Moebius

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domenica 18 novembre 2012

@Zerocalcare secondo me

Una delle scoperte più piacevoli dell’ultimo anno (in generale, non certo mia visto il successo) è Zerocalcare, fumettista romano che dal giro dei centri sociali e delle piccole riviste di settore è progressivamente emerso pubblicando i suoi lavori anche su XL di Repubblica (ora non più) e da un po’ di tempo su Internazionale.
Il successo vero, credo, è arrivato col suo blog, in cui settimanalmente ha proposto una serie di storielle con lui protagonista alle prese con sua madre, i suoi amici, lo studente al quale fa ripetizioni, Trenitaja, il mondo del lavoro. Il passaparola su Facebook e sugli altri social network ha sicuramente avuto un impatto enorme sulla sua notorietà (insieme al sostegno ricevuto da un nome ormai affermato come quello di Makkox), ed è proprio a forza di link sparsi in giro - oltre che un paio di numeri di Canemucco, la vecchia rivista di Makkox, che acquistai a Romics - che un annetto fa io stesso ho iniziato a conoscere il suo sito.

E a ridere come un idiota davanti al pc ogni qualvolta usciva un nuovo episodio.

Siamo già al secondo libro, Un polpo alla gola, che sta riscuotendo un enorme successo dopo un altro best-seller come La profezia dell’armadillo (inizialmente autoprodotto e messo in vendita online e nel circuito delle iniziative legate a piccole librerie, fiere, centri sociali, ecc.) entrambi ora disponibili nelle edizioni di Bao Publishing.
Quello che amo di Calcare (del suo lavoro, ovviamente) è una vena comica che si basa su due aspetti fondamentali: la vita quotidiana di un trentenne medio (precario, con una madre apprensiva, con una serie di amici chi più chi meno altrettanto sfigati, preda di paranoie e seghe mentali) e la rielaborazione dell’immaginario pop di chiunque sia cresciuto dagli anni ’80 in poi. Così i personaggi di cartoon, film, videogiochi diventano di volta in volta personificazioni di stereotipi, idee, luoghi comuni, dubbi e incertezze che frullano nella testa di ognuno di noi. Una sorta di pantheon comune a una intera generazione.

Il risultato, per me, oltre ad essere spesso esilarante, è quello di ritrovarmi e riconoscermi in molte delle cose che racconta ZC. La sua forza sta proprio nei contenuti, nello stile del racconto e nei riferimenti; riuscire a muoversi in questo universo di citazioni (un po’ come fa Leo Ortolani con Rat-Man) o meno è sicuramente un requisito fondamentale per amare i suoi fumetti e non perdere buona parte del divertimento (io per esempio rido di più quando cita Star Wars, per mia deviazione personale). Rispetto a Rat-Man però i fumetti di ZC sono meno referenziali e consentono comunque una chiave di lettura non esclusivamente legata al gioco delle citazioni.

Gli episodi pubblicati di volta in volta sul blog sono spesso legati all’attualità (intesa anche come attualità della vita dell’autore/protagonista) e prendono spunto da cose con le quali tutti ci siamo probabilmente imbattuti quotidianamente; la brevità di queste storielle fa si che il “climax” arrivi in breve e l’effetto comico scatti subito, giocando molto con l’ironia ( e l’auto-ironia, visto che l’autore ci invita a ridere non solo di lui ma anche di noi stessi, delle nostre fissazioni e dei nostri problemi, veri o presunti che siano).
I due libri hanno un tono diverso, pur rispettando sempre gli elementi principali del suo stile; si tratta di storie che affrontano però un tema preciso, quello della crescita e dei momenti di passaggio dall’infanzia all’adolescenza  e poi all’età adulta, sempre con ZC e i suoi amici protagonisti. I momenti in cui ridere non mancano ma c’è una sorta di malinconia di fondo e i tempi sono sicuramente diversi. More about Un polpo alla gola
Dei due, anche se il vero successo di ZC è stato decretato soprattutto da La profezia dell’armadillo, penso che il più riuscito sia Un polpo alla gola, che ho trovato più “maturo” dal punto di vista dello stile e della consapevolezza dell’autore nel suo lavoro. Il primo libro sembra - dico sembra perché non so se sia effettivamente così - un collage di episodi originariamente scritti con altro scopo ai quali è stato poi trovato un filo conduttore attraverso il quale rielaborarli e rimetterli insieme. Il secondo invece dà maggiormente l’idea di una storia pensata, scritta e disegnata per essere tale, per questo dico che sembra più riuscito. L'Armadillo è emotivamente più intenso (non vi dico perché) mentre il Polpo è (quasi) più leggero, più arioso. Penso che preferire l’uno o l’altro dipenda molto da fattori personali.

sabato 7 aprile 2012

Asterios Polyp: alla ricerca della propria metà perduta

Dal magma formato da cultura e società a volte emergono degli oggetti narrativi carichi di forza e significati in grado di trascendere ogni distinzione e classificazione fra cultura alta e bassa, fra un media e l'altro.

Uno di questi è, secondo me, Asterios Polyp, graphic novel dell'americano David Mazzucchelli, già diventato di culto per la sua raffinatezza e per la complessità del castello che l'autore ha disegnato (nel caso di Asterios è proprio il caso di dirlo) e servito al lettore.
Si tratta di un lavoro per il quale si può tranquillamente affermare che la letteratura (la grande letteratura) può manifestarsi anche in forme non proprie canoniche e secondo schemi innovativi.

  Cos'è Asterios Polyp: trama e struttura narrativa

 

Asterios Polyp è un architetto famoso soprattutto per il suo lavoro di teorico e studioso, affermato docente universitario che non ha però mai realizzato uno solo dei suoi disegni: meravigliosi ma irrealizzati castelli in aria.

Asterios ha 50 anni, ha avuto una vita di successo, è sempre stato un uomo brillante, in grado di sostenere qualsiasi conversazione, con un'opinione su tutto, o bianco o nero (sapendo sempre quando è bianco). All'inizio della storia, però, vediamo un uomo distrutto, solo e depresso, costretto a fuggire in fretta e furia dal suo appartamento a causa di un incendio, portando con sé soltanto tre oggetti che, scoprirà il lettore, rivestono per lui un particolare signficato: un accendino, un orologio e un coltellino svizzero multiuso.

E dopo una corsa a perdifiato per le scale, la casa distrutta alle sue spalle, decide ci intraprendere un viaggio verso il posto più lontano dove lo possono portare i pochi soldi che ha in tasca. Inizierà quindi un viaggio rituale che sarà allo stesso tempo un viaggio fisico verso un remoto paesino della provincia americana, un viaggio negli inferi alla ricerca della sua Euridice e infine un viaggio nella sua storia e nella sua coscienza. Incontrerà una serie di personaggi che lo guideranno ciascuno a modo suo alla riscoperta di se stesso.

Nella struttura narrativa, Asterios Polyp è pienamente post-moderno: una avanti e indietro nel tempo per rimettere insieme tutti i frammenti di cui si compone la storia fino al finale, tenero e romantico ma allo stesso tempo assurdo e grottesco. Mazzucchelli usa magnificamente le potenzialità del disegno e del colore, in tavole nelle quali sono le parole a fondersi alle immagini, che da sole già spiegano tutto.

Ah, dimenticavo. La voce narrante della storia è suo fratello gemello Ignazio, morto alla nascita ma sempre presente nella vita del nostro Asterios.



Oltre la narrazione: oggetti significanti non identificati 

 

L'impressione lasciatami da questo graphic novel va oltre le sue evidenti qualità artistiche. Ha acceso un po' di lampadine nella mia testa, che in parte hanno illuminato zone d'ombra dietro le quali può celarsi del significato, magari valido solo per me e nell'esatto momento in cui lo ho letto. Ho preso qualche appunto: le frasi sconnesse che seguono ne sono il risultato.

Asterios Polyp racconta una storia eterna, sulla dualità della natura umana. La percezione della realtà, si afferma con forza nel libro, viene mediata dal sé ed è quindi idealmente differente per ciascuno di noi. Partendo dal simposio di Platone, se l'Uomo è solo una parte di un essere diverso e più complesso non può fare a meno di bramare di ricongiungersi con l'altra metà.

Queste due metà, allora, possono essere intese come degli opposti che si attraggono per completarsi. Da questa doppia natura dell'uomo deriva una doppia realtà, che può farci vedere le cose in modo diverso. Ciascuna metà è diversa ma allo stesso tempo uguale all'altra: non bianco O nero ma bianco E nero. Non è detto che tutto debba essere definito come il conflitto fra due estremi, c'è invece un continuum fatto di sfumature.

Anche se non la vediamo, non è detto che la cosa che stiamo in realtà cercando non esista. Sono le sovrastrutture culturali che abbiamo interiorizzato che contribuiscono a dare forma al nostro modo di vedere il mondo. La cultura ci porta a semplificare le modalità di rappresentazione (e narrazione) del mondo: Astratto (ideale) e Funzionale vs Reale e Finzionale.

Scegliere un modello di rappresentazione rispetto a un altro può contribuire a determinare cosa vediamo del mondo e della realtà e cosa scegliamo di fare nostro. Ma compiendo questa scelta tagliamo fuori alcuni piani di realtà, rischiando di perdere con essi emozioni, esperienze, esistenze...

Quando ci accorgiamo di questa separazione cerchiamo di colmare un vuoto imponendoci ulteriori sovrastrutture, alle quali seguiranno altre sovrastrutture, in un rimando infinito, finché non ci accorgiamo che ci manca effettivamente qualcosa per essere davvero noi stessi (che ci sia stato portato via o che sia andato perso perché non siamo stati in grado di mantenerlo e conservarlo).
Quando le sovrastrutture crollano aumenta la consapevolezza e inizia il viaggio alla ricerca della metà (delle metà) perduta (perdute). È un viaggio a ritroso e allo stesso tempo in avanti per spogliarsi delle proiezioni del sé che hanno definito la visione del mondo in cui ci inscriviamo...

la realtà che abbiamo scelto
le scelte che abbiamo realizzato

Poter risalire all'origine di tutto ciò e modificare il mondo, trovare la pace, trovare le nostre metà perdute. È un processo infinito e spiraliforme di costruzione del sé, come figure all'interno di altre figure, che contengono altre figure...

Spirale logaritmica

domenica 11 dicembre 2005

Soldi spesi

Buongiorno e buona domenica! Come state? E' successo qualcosa di interessante?
A me niente di nuovo. Intanto vi segnalo questa mia recensione pubblicata sul Corriere della Fantascienza (l'indirizzo è quello giusto...).

Poi, ieri appena uscito dal lavoro sono andato direttamente a Romics, come ogni anno, a vedere che aria tira, a vedere un po' di gente mascherata (cosplayer dicono gli esperti), ho fatto una foto con Darth Vader (quando Wiseman me la invia ve la faccio vedere), ho girato fra gli stand a vedere un po' di fumetti (molti giri veloci, visto che quest'anno la fiera del fumetto è diventata ancora più piccola). Mi sarebbe piaciuto trovare qualcosa di Sin City o di Sandman ma non ho visto niente: un albo di Sandman imbustato che costava pure parecchio. Ho comunque comprato qualcosina: un paio di albi di Rat-man (mi innamoro delle copertine), uno di Ken Parker, e Ghost in the shell, consigliatomi caldamente (visto che non sono affatto esperto di manga) e che leggerò presto (e se mi piace comprerò pure il 2, allora). Ah, e poi il dvd di Kill Bill vol. 2 a prezzo onesto. Forse gli ho lasciato troppi soldi, chissà...


Tutto Rat-Man 5Tutto Rat-Man 14


 


Copertina del volume


 


 


 


 


 


 


In attesa di aggiornamenti più proficui, ancora buona domenica a tutti.

mercoledì 7 dicembre 2005

Consigli per gli acquisti

Da quando ha aperto la Feltrinelli vicino casa mia è diventato un incubo, sto sempre lì dentro, più di quanto non facessi magari facendo un salto andando al lavoro.

E in pochi giorni ho già provveduto a fare diversi acquisti, Asce di guerra, di cui vi ho detto giorni fa, e saggi per un mio personale percorso autodidattico. Ieri poi ho comprato altri due romanzi, che mi sento di consigliare nel caso non sappiate che libri regalare a Natale, o vogliate regalare qualcosa di diverso dai soliti libri.

Intanto Memorie di un nano gnostico, di David Madsen (Meridiano Zero), consigliato caldamente a tutto il Web da Sidgi; consiglio, che ho seguito volentieri perché mi è venuta voglia di leggere le avventura del nano Peppe.
Un altro, che non era previsto, l'ho preso perché mi ha ispirato di primo acchitto, e l'ho visto un po' per caso; mi ha attratto perché libro di fantascienza di un giovane scrittore italiano, e mi sono sentito di dargli fiducia. Si tratta di Confessioni di uno scrittore impazzito e del suo dottore, di Claudio Bimbi, pubblicato da Edizioni Clandestine (visto che domani a Roma inizia la fiera della media e piccola editoria, oltre a Romics, sponsorizzo due libri pubblicati da editori indipendenti).

Ok finiti i consigli per gli acquisti: quando li leggerò vi dirò maggiormente in dettaglio. Nonostante abbia una pila alta così (immaginate "così") di libri da leggere questi, visto che mi incuriosiscono particolarmente li leggerò presto.


Ah, altri due consigli per gli acquisti, trattasi di fumetti, che ancora non ho acquistato: il volume uscito per il decennale di Sandman, Il cacciatore di sogni, e la nuova edizione di V for Vendetta, di Alan Moore e David Lloyd.

mercoledì 9 novembre 2005

Frank Miller's Sin City

Quando mesi fa vidi Sin City al cinema, vi dissi di come fossi rimasto affascinato dalle atmosfere di quel film, nonché dallo stesso fumetto che avevo appena scoperto. Dipenderà dai gusti, certo, ma la forza di quel film e dei fumetti di Frank Miller, che sto leggendo con piacere, risiede intanto in scelte stilistiche specifiche che rendono l'immaginario di Sin City ben delineato e riconoscibile. Il film di Robert Rodriguez costituisce la messa in scena dei sogni e delle immaginazioni di Frank Miller, le cui tavole vengono riprodotte sullo schermo scena per scena, e risulta secondo me la giusta sintesi fra due medium diversi ma allo stesso tempo profondamente simili, come il cinema ed il fumetto, per la loro capacità di creare l'immersione del lettore (in senso semiotico) nelle vicende, e di guidarlo su percorsi di interpretazione che richiamano la conoscenza del genere e degli elementi tipici di immaginario che costituiscono la base di ogni opera ben riuscita, attraverso il meccanismo della sospensione dell'incredulità.

Al di là del film, che ho adorato, è bene parlare del Sin City originale, quello scritto, disegnato ed inchiostrato da Frank Miller. La forza delle storie, che non hanno un centro, che non hanno un protagonista, risiede nel suo tuffare il lettore in due grandi aspetti dell'immaginario (e scusate se insisto tanto su questo punto, ma nel mio blog è la chiave di lettura obbligata): il genere noir, come meta-genere che ne riassume tanti e che funziona spesso da sotto-genere (per esempio come non riconoscere i toni noir in un film come "Blade Runner"?), e la metropoli, e tutte le sue seduzioni ed alienazioni, nel rapporto fra individuo e massa, fra merce e arte, fra consumo e spettacolo e delle merci.
Miller con Sin City compie una operazione di questo genere: lavora e plasma la materia dell'immaginario per ottenere un effetto narrativo accattivante, seducente, per tenere incollato il lettore alle sue tavole, ma opera anche nella direzione di descrivere un mondo aberrante, dove non ci sono buoni, dove ci sono solo interessi, dove la legge e l'etica prendono direzioni diverse dalle consuete. La Citta del Peccato (ma in realtà il nome della città è Basin City) è un concentrato di illegalità, di corruzione, di spersonalizzazione dell'individuo, del tutto assorbito all'interno degli ingranaggi che regolano la vita di Sin City, dei suoi valori e dei suoi codici di comportamento.

E non è un caso che non ci sia un protagonista della serie (sviluppata in 7 albi) ma che al centro di tutto ci sia la città stessa, con i suoi quartieri, in cui si esercita di volta in volta un potere diverso: da una parte i poliziotti, (non i buoni) che lavorano spesso per i potenti della città, dall'altra la malavita e, ancora, nella splendida Città Vecchia (splendida per le sue splendide abitanti), dove governano le ragazze, le prostitute ammalianti e seducenti, in grado di portarti in paradiso se rispetti le loro regole, e hai soldi per pagare, ma che potrebbero strapparti la pelle (ho scritto pelle, eh...) se non righi dritto.





Per spiegare la forza di questo fumetto ricorro alle parole di chi certi concetti li ha già espressi bene, nell'introduzione ad Affari di famiglia, e che ha rafforzato in me l'amore per le spede laser: "Riflettere sulla tradizione del noir e sulle sue forme ci permette di entrare nel cuore dei meccanismi narrativi di Sin City, affascinanti ma tutt'altro che semplici, specchio deformante ma non menzognero dei rapporti sociali e della stessa sostanza del potere. Miller disgrega definitivamente quella tradizione e ne utilizza le rovine semiotiche come materiale di costruzione per le sue avventure disperate e mortali, in cui crimine e peccato che impattano sul corpo individuale sono metafore della malattia più profonda che investe il corpo sociale".
Miller recupera tutta la tradizione del genere noir, a fumetti ma non solo, e rielabora immagini e personaggi tipici (il detective, il giustiziere solitario, la femme fatale...) fino a creare qualcosa di assolutamente nuovo, che coniuga un immaginario tipico sviluppato negli anni 40-50 con la sensibilità moderna e l'immaginario degli ultimi dieci anni, in cui sangue, sesso e violenza diventano, appunto, metafore di qualcos'altro, arrivando anche al pulp, se questa parola vuol dire qualcosa.

Le storie di Dwight, di Gail, della ninja-prostituta Miho, di Becky, che deve sempre telefonare alla mamma (Affari di famiglia, Un'abbuffata di morte), o di Wallace ed Esther (All'inferno e ritorno: favoloso), o ancora di Marv e Goldie (... senza titolo, solo Sin City, è il primo volume), mi hanno preso nella rete, anche per lo stile assolutamente peculiare ed originale di Miller, che con il b/n, con i chiaroscuri, lavora creando delle tavole belle da morire, che generano un effetto di iperrealtà, fino a diventare surreali (e perfino psichedeliche, come nella chicca che rappresentano alcune tavole interamente a colori di "All'inferno e ritorno"). La forza delle tavole di Miller sta anche in un montaggio che è tipicamente cinematografico, rendendo del tutto naturale il sincretismo fra i due medium (così ben realizzato nel film), sviluppandosi con inquadrature che trovano angolazioni in cui l'influsso della tradizione delle immagini in movimento è a dir poco evidente.

So di aver scritto molto, e chissà quanti hanno preferito non leggere così tante parole, ma dovevo dedicarmi ampiamente a questo post, era un debito che sentivo verso il piacere provato a sfogliare questi fumetti, su cui è bello ritornare, ogni tanto.



|Fumetti USA (Dark Horse) - Sin City (v.7): All'inferno e ritorno|       |Fumetti USA (Dark Horse) - Sin City (v.3): Un'abbuffata di morte (rist)|


|Fumetti USA (Dark Horse) - Sin City (v.5): Affari di famiglia|


martedì 8 novembre 2005

Un po' di tempo nella Città Vecchia...

Stasera un po' di tempo passato con questa gente qua...



Come si fa a non dare di matto per questa donna qui?



Per non parlare della versione di celluloide...



venerdì 16 settembre 2005

come spendere 9,80 euri

Se avete 9,80 euri che vi avanzano e vi recate alla vostra edicola invece di comprare l'ultimo numero di Novella 2000 per sapere tutto sul nuovo fidanzato di Michelle Hunziker, oppure di Playboy (lo so che avete l'intera collezione), vi do due consigli che forse vale la pena di prendere in considerazione.


E' uscito con la collana Urania Collezione (numero 32, al modico prezzo di 4,90 euri), che ripropone tutti i grandi classici della fantascienza, La matrice spezzata di Bruce Sterling, padre del cyberpunk (insieme a Gibson), che qui viene proposto in quello che per molti è il suo capolavoro (per saperne di più questa notizia è un buon inizio). Dal sito Urania&Co. copio e incollo: "La civiltà del sistema solare, ormai colonizzato, è conosciuta come Schismatrix: una "matrice" che rappresenta il prodotto di un vertiginoso progresso scientifico e culturale, ma anche uno "scisma". L'umanità, infatti, è divisa in due fazioni rivali: i Mechanist e i Plasmatori. Nel quadro di questa civiltà post-umana in lotta, cominciano le avventure di Abelard Lindsay, diplomatico e rivoluzionario della Repubblica Corporativa Circumlunare del Mare della Serenità. Di volta in volta ribelle, esule, impresario teatrale e pirata spaziale. Lindsay è l'eroe di ogni nuova fase di espansione, deciso a costruire un futuro inimmaginabile pre l'umanità."



 

Per altri modici 4,90 euri e se la vostra edicola è ben fornita (io sono stato fortunato e devi ringraziare la mia amica Fra, a cui sarò sempre grato per avermi risparmiato un sacco di giri: grazie Fra, ho ancora le lacrime agli occhi!), oppure, se non è fornita, ci sono sempre i negozi di fumetti, vi consiglio questa ristampaccia, però non sempre si possono comprare gli albi extra-lusso che costano 20 euri o giù di lì. Quindi vi raccomando questo "Grandi storie" n.2 che ristampa l'albo Sin City: Un abbuffata di morte, di Frank Miller. Ah, volendo potete ordinarla anche via web qui.

 

|Fumetti USA (Dark Horse) - Grandi Storie #2: Sin City: Un'abbuffata di morte|

 

Ok, i consigli editoriali sono finiti, spero che qualcuno metta la testa a posto e mi dia retta! Così passate il tempo in attesa del mio prossimo post!

lunedì 29 agosto 2005

Sono tornato (2), e un altro bel fumetto

Rieccomi di nuovo, l’altro giorno avevo solo annunciato il mio ritorno, ma ora, aspettatevi i fuochi d’artificio! Sono più in forma di prima, pronto a lasciarvi ad occhi aperti con le meraviglie che scriverò su Immaginaria…

 

Mmmhhh… qualcuno ha qualche idea?

 

Allora, come avete passato le vacanze? Di sicuro meglio di me, che non ho fatto un cacchio come preannunciato. E sapete ormai come non fare un cacchio faccia parte del mio DNA, che se avessi qualche cosa di