Moebius

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martedì 28 gennaio 2014

Elettronica equa e solidale?

Sulla vicenda Electrolux, a parte lo scandalo del quasi dimezzamento dello stipendio (anche se da qualche parte ho letto che le cifre potrebbero essere diverse con tagli di "solo" 130 euro, quindi occhio a valutare) mi viene spontanea una riflessione che riguarda anche il nostro modello di consumo e il nostro essere consumatori.

Estraniandoci dal caso specifico, prendiamo come dato di fatto che una azienda delocalizzi dall'Italia verso l'Est Europa o la Cina (e in generale tutti i grandi colossi industriali che in Italia non nemmeno mai avuto stabilimenti) per il costo del lavoro inferiore.

E' un fenomeno che esiste, c'è, diamolo per scontato e accettiamolo. Siamo uomini di mondo.

Quale aumento di prezzo sui prodotti che compriamo saremmo in grado di accettare se ci dicessero che la produzione resta in Italia ma le lavatrici costeranno di più?
Oppure, spostando il discorso su un piano etico diverso (non necessariamente legato al destino di tante famiglie italiane), se vi dicessero che il televisore che state comprando invece che 500 costa 550 perché agli operai che lo hanno prodotto (in Cina o dovunque producano Samsung, Lg, Sony, ecc.) sono stati garantiti stipendi più alti, ve lo comprereste lo stesso?

Ci vorrebbe una sorta di bollino di garanzia che per realizzare il prodotto che sto comprando gli operai che ci hanno lavorato su abbiano goduto di condizioni di lavoro dignitose e di un salario equo.

E poi potrei scegliere fra il televisore a 550 euro ma che, semplificando, mi fa stare con la coscienza a posto e quello da 490 prodotto "in quell'altro modo là".

Ripeto la domanda: quale compreremmo? Perché oggi siamo tutti contenti che i prodotti tecnologici, e non solo, siano molto più accessibili che dieci o venti anni fa ma questo è avvenuto grazie al fatto che, fra le altre cose, le multinazionali possono scegliere di andare a produrre dove, semplicemente, gli costa meno la manodopera.

Certo il discorso è complesso, e va calibrato sulle situazioni locali (in un paese in via di sviluppo che un'azienda produca lì e offra stipendi di 200 euro al mese è anche visto come fonte di ricchezza; da noi il mercato è stato spesso gonfiato dagli aiuti di stato; ecc.). Poi, si dovrebbe andare a vedere quanto incide davvero il salario dell'operaio sul prezzo finale di un prodotto (Electrolux per esempio calcola 30 euro di costo in più al pezzo su una lavatrice fatta in Polonia e una qui in Italia).

Se è giusto scandalizzarci per vicende come quella della Electrolux è giusto anche pensare però che quando compriamo in qualche modo legittimiamo quel modello produttivo.

Non vuole essere una critica moralistica ma uno spunto di riflessione. Come consumatori dovremmo essere più consapevoli e messi in grado di scegliere.

venerdì 17 febbraio 2012

La farfallina 2.0

Questa settimana accade un fenomeno curioso: l'Italia si ferma per guardare #Sanremo, e per dire che #Sanremo fa schifo.

Premesso che faccio parte di quella fetta di italiani che il Festival non lo guarda perché proprio non gli interessa (e chi lo guarda dirà che sono snob: no, non mi piace, lo rifiuto, preferisco guardare Milan - Arsenal e leggere Operazione Shylock di Roth, io non guardo nemmeno i varietà alla Fiorello figurarsi il Festival della Canzone Italiana), purtroppo so tutto di esso o comunque è come se ne sapessi qualcosa. Alzi la mano chi non è stato coinvolto in qualche discussione su uno di questi argomenti (escludo deliberatamente le canzoni, dubito che le abbia ascoltate anche chi ha visto lo show):
  • la salute della modella ceca Ivana Mrazova;
  • le battute di Luca e Paolo;
  • Gianni Morandi
  • il sermone di Celentano (l'inutile diatriba sul perché, dopo che è stato pagato centinaia-di-migliaia di euro per fare quello che fa sempre in tv, abbia, stranamente, deciso di fare il Celentano);
  • le vallette di riserva Rodriguez e Canalis;
  • Loredana Berté che sembra Richard Benson (per chi lo conosce);
  • i Soliti Idioti;
  • le mutande di Belen e la sua farfallina (il tatuaggio, che avete capito).
Potrei sostenere una qualche conversazione praticamente su ognuno di questi punti (soprattutto sull'ultimo) pur senza aver visto non più di 5 minuti in tutto  di Festival (lo ammetto, subito dopo l'apparizione della farfallina, che non sono riuscito a vedere in diretta). Oggi è impossibile sfuggirne, molto più di quanto accadeva fino a qualche anno fa quando Sanremo vi inseguiva al lavoro, a scuola, al bar ma in qualche modo arrivava il momento in cui uno poteva spegnere tutto e pensare ai fatti suoi.

