio 2007
La trasmigrazione di Timothy Archer
E fu così che pagina dopo pagina arrivai alla fine della Trilogia di Valis. Devo dire che mi ha fatto uno strano effetto leggere l'ultimo libro scritto da Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer, il terzo volume della trilogia iniziata con Valis: si percepisce leggendo quel libro la voglia dello scrittore quasi di tirare le somme, a forza di parlare di vita dopo la morte, quasi come se presagisse la prossima fine. Non so, magari mi lascio suggestionare.
Miei attenti lettori sarete ansiosi di sapere di che parla la Trasmigrazione. Bene, intanto segnalo subito due particolarità stilistiche, per Dick: si tratta di uno dei pochi libri scritti in prima persona da Dick e si tratta di uno dei pochi ad assumere come punto di vista quello di una donna. La Trasmigrazione è un romanzo mainstream, che si discosta in questo dai primi due volumi della Trilogia, di stampo più marcatamente fantascientifico.
Angel Archer inizia a raccontare la storia del vescovo Tim Archer, suo suocero, e delle persone che se ne sono andate prima di lui in una sorta di rincorsa del fato verso la fine, nel giorno della morte di John Lennon. Angel rivive le vicende che hanno portato prima alla morte di suo marito, poi dell'amante del vescovo ed infine del vescovo stesso. Angel in fondo non è la vera protagonista ma allo stesso tempo lo è: la vicenda terrena del vescovo Archer, al centro del romanzo, e la sua ricerca della vera natura di Dio (da scovare fra gli scritti delle sette ebraiche zadochite) sono un grande tema (il tema perseguito ossessivamente da Dick negli ultimi anni della sua vita) ma secondo me il romanzo parla più della ricerca di Angel di una vita quanto più serena possibile, per sfuggire alla sequenza di morti di cui è stata costellata la sua vita, ultima quella del vescovo (non vi rivelo niente, se avete intenzione di leggere il libro: tanto Angel ve lo dice subito che quelle tre persone non ci sono più, in un modo o nell'altro), e per giungere anche lei ad una qualche comprensione.
Angel cerca ad ogni modo di rimanere legata alla realtà, di non distaccarsene come hanno fatto le persone a lei care, perse nel cercare di parlare con i morti e di comprendere il mistero di Dio, ma in fondo anche ha il suo modo per fuggire dal mondo reale, ed è la via della cultura e della letteratura, che tutto spiega e fa sì che tutto sia già stato visto e capito, attraverso i pensieri e gli scritti di qualcun altro; così Angel, eterna studentessa universitaria, che ha letto la Commedia di Dante in una notte, cerca di uscire dalla spirale di morte, fra molti sensi di colpa e molti vuoti. Fino a che la stessa Angel inizierà a guardare all'altro mondo in modo diverso, in occasione della Trasmigrazione (leggete il libro, non vi svelo il finale) del vescovo, chiedendosi se sia reale o meno, se crederci o meno, ma dando l'impressione che anche lei di fronte al mistero di Dio e della morte si arrenda al fluire degli eventi, e forse trovi una consolazione.
giovedì 22 febbraio 2007
A 25 anni dalla morte
Al di là dell'incazzatura per ciò che accade nel mondo reale, meglio rifugiarsi nel mondo dickiano (ma in fondo gli psicodrammi della politica italiana non sono un po' dickiani, frutto di una percezione distorta della realtà, coperta da un velo di illusione? Non può essere tutto vero).
Uscendo dal lavoro oggi, passando davanti alla mia libreria preferita non ho potuto fare a meno di notare la bellissima iniziativa di Fanucci Editore: in occasione del 25° anno dalla morte di PKD (sono 25 il 2 marzo) Sergio Fanucci ha ripubblicato 24 romanzi di Dick, in bellissime da collezione, a tiratura limitata, più un 25°, una vera chicca: l'inedito Il paradiso maoista, scritto da Dick a 24 anni, in assoluto il suo primo libro.
Non ho potuto fare a meno di ammirare tanta bellezza (tra l'altro in compagnia della mia commessa preferita): si tratta di edizioni ricercate, con copertura rigida, rilegate e non brossurate e soprattutto con copertine artisticamente stupende. Preso dalla solita frenesia allora ho preso tre libri che mi mancano. Guardate un po' che spettacolo
Come al solito di fronte ai libri, e soprattutto di fronte a quelli di Dick divento un vero consumista, ma bisogna dire che Fanucci ha fatto un gran regalo a tutti i cultori del grande scrittore. Di seguito qualche altra copertina di questa bella collana (Fanucci non si arrabbierà, spero, visto tutta la pubblicità che gli faccio)
lunedì 19 febbraio 2007
Wiki!
Stamattina ho scoperto il mondo della enciclopedia collaborativa. Scoperto non nel senso che non la conoscessi, ovviamente, ma ho postato il mio primo contributo su Wikipedia.
Stavo effettuando alcune ricerche su google per saperne di più sui riferimenti sui quali Dick si è basato per la trilogia di Valis (lo gnosticismo, i testi delle antiche sette ebraiche degli esseni e degli zadochiti, il mito di Elia, la filosofia platonica, i vangeli apocrifi), quando sono capitato alla voce di Wikipedia sui vangeli apocrifi, che alla fine presenta, quali riferimenti nella letteratura popolare ai suddetti vangeli apocrifi proprio i libri di Dick che compongono la trilogia.
Visto che sulla Wikipedia italiana c'è una voce sulla trilogia ma non vi sono voci per i tre romanzi, stamattina, intanto, ho postato qualche riga su Valis. Nei prossimi giorni se sarò ispirato scriverò anche degli altri due libri.
La cosa davvero interessante è che la mia voce, appena pubblicata, ha ricevuto subito alcune modifiche (per esempio io non avevo inserito il riferimento alla categoria; un'altra modifica è secondo me del tutto inutile: hanno tolto la T maiuscola alla parola trilogia), a dimostrazione delle potenzialità della costruzione collaborativa di una enciclopedia, che muta continuamente proprio in virtù dei contributi di milioni di persone, che creano di fatto un grande ipertesto di informazioni correlate fra loro. Quello che mi chiedo è piuttosto quanto siano affidabili le informazioni che si trovano su Wikipedia: è vero che la possibilità per chiunque di modificare una voce è già garanzia che un errore sia corretto, ma resta sempre la possibilità teorica che qualcosa sfugga.
Tra l'altro ho ripescato questo articolo del giugno scorso correlato in qualche modo al quesito che pongo; si dice che Wikipedia sia affidabile come l'Enciclopedia Britannica, e sul lungo periodo probabilmente è vero (visto il meccanismo di correzione continua e collaborativa di ciò che viene pubblicato), ma la stessa Wikipedia ha blindato alcuni argomenti tabù, perché possono essere oggetto di controversie ed interpretazioni e che quindi possono ricevere contributi solo dagli utenti più qualificati nella comunità e dopo un apposito vaglio (Cina, Cuba, Kosovo, alcune voci concernenti l'islam, l'ebraismo e l'antisemitismo, perfino la voce Christina Aguilera).
Credo che sia un conflitto non del tutto risolvibile: da una parte c'è la piena libertà di divulgare delle conoscenze, dall'altra ci devono essere dei meccanismi di controllo di quello che viene pubblicato, meccanismi e criteri di controllo che devono essere decisi da qualcuno responsabile, per così dire, della linea editoriale. Il problema, secondo me, che sono comunque un tecno-ottimista, è dato dal confine molto labile fra ciò che costituisce soltanto un errore e ciò che invece può essere diffamazione, propaganda, incitazione al razzismo e chi più ne ha più ne metta.
Forse l'unico antidoto, e torno al discorso di prima, risiede comunque nel formato collaborativo di ciò che viene inserito in Wikipedia.
domenica 11 febbraio 2007
Divina invasione
Herb Asher se ne stava tranquillo nella sua cupola su uno sperduto pianeta in un altro sistema stellare quando Dio gli ha parlato e gli ha comunicato che avrebbe dovuto sposare Rybis Rommey, la sua vicina di cupola, perché la donna aspettava suo figlio.
Ricorda qualcosa a qualcuno? Riassunto all'estremo Divina Invasione, secondo romanzo della trilogia di Valis di Philip K. Dick, parla di questo, della venuta del nuovo Salvatore, che in realtà è Dio stesso.
Divina Invasione è la messa in opera della cosmogonia che Dick ha sviluppato nel corso di anni e spiegato in Valis: per Dick l'universo è duale, composto da un lato reale e da un altro irreale, pura informazione, un velo di illusione creato da una divinità scissa in due che così ha fermato il tempo trasformandolo in spazio (citazione dalla Saga dei Nibelunghi di Wagner che Dick cita continuamente); in realtà noi saremmo ancora in epoca romana, solo lo spazio intorno a noi sarebbe cambiato per darci l'illusione dello scorrere del tempo. Il Dio di Dick è molto vicino a quello della tradizione gnostica, un Dio che ha creato l'universo e allo stesso tempo il suo antagonista che ha coperto con un velo la realtà vera.
Divina Invasione racconta allora del tentativo di Dio di porre termine alla sua scissione e di riacquistare unità: per far ciò bisogna superare l'illusione in cui vive l'umanità, ma Dio stesso crea illusioni e vive all'interno di una illusione. Solo la piena coscienza della natura divina gli dà il potere di controllare entrambi i piani dell'universo, e a quel punto Dio illumina chiunque riesca a scoprire la natura illusoria della realtà (virtuale, diremmo oggi alla luce di un immaginario, quello contemporaneo, che tanto deve a Dick) e vivere allora la miglior vita possibile, che forse è a sua volta un'altra illusione.
Chi ha familiarità con la narrativa di Dick navigherà bene fra queste pagine e quelle di Valis, anzi potrà comprendere meglio il continuo scivolamento reciproco fra realtà e irrealtà che è il tema principale di tutta la sua opera: ricordo ancora che è la seconda volta che leggo la Trilogia, e finalmente tutto si incastra.
sabato 20 gennaio 2007
Ho visto un raggio rosa?
Nel sogno io ero Philip K. Dick e allo stesso tempo Stefano: sapevo di non essere PKD e ma allo stesso tempo ero PKD. Come posso spiegarvelo? Contemporaneamente, nel sogno, parlavo di Dick e spiegavo la sua visione del mondo e della realtà e dell'irrealtà del divino (come come credo di averla capita da un capolavoro come Valis) e sentivo una personalità diversa, un uomo con un folto barbone, che parlava attraverso me: ero diventato il profeta di Dick!
Sarò diventato matto? Inizio ad avere scissioni dipolari della personalità come Dick, o almeno del Dick di Valis? Dick mi parla e io diffondo il suo pensiero? Forse, più banalmente, la stessa sera prima di addormentarmi ho terminato il primo romanzo della Trilogia di Valis, letto per la seconda volta e stavolta posso dire di averlo capito: ammetto che qualche anno fa non ero in grado di stare dietro alle riflessioni filosofiche e teologiche di Dick, ma ora che ho letto quasi tutto di PKD queste stesse riflessioni fanno parte di un quadro più grande e a suo modo coerente.
Valis racconta l'esperienza mistica di Horselover Fat (l'alter ego di Dick già dal nome: Philip etimologicamente significa amante dei cavalli, Dick in tedesco vuol dire grasso) che nel 1974 vide un raggio rosa entrargli nel cervello e gli trasmise informazioni sulla natura del mondo, del rapporto fra reale e irreale, della sostanza irreale del reale, e soprattutto su chi o cosa sia Dio e sull'arrivo del Salvatore. Inutile dire che fu Dick a raccontare di avere avuto questa esperienza, e fu lui ad essere ricoverato davvero in ospedale psichiatrico, non Horselover Fat.
Allora PKD racconta le vicende di Horselover, la sua ossessiva ricerca della verità che sta dietro al mondo, le sue letture degli gnostici e delle filosofie orientali, il tuffarsi nella scrittura della sua esegesi. E nel raccontare le vicende di Horselover Dick oscilla dalla terza persona alla prima, fino ad arrivare a svelarsi come il narratore, Philip scrittore di fantascienza, e infine a comprendere lui, dopo il lettore, che Horselover non era altro che una sua proiezione.
Questa dualità di Dick, non solo nel romanzo ma in qualche modo anche nella vita, lui che da una parte pensava sul serio, alla maniera degli gnostici, che il mondo sia una proiezione irreale, virtuale potremmo dire oggi, di una qualche entità che si finge Dio ma che potrebbe essere anche solo una struttura artificiale, magari realizzata da una civiltà più avanti della nostra, e nell'arrivo del nuovo Messia, e dall'altra parte si guardava e si definiva pazzo.
Valis è un libro per entrare nella mente di Dick, come recita il sottotitolo di una biografia pubblicata da poco che mi aspetta sullo scaffale, per conoscere la sua visione della realtà come un'entità duale, come un velo irreale artificiale che ricopre una realtà per noi insondabile, in cui il tempo si tramuta in spazio.
lunedì 15 gennaio 2007
Reale e non reale
Sotto ogni altra cosa, perfino sotto la morte stessa e la volontà di morte, è nascosto qualcos’altro, e questo qualcosa è il nulla. Il basamento di roccia della realtà è l’irrealtà; l’universo è irrazionale perché è costruito non semplicemente sulle sabbie mobili, ma su ciò che non è.
Una volta, mentre tenevo una conferenza all’università di California, a Fullerton, uno studente mi chiese una definizione breve e semplice di ‘realtà’. Io ci pensai su e risposi: «La realtà è quello che quando uno smette di crederci non sparisce.»
Philip K. Dick – Valis
giovedì 11 gennaio 2007
Passato e futuro
E Horselover Fat proseguì nella sua lunga, insidiosa discesa nel dolore e nella malattia, in quel tipo di caos che gli astrofisici dicono attenda l’intero universo. Fat era avanti al suo tempo, avanti all’universo. Alla fine si dimenticò quale evento avesse dato inizio alla discesa nell’entropia; Dio, misericordiosamente, ci nasconde il passato, oltre al futuro.»
Philip K. Dick – Valis
lunedì 6 novembre 2006
Rassegna cinematografica su PKD
Ho ricevuto una mail in cui mi si comunica che da domani a Bologna inizia una rassegna cinematografica dedicata a Philip K. Dick: non posso esimermi dal segnalarla (purtroppo per gli organizzatori questo blog è abbastanza desertico, in quanto a frequentazioni). Aggiungo di mio, a proposito di cinema tratto da PKD, che tempo un paio di settimane esce di nuovo, finalmente, il DVD di Blade Runner: eranno anni che lo cercavo ma era fuori catalogo.
Comunque, copio e incollo il comunicato stampa della rassegna
P.K. DICK DALLA PAGINA ALLO SCHERMO
Rassegna cinematografica dedicata al cinema tratto
ed ispirato alla narrativa di Philip Kindred Dick
In contemporanea all'uscita nelle sale cinematografiche della pellicola A Scanner Darkly, tratta dall'omonimo romanzo Philip Kindred Dick, e della attesa riedizione del DVD in lingua italiana di Blade Runner, si terrà a Bologna, presso la libreria Nessundove Shop dal 7 Novembre 2006 e fino al 12 Dicembre, una rassegna cinematografica dedicata a P. K. Dick, dove si discuterà del suo rapporto con il cinema e dell'influenza della sua poetica su pellicole non direttamente tratte dai suoi scritti.
La rassegna, divisa in due parti, prederà in considerazione sia film direttamente tratti da novelle di Dick come Impostor, (dall'omonimo racconto del 1953) e Screamers - Urla dallo Spazio (dal racconto Modello Due sempre del 1953), sia da pellicole direttamente ispirate alla poetica di Dick, come Dark City, metafora della ricerca di un'identità e di una percezione della realtà perduta, e Cypher, che presenta anche esso come tema centrale la perdita dell’identità.
I film saranno preceduti da una presentazione a cura di Luca Oleastri, esperto di cinema di fantascienza ed allievo diretto dello storico del cinema fantastico Giovanni Mongini, nonchè tecnico degli effetti speciali per il cinema ed illustratore di genere fantastico.
PROGRAMMA
Martedì 7 Novembre
IMPOSTOR (USA 2002), regia di Gary Fleder, con Gary Sinise, Vincent D'Onofrio, Madeleine Stowe
Martedì 14 Novembre
SCREAMERS - URLA DALLO SPAZIO (USA 1996), regia di Christian Duguay, con Peter Weller, Roy Dupuis, Jennifer Rubin
Martedì 5 Dicembre
DARK CITY (USA 1998), regia di Alex Proyas, con Kiefer Sutherland, Jennifer Connelly, William Hurt
Martedì 12 Dicembre
CYPHER (USA/Canada 2002), Regia di Vincenzo Natali, con Jeremy Northam, Lucy Liu, Timothy Webber
Le presentazioni dei film e le proiezioni gratuite su grande schermo si terranno a partire dalle ore 20,30 presso la libreria Nessundove Shop, Via San Tommaso del Mercato 1/c, Bologna.
Per informazioni:
telefono: 051/269801
email: info@ndshop.eu
web: www.ndshop.eu
venerdì 27 ottobre 2006
Cosa possiamo vedere?
Che cosa vede uno scanner? Dentro la testa, dentro il cuore?
Vede fin dentro di me? Dentro di noi? In modo chiaro od oscuro?
Io spero possa vedere con chiarezza, perché io non riesco a vedermi dentro,
ormai. Vedo solo tenebre. Tenebre tutt'intorno; tenebre dentro
Spero, per il bene di ciascuno, che le olocamere facciano meglio.
Perché se all'olocamere è dato solo un oscuro scrutare, nel modo
in cui a me è dato, allora nostra è la maledizione, e tutti siamo maledetti,
così saremo spinti verso la morte, conoscendo poco o nulla, e quel poco,
e quel nulla, conoscendolo male.
- Philip K. Dick -
Visto che non so che scrivere, o non mi va di scrivere fate un po' voi, posto questa bella citazione dickiana, che apre il volume del graphic novel pubblicato da pochi giorni basato sul film e sul libro di Dick "A scanner darkly": anche se è basato sul film (quello che i giapponesi, forse, chiamerebbero un anime book) questo cartonato è davvero ben curato, e i testi sono tratti, invece, dalla traduzione italiana di "Un oscuro scrutare". Direi che si tratta di una chicca per appassionati di Dick: la mia copia ancora odora di stampa (avete presente quell'odore fra colla e inchiostro?) e credo che la custodirò gelosamente.