E sapete perché? Non perché, o non solo, tutti i giornali, i telegiornali e i principali siti di informazione non fanno altro che parlarne.

No, soprattutto perché Sanremo ve lo ritrovate sulle vostre pagine Facebook e Twitter, nei blog dei vostri amici, nei loro Tumblr, ecc.. C'è chi ne scrive in diretta per raccontare e commentare in tempo reale tutto quello che sta passando sullo schermo (quando si parla di citizen journalism...), non sia mai che qualche disgraziato ne rimanga all'oscuro. C'è chi non può esimersi dal far sapere agli altri che lo sta guardando ma solo per vedere quanto sia trash mentre altri devono per forza informarvi che non ne hanno seguito manco un minuto, che non gli interessa, che loro la farfallina di Belen non l'hanno vista (ma gli sarebbe piaciuto).
C'è perfino chi usa gli hashtag #Sanremo e #Belen come metro di paragone per tutte le altre notizie (però finisce comunque nello stesso calderone) e che ci sono cose ben più importanti. E quelli che devono per forza usare Twitter per fare battute su Sanremo (così, poi, se qualche comico ne farà di simili potrà dire che gliele ha rubate).

Non se ne esce, non se ne può uscire: è il Web 2.0 bellezza, quello dei contenuti prodotti dal basso, di questo stream infinito in cui tutti commentano e dicono la loro, della libertà e delle grandi potenzialità di espressione offerte dai social media.

Grandi potenzialità di espressione. 

Libertà.

...

Ma sì dai, in fondo ne ho appena parlato anche io.

martedì 14 febbraio 2012

Un film è un film è un film è un film

In questa stagione cinematografica non ho visto moltissimi film, né al cinema né in home video, e non ho trovato niente che mi abbia davvero entusiasmato e che sicuramente ricorderò nei prossimi anni, tranne forse Drive (ovviamente per mia mancanza, di bei film ne escono sempre ma ogni tanto me ne perdo qualcuno). Fra i film che ho visto, però, uno che ho apprezzato davvero tanto è The Artist, pluricandidato all’Oscar (vedremo se porterà a casa qualche statuetta).
Non la faccio tanto lunga sul perché mi sia piaciuto: ne ho apprezzato sia il soggetto e la sceneggiatura (amo sempre i film che parlano di cinema) che gli aspetti più tecnici e cinematografici. Gli attori, poi, li ho trovati bravissimi.
Accenno qui a questo, secondo me, bel film per riprendere l’articolo di Francesco Piccolo uscito domenica sul Corriere, La sinistra è come mia zia. Partendo proprio dall’analisi di The Artist, Piccolo sostiene che questa pellicola riscuota successo in alcuni settori intellettuali perché affine allo spirito di cerca sinistra definita sempre “reazionaria”, “passatista”, che non guarda al futuro, ecc.
In The Artist, film muto che racconta la storia di un divo, appunto, del muto che cade in disgrazia col sonoro (tema non nuovo al cinema, si veda almeno Viale del tramonto), secondo Piccolo lo spettatore si identifica empaticamente col protagonista (che, per lo scrittore, sarebbe un vecchio relitto destinato a sparire insieme al suo mondo) proprio per una sorta di effetto “quanto era bello il piccolo mondo antico” a cui, per Piccolo, quelli di sinistra sarebbero tutti legati. A esempio di ciò, Piccolo cita anche lo scrittore Jonathan Franzen (prima o poi leggerò “Le correzioni”, che mi aspetta sullo scaffale da qualche anno) che ha sostenuto che gli ebook fanno male alla cultura e alla letteratura.
Nella sostanza, mia zia ottantenne, Franzen, il ceto medio riflessivo e gli intellettuali che lo rappresentano passano tutta la vita a difendere il cibo come si faceva una volta, le piccole librerie di quartiere con l’odore dei vecchi libri, il telefono fisso. Pierluigi Bersani e Susanna Camusso difendono l’articolo 18, altri le vecchie lire, Michel Platini e Diego Maradona, gli sceneggiati in bianco e nero, la commedia all’italiana, la bicicletta, il vedo non vedo dell’erotismo contro la sfacciataggine di oggi. C’è perfino chi rimpiange la Democrazia cristiana, era meglio Andreotti, e Cirino Pomicino non era così male.
Ora, dico io. Che ci sia gente che, in generale, rimpianga il passato è un dato di fatto. Non sopporto però quando si fanno delle generalizzazioni del tutto infondate. Essere di sinistra in questo paese non vuol dire una cosa sola ma, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista, sentirsi più vicini ad una certa sensibilità piuttosto che a un’altra (non mi va di stare a parlare di sinistra riformista e radicale, di borghesi radical chic e di “classe operaia”, non è questo il punto). Io rifuggo da queste classificazioni e pecca di presunzione chi prende a pretesto un film per stabilire che da una parte ci sono gli innovatori e i riformisti (la sinistra non “reazionaria”, in cui ovviamente Piccolo si inserisce) e dall’altra una massa di conservatori.
Concludo con alcune brevissime, personali, considerazioni:
1.       a me The Artist è piaciuto molto;
2.       nonostante abbia apprezzato il film, pensate un po’ che strano, sono più che favorevole agli e-book e ho comprato da poco un e-reader (Piccolo mi deve spiegare perché, secondo lui, tutti quelli di sinistra dovrebbero far propria l’opinione di Franzen);
3.       non vedo perché, se mi è piaciuto The Artist, come dice Piccolo dovrei, a priori, rimpiangere il passato e perché, sempre per definizione, dovrei essere uno strenuo sostenitore dell’art. 18 (che penso difenda dei diritti sacrosanti ma ritengo anche che cambiarlo non sia poi uno scandalo: qualsiasi riforma del mercato del lavoro è meglio di quello che c’è adesso, anche se qualcuno dovrà spiegarmi il nesso fra occupazione e art. 18 visto che per me non è così automatico);
4.       un film è un film: può piacere indipendentemente da quello che si pensa di altre cose; posso contemporaneamente apprezzare The Artist e leggere e-book, posso amare la bicicletta (altra mia grande passione oltre ai libri e al cinema, anche se Piccolo pensa a chi la usa “politicamente”: io ci faccio sport ma è lo stesso) ma essere allo stesso tempo attento a ciò che di nuovo accade nel mondo e alle trasformazioni sociali e culturali indotte da Internet e dal Web. Perché una cosa dovrebbe escluderne un’altra?
Se qualcuno ancora non è andato al cinema, vada a vedere ‘sto film. Se ne varrà o meno la pena dipenderà dal proprio gusto personale e non dall’essere o meno “reazionari”.

giovedì 17 marzo 2011

Guardando a oriente

Il particolare che, forse, alcuni dei tecnici che stanno lavorando a Fukushima siano ex membri della Yakuza è estremamente straniante. Degna della miglior letteratura post-moderna, sarebbe stato bene in Underworld di DeLillo. Nei prossimi anni il disastro giapponese avrà invaso il nostro immaginario: forse solo la grande letteratura saprà raccontarcelo per davvero.

domenica 21 marzo 2010

V

Di fronte ad un miliardo di italiani ieri Berlusconi ha fatto le seguenti promesse elettorali (che fanno impallidire il vecchio contratto con gli italiani, residuo di un vecchio modo di fare politica che il Partito dell'Amore ha ormai superato con slancio per difendere il paese dall'invidia, dall'odio, dai magistrati comunisti, dai magistrati non comunisti, dalla sinistra, dal centro, dalla destra [perché sotto sotto pure loro prima o poi complotteranno contro la libertà], dai disfattisti in economia, da quelli alti più di un metro e settanta, da quelli più bassi di Brunetta, dal Papa, dai gay, dalle coppie di fatto, dagli insegnanti e dai ricercatori univeritari comunisti, dagli insegnanti e dai ricercatori universitari non comunisti, dai terremoti, dalle alluvioni, dalla Costituzione, dalle leggi e dalle regole e, infine, da tutti coloro che di cognome non fanno Berlusconi):



  • i governatori del centrodestra pianteranno 100 milioni di alberi (non è stato specificato se si prenderanno in prima persona la zappa: questo fa parte del meritevole programma di reinserimento sociale braccia rubate all'agricoltura);

  • il candidato in Piemonte Roberto Cota sarà impegnato a "realizzare il treno ad alta velocità per collegare l'Atlantico e il Pacifico" [virgolettato da Repubblica]: pare siano state scoperte prove consistenti circa un passaggio dimensionale attraverso il quale dalla Val di Susa si arrivi direttamente in Kamchatka: Roberto Giacobbo sarà nominato consulente speciale);

  • "in tre anni sconfiggeremo il cancro" [virgolettato sempre da Repubblica].


La manifestazione si è conclusa con un giuramento collettivo di tutti i candidati presidenti di Regione del Partito dell'Amore e con l'intonazione del tradizionale canto "Meno male che Silvio c'è". Al termine Berlusconi, prima di essere teletrasportato sulla astronave madre, ha lanciato un ultimo messaggio:"Veniamo in pace. Sempre".



PS: leggo sempre su Repubblica che al momento dell'arrivo in piazza San Giovanni dei due cortei (perché due cortei poi?) la Demo Morselli Band ha intonato il tema di Guerra Stellari. Giuro.

 

sabato 7 febbraio 2009

Appello per la laicità e per la separazione dei poteri

In seguito ai fatti di questi giorni, rispetto ai quali ho espresso il mio pensiero nel post precedente, l'associazione Libertà e Giustizia ha pubblicato un appello per la difesa della democrazia italiana. Riporto un brano:


"La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.


Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera".


Il testo completo dell'appello è disponibile qui. Invito tutti quelli che hanno a cuore il futuro del paese a sottoscriverlo.

lunedì 15 settembre 2008

E' tutto un Infinite Jest

Da qualche giorno mi cullavo nell'idea di riprendere a scrivere su Immaginaria, in fondo di cose da scrivere, se si ha voglia, se ne trovano sempre.

Stamattina controllando la mia casella e-mail ho trovato il nuovo numero di Giap, la newsletter dei Wu Ming, dedicata alla memoria di David Foster Wallace. E così ho scoperto che ieri è stata diffusa la notizia della sua morte a 46 anni, anzi del suo suicidio per impiccagione, e devo dire che mi ha colpito, e mi lascia quasi sconvolto.

Wallace era uno dei più grandi scrittori contemporanei, vero interprete della nuova letteratura post-moderna. Divertente, ironico, con una satira sempre pungente ma soprattutto innovatore, con il suo stile decostruito ma assolutamente ricco, per le idee, per il linguaggio, per l'incredibile fantasia narrativa. Parecchi anni fa lessi una sua antologia di racconti, "La ragazza dai capelli strani", e mi innamorai di Wallace come scrittore, sentendo che mi erano passate fra le mani delle pagine straordinarie, qualcosa che sarebbe rimasto.

E così, un paio d'anni fa credo, intrapresi la lettura del suo capolavoro, Infinite Jest, uno dei libri oiù belli e più significativi della letteratura contemporanea (recensione mia qui), lettura che mi richiese due-tre mesi vista la mole del romanzo e l'oggettivo impegno richiesto al lettore che si immerge nelle vicende della famiglia Incandenza.

Addio David, la vita è uno scherzo infinito, vero?

mercoledì 16 gennaio 2008

La Sapienza del Papa

A me che il Papa non va più ad aprire l'anno accademico della Sapienza (la mia università, avrei molto più diritto di aprirlo io l'anno accademico) non spiace nemmeno un po', anzi ne sono pure contento. E 'sti cazzi delle polemiche politiche.


La verità è che tensioni nascono per un motivo solo: da tempo ormai la Chiesa ha lanciato una offensiva forte alla laicità dello Stato italiano, il conflitto è inevitabile, e purtroppo gioca a favore della Chiesa stessa che ora potrà dire, per bocca dei suoi difensori d'ufficio, di essere stata zittita, che in Italia i cattolici sono discriminati, bla bla.

lunedì 14 gennaio 2008

La monnezza siamo noi

Dell'emergenza rifiuti campana saprete tutto immagino (mi piace immaginare...), e forse, anzi sicuramente più di me, che so solo quello che si vede e legge in tv e sui giornali. Ed è ormai un luogo comune dire che è colpa della politica, degli amministratori locali e della camorra, of course. Tutto vero, senza ombra di dubbio.


Giusto ieri stavo riflettendo sul problema e sono arrivato ad una conclusione banalissima: il problema rifiuti, al di là delle conseguenze patologiche raggiunte in Campania, esiste perché produciamo rifiuti, perché la nostra società non può fare a meno di produrre rifiuti: la società industriale produceva merci ed oggetti, quella post-industriale rifiuti di ogni genere (torno nuovamente, per l'ennesima volta su questo blog a consigliare la lettura dei romanzi di DeLillo, in particolare Underworld: poche altre volte la letteratura ha saputo spiegare così bene la realtà in cui viviamo).


Proprio ieri pensavo che l'unica soluzione sia produrre meno rifiuti (perché in realtà ne produciamo sempre di più) e per produrre meno rifiuti bisogna consumare di meno, tutti e tutto. Inutile fare esempi, sono sotto gli occhi di tutti. Servirebbe un grande cambiamento culturale, oltre che maggiore attenzione da parte delle classi dirigenti (che sulla monnezza in qualche modo lucrano), ma la colpa è soprattutto nostra.


E stamattina come per magia leggo l'ultimo numero di Giap, nel quale i Wu Ming avvalorano questa tesi (ma non è una novità, come non sono una novità le mie riflessioni, non nascono mica nel vuoto, chissà quante volte le ho già sentite), con un interessante (quanto originale) attacco alla soluzione finale dei termovalorizzatori (eufemismo, la parola termovalorizzatore, che fa pensare alla neo-lingua di Orwell): l'unica soluzione finale è cambiare profondamente il nostro modello di consumo, e quindi di vita: bastano piccole cose e piccoli gesti quotidiani.


E qui, aggiungo io, perché non rendersi conto che oggi abbiamo a disposizione tecnologie che dovrebbero contribuire a produrre meno oggetti e di conseguenza meno rifiuti e che invece non vengono sfruttate come si dovrebbe? Oggi abbiamo meno bisogno di oggetti materiali, almeno per alcune cose; pensate alla potenza del digitale, con una politica industriale meno miope e con qualche passo avanti nella creazione di supporti sempre migliori e flessibili, chi avrebbe più bisogno dei supporti materiali?


Quello dei rifiuti è solo un aspetto di un fenomeno più vasto, forse il più importante nel mondo globalizzato di oggi, di consumo e sperpero delle risorse con conseguente consumo e sperpero della Terra stessa. Consumo e sperpero che dà a breve avrà effetti non solo sul clima, non solo sulla nostra salute, ma anche sugli equilibri geopolitici del pianeta. Siamo sicuri di volerlo?

venerdì 7 dicembre 2007

Morire in Italia

Stamattina, non lo facevo da molto tempo, parlo un attimo di politica perché una tragica coincidenza ha messo insieme due questioni importanti.


Ieri sera il Senato ha votato la fiducia al decreto sulla sicurezza (non entro nel merito, voglio andare a parare da un'altra parte), ed il governo un'altra volta si è salvato per un soffio. Stavolta si è registrata un'altra novità: la fondamentalista cattolica Paola Binetti, senatrice del Partito Democratico, ha votato contro il governo perché nel decreto sono state inserite norme contro la discriminazione degli omosessuali (non credo che serva commentare ulteriormente...). Fini, leader di An, ha chiesto ad un senatore del suo partito di dimettersi perché assente dalla votazione. Qualcuno chiederà mai alla Binetti di lasciare, almeno, il gruppo del Pd? Purtroppo ho paura di no.


Ieri è stata una giornata segnata soprattutto da una tragedia di cui avrete sentito parlare: un incendio nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino ha provocato la morte di due operai ed il grave ferimento di qualche altro.


Metto insieme questi due avvenimenti per fare una semplice considerazione: al primo caso di cronaca scattano gli attacchi demagogici contro gli immigrati, le richieste di nuovi fondi per la sicurezza, di sanzioni più gravi per chi commette reati che, si dice così, causano allarme sociale. Non contesto l'importanza di garantire sicurezza ai cittadini, però mi irrita alquanto sentire parlare delle città italiane (o almeno della mia) come luoghi insicuri nei quali non si può girare, dove ogni giorno si rischia di venire ammazzati, quando è evidente che le cose non stanno proprio così.


Però non si sentono gli stessi strali per chiedere misure più forti per garantire la sicurezza sul lavoro, per incrementare i controlli, per combattere il lavoro nero; non mi ricordo di decreti di urgenza su queste tematiche, quale che sia il governo; non mi ricordo grande attenzione dell'informazione su una tematica di così grande importanza se non per quanto riguarda il singolo episodio che di volta in volta si presenta: è troppo importante parlare di Cogne, di Garlasco, della povera Meredith, sono cose molto più importanti nella vita di tutti noi.


Nel 2006 i morti sul lavoro sono stati oltre 1300: un numero abnorme, 1300 persone, padri e madri, figli che hanno lasciato le proprie famiglie. Credo siano di più dei morti ammazzati dai rumeni.


Ecco, l'ho tirata fuori. Che si faccia qualcosa, almeno stavolta. Perché nessuno chiederà mai l'espulsione degli imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza o che favoriscono il lavoro nero, ma non si faccia che, in Italia, morire per mano di un criminale sia più "importante" che morire mentre si lavora, spesso in condizioni ignobili e per pochi soldi.

venerdì 2 novembre 2007

Dopatevi di musica!

Stamattina mi viene voglia di segnalarvi sta notizia che ho appena letto su Repubblica.


Da appassionato di sport, soprattutto degli sport di fatica (chi mi conosce sa della mia passione per il ciclismo), mi incuriosisce, mi stupisce, mi fa ridere la notizia che proviene dagli Usa in vista della prossima maratona di New York: lettori MP3 vietati per i partecipanti perché la musica altera le prestazioni! Magari un amatore può essersi fatto una cura di Epo prima di partire per New York e correre la sua maratona della vita in 3 ore, tanto non sarà mai controllato, ma se un vecchietto che impiegherà otto ore a completare tutti i 42 e passa km avrà delle cuffiette rischierà la squalifica... Che paese l'America...

venerdì 12 ottobre 2007

Nobel alla fantascienza

Mi rifaccio vivo, in una pausa dal pallosissimo assignment che devo inviare stasera dall'altra parte dell'oceano Atlantico, solo per segnalare che sono davvero contento del Nobel per la letteratura assegnato a Doris Lessing: per una volta viene premiata una scrittrice che si può leggere per davvero e soprattutto autrice di importanti romanzi di fantiascienza (lei stessa considera i volumi di un ciclo di fantascienza che sta per essere ripubblicato in Italia da Fancci i suoi romanzi più importanti: se non sbaglio lo dice pure Wikipedia).


Mi sembra veramente importante che finalmente si riconosca il valore della fantascienza nella letteratura; sarebbero molti gli esponenti di questo genere che avrebbero meritato o meritano un tale riconoscimento. Dick se fosse ancora vivo secondo me se lo meriterebbe, ovviamente, come se lo sarebbe meritato Vonnegut, scomparso qualche mese fa. Ballard è ancora vivo: chissà se ce la faranno a riconoscerne la fondamentale importanza nella storia non solo della fantascienza ma della letteratura e della cultura.

mercoledì 29 agosto 2007

Non ammalatevi in America!

Venerdì scorso, il giorno dell'uscita, sono andato a vedere Sicko, l'ultimo documentario di Micheal Moore, che questa volta ha deciso di aprire uno squarcio sul sistema delle assicurazioni sanitarie negli Usa. Dimenticatevi il Dr. House, E.R., Grey's Anatomy e pure Scrubs.


Come in ogni film di Moore si riesce anche a ridere dei drammi e delle assurdità, per noi, che racconta ma lascia l'incredibile impressione che qualcosa a questo mondo non va se nel paese più ricco, forte e potente la sanità debba premiare solo le fasce più alte della popolazione, quelle che possono permettersi un'assicurazione, e lasciare completamente senza copertura circa 50 milioni di persone (50 milioni: quasi l'intera popolazione italiana, mica bruscolini!).


A me ha divertito, se si può dire, scoprire che tutto questo sistema è nato ai tempi di Nixon: sembra che ogni male dell'America derivi da Nixon (lo stesso Dick lo considerava una sorta di incarnazione del male).


E' inutile raccontare le singole storie raccolte da Moore: cancri non curati o scoperi in ritardo per esami diagnostici non eseguiti perché non pagati dalle assicurazioni, interventi chirurgici non eseguiti... Il fatto è che Moore si è concentrato su quelli che l'assicurazione ce l'hanno, non ha parlato di quelli che non possono pagarsela. E allora si scopre che spesso nemmeno chi paga gode di una buona sanità negli Usa perché le compagnie di assicurazione fanno di tutto per non pagare le cure necessarie, pagano investigatori per scoprire quale insignificante malattia precedente una persona non ha dichiarato al momento di stipulare una polizza, cercano ogni cavillo per risparmiare soldi, al punto che una dirigente sanitaria che ha negato le cure ad un paziente, poi deceduto, ma ha fatto risparmiare alla sua compagnia mezzo milione di dollari fa carriera.


La parte veramente divertente del film è quella in cui Moore va in Canada, Gran Bretagna e Francia a vedere come funziona la sanità pubblica e "scopre" che lì, così come da noi, tutti (anche gli stranieri) vengono curati negli ospedali pubblici, senza alcuna distinzione e che spesso le cure sono eccellenti. E toccante è la storia di alcune persone ammalatesi gravemente mentre lavoravano a Ground Zero dopo l'11 settembre che non vengono curate negli Usa (l'America non si occupa dei suoi eroi...) e che Moore ha portato a Cuba per far ricevere loro cure di prima qualità e medicinali a costi irrisori rispetto a quello che vengono pagati negli Usa, realizzando, infine, una sorta di gemellaggio fra i pompieri cubani e quelli americani.


Chiudo con tre note:


Un'altra cosa che colpise del film di Moore è la propaganda usata negli Usa contro la sanità pubblica, parlando di primo passo verso il socialismo, verso le restrizioni della libertà, ecc.


Fra qualche mese dovrò andare negli Usa per concludere il mio benedetto master: dovrò stare attento a non ammalarmi!


Infine, perso fra i titoli di coda Moore ha ficcato un ringraziamento a Kurt Vonnegut, presumo per l'impegno civile e politico del grande scrittore scomparso, una vera voce fuori dal coro che negli ultimi anni della sua vita (ma a dire il vero basta leggere i suoi libri, in particolare La colazione dei campioni) ha criticato lucidamente la strada presa dall'America, un paese che si dimentica dei più deboli. Alla faccia di chi pensa che la fantascienza non serva!

sabato 7 luglio 2007

Live Earth

Oggi è il giorno del mega-ultra-super concertone mondiale per sensibilizzare il mondo a prendere coscienza dei mutamenti climatici.


Forse avrete sentito nei giorni scorsi la notizia che l'Eni, per risparmiare l'energia impiegata per il condizionamento, ha concesso ai suoi dipendenti di venire in ufficio senza cravatta (poi sulle cravatte si potrebbe aprire una ampia discussione: a cosa cacchio serve la cravatta? Fa lavorare meglio? Io non lo capirò mai). Naturalmente è arrivato il plauso di tutti: bella iniziativa, così si fa per ridurre gli sprechi energetici e aiutare il pianeta, ecc, ecc.


Devo dire che anche io c'ero cascato. Nel Tg3 di ieri sera mi ha colpito la storia di un produttore di cravatte (non un cravattaro, che a Roma significa un'altra cosa...) che sarcasticamente si è posto il problema: ma allora le mie cravatte contribuiscono all'inquinamento e ai mutamenti climatici più di una industria petrolifera?


Ecco, le cravatte inquinano più dell'Eni, ed in generale del petrolio?

venerdì 20 aprile 2007

E' ora di annoiare qualcuno

Mi sono deciso ad annoiare un  po' di gente questa mattina; nell'ultimo periodo ho parlato poco di politica ma il congresso DS (e quello della Margherita che si apre oggi) mi portano a scrivere due parole sul nascente Partito Democratico.


Tutta questa storia del PD mi lascia un po' perplesso, ho bisogno di sfogarmi; da quando voto ho sempre sbarrato il simbolo prima del PDS e poi dei DS, sentendomi di appartenere a quell'area politica e non essendo mai stato del PCI per evidenti ragioni anagrafiche. Ora questo cambiamento epocale (perché qualsiasi cosa se ne pensi di cambiamento epocale si tratta) mi costringe, e credo molti altri cittadini iscritti o meno (come me) ai partiti in questione, a riflettere e a dire come la penso.


Brutalmente, se non lo facessero il PD, questo PD, sarebbe meglio. Meno brutalmente: sarei anche favorevole ad un processo politico-culturale che porti qualcosa di nuovo nel panorama politico, che aggreghi forze diverse in nome di un progetto di cambiamento della società italiana, di un vero slancio verso le questioni aperte nel mondo contemporaneo, che proponga risposte oltre che individuare i problemi; ecco, se si stesse assistendo alla nascita di qualcosa del genere allora sarei favorevole, anche perché quello che viene indicato come il leader naturale del futuro PD è anche il mio leader ideale (Veltroni, ça va sans dire...). I problemi nascono dal fatto che tutto questo non si vede: si è deciso di farlo, e lo si fa, e poco importa se si riduce questo processo a Ds e Margherita, due partiti in crisi che evidentemente vedono in un nuovo partito la soluzione per risollevarsi; non c'è quello slancio ideale che in molti chiedono, non c'è realmente, almeno finora, quella partecipazione della società civile di cui tanto ci si è riempiti la bocca, non c'è un vero dibattito culturale, se non in circoli legati comunque ai partiti coinvolti.


In questo momento sono critico, non tanto per l'idea del PD in sé ma per come viene realizzato; se un partito non sfonda elettoralmente e non ha raggiunto gli obiettivi che si prefissavano anni fa, forse piuttosto che cancellare il partito bisognerebbe cambiare chi lo dirige (e penso ai Ds, che ormai elettoralmente sono bloccati al 17%); non è chiaro se il PD entrerà o meno nel PSE (e direi di no visto che i centristi dicono di no); non è chiaro come si porrà il nuovo partito sul versante della laicità (la vicenda sui Dico insegna, con parte del nuovo ipotetico partito a favore e parte contro, o che almeno parteciperà al Family Day).


Ecco, la laicità forse è il punto che al momento mi allontana di più da questo nuovo soggetto: non voglio votare per lo stesso  partito della Binetti e del suo cilicio! Su questo versante spero che i Ds, che dovrebbero essere l'anima laica del Pd, battano un colpo, almeno uno.


Per il momento resto in attesa, a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, visto che i congressi di questi giorni non credo mi faranno cambiare più di tanto idea. A questo punto toccherà guardare cosa accadrà a sinistra del Partito Democratico.


Ah, non si può avere uno Zapatero o una Ségolène Royal anche in Italia?


PS: dimenticavo, cito da Corriere.it, «Se questo è il Partito democratico - ha detto parlando dei temi toccati dal segretario della Quercia - al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io». «Ho sentito un’impostazione socialdemocratica che in alcuni punti è addirittura liberale - ha sottolineato Berlusconi - . Sono anche d’accordo con la politica sociale di cui ha parlato il segretario dei Ds». Direi che questo già dice molto sul nuovo partito.

venerdì 30 marzo 2007

Parlate, parlate pure

Un pensiero non se ne vuole andare dalla mia testa; mi inquieta la nota della Cei di due giorni fa, nella quale si afferma il dovere dell'obbedienza ai dettami della Chiesa da parte dei parlamentari cattolici.


In fondo la cosa non dovrebbe riguardarmi, visto che non sono parlamentare cattolico e manco parlamentare, quindi la mia autonomia tutto sommato non è lesa. Mi interessa però come cittadino. A me, da non credente, le parole della Cei, del Papa o di qualunque porporato scivolano addosso, ma lasciano un prurito, un prurito forte, difficile da mandare via e fastidioso. Non mi si risponda che la Chiesa ha il diritto di parlare, di esprimere le sue opinioni, ecc. ecc. Parli pure, la Chiesa, che parli, e lanci anche comandi e moniti a chi per convenienza politica ha deciso di buttare nel cestino la laicità dello Stato italiano.


Ma fate parlare anche me, fatemi dire che vorrei uno Stato nel quale le leggi possano essere fatte pensando ai bisogni dei cittadini, allo sviluppo sociale e culturale da promuovere ed in atto; fatemi dire che la Chiesa sta conducendo una battaglia persa, se pensa di arginare la secolarizzazione della società italiana, ed occidentale in genere, con gli anatemi e l'arroccamento su posizioni oltranziste. Se la Chiesa diventa talebana, e chiede che il legislatore italiano si adegui ai suoi dettami, rischia di perdere molto di più che la battaglia sulle unioni di fatto (che forse non perderà perché in parlamento ha tanti soldatini).


Ecco, questi pensieri prudevano e davano fastidio, dovevo tirarli fuori.

venerdì 16 marzo 2007

Merda al vento

Inutile parlare dei risvolti dell'inchiesta soprannominata con scarsa fantasia Vallettopoli. Fa schifo però veder volare tanta merda contro politici, personaggi dello spettacolo e dello sport; fa schifo un paese in cui è possibile una cosa del genere e nessuno che denunci chi lo ricatta; fa schifo un paese in cui un quotidiano, il cui direttore si riempie la bocca del garantismo, sputtana pubblicamente un avversario politico, per una notizia non verificata che poi, pare dagli ultimi sviluppi neanche sarebbe vera, oltre che non verificata (anche se i malevoli potrebbero pensare che chissà che pressioni avrà ricevuto il fotografo che ha smentito di aver mai fatto foto compromettenti del portavce di Prodi).


Non faccio il moralista ed è inutile discutere su quali notizie vanno pubblicate, e tantomeno sui comportamenti delle persone; non me ne frega niente se qualche soubrette si concedeva per qualche migliaio di euro (o centinaio le meno quotate), anzi penso: peccato che guadagno poco... Mi fa solo vomitare questa vicenda.


Io sono tranquillo, non ho nulla da nascondere; prossimamente pubblicherò le mie foto:



  1. mentre mangio un piatto di bucatini all'amatriciana con un transessuale;

  2. mentre mi soffio il naso;

  3. mentre dormo davanti alla tv;

  4. mentre faccio un'orgia con due donne, un trans ed un gay;

  5. mentre infilo banconote negli slip di una spogliarellista nel night di Schicchi;

  6. mentre mi infilo un dito nel naso di fronte all'Apollo e Dafne di Bernini in Galleria Borghese;

  7. mentre sbavo di fronte ad un libro o un fumetto che desideravo da tempo e passo dei soldi alla commessa;

  8. mentre sbadiglio davanti a "Quarto potere".

mercoledì 21 febbraio 2007

Giornata incredibile

Beh, che dire, è successo niente di importante oggi? A parte il pareggio della Roma in Champions, ovviamente...


Sono incazzato nel vedere una crisi di governo assolutamente incredibile: gli scenari futuri sono difficilmente delineabili, si prospetta un Prodi-bis (anzi tris, per essere precisi) ma cambierebbe poco, la situazione resterebbe sempre molto traballante, salvo cambiamenti inaspettati (soccorso dell'Udc, di Follini?), che sarebbero comunque portatori di conseguenze in qualche modo negative. Staremo a vedere, intanto sono incazzato e basito.


 

venerdì 9 febbraio 2007

Un paese un po' più moderno?

Due righe sul disegno di legge sui Pacs, che poi non sono Pacs ma Dico (Diritti dei conviventi): ad una prima occhiata non mi sembra un compromesso così tanto al ribasso come ho sentito dire; in fondo riconosce ciò che chiedeva la parte del paese più laica e desiderosa di omogeneizzare la legislazione alla modernità già raggiunta ampiamente dalla società, sempre più avanti della politica. Diritti si chiedevano e diritti saranno riconosciuti se l'iter della legge farà il suo corso, e se quei pochi che si dicono laici nel centrodestra non si faranno risucchiare dal vortice delle polemiche ideologiche (e teologiche aggiungerei): purtroppo c'è qualche mastella o binetti pronto a spuntar fuori e a fare la parte del crociato più papista del Papa.


Senza entrare nel merito (gli anni necessari per le eredità o per godere di altri benefici: in fondo ci si può stare, credo), spero di poter vedere finalmente un Parlamento che si comporta come massimo organo dello Stato Italiano, uno stato che, anche se in molti lo dimenticano, dovrebbe essere laico. Credo che un parlamento ed un governo dovrebbero osservare i mutamenti sociali e culturali e provare a trovare una sintesi che adegui lo Stato a questi mutamenti, questo sarebbe già un risultato: aspettiamo, purtroppo aspettiamo.


Ora il problema è: c'è una bella blogger che vuole fare un Pacs (o Dico: chissà come saranno chiamati davvero) con me? Varranno anche le convivenze virtuali? Ci apriamo un bel blog insieme e lo registriamo nei registri anagrafici. Possibile che nessuno ci abbia ancora pensato?

domenica 4 febbraio 2007

Un blog senza casa

Leggo qui una notizia che credo valda davvero la pena segnalare. Proprio Splinder ospita tra i tanti un blog al quale secondo vale davvero dare un'occhiata, Non superare la linea gialla. Si tratta di una pagina gestita da alcuni clochard, principalmente della stazione di Milano, che, anche grazie all'aiuto di alcuni volontari, hanno trovato uno spazio nel quale esprimersi, nel quale raccontare le loro storie e i propri pensieri: insomma, una casa, seppur virtuale, anche per chi una casa non ce l'ha.


Mi piace segnalare storie del genere, perché credo che dimostrano le potenzialità della rete e la sua democraticità: chiunque, davvero chiunque, può trovare voce e quindi esistere anche per chi quotidianamente, e mi ci metto anche io, magari gira al largo di fronte a un clochard, un po' per pregiudizio un po' per una qualche atavica paura dell'emarginato; nella blogosfera tutti hanno la possibilità di far parte di una comunità, e di essere, almeno virtualmente, come gli altri, anche se poi la realtà tremendamente diversa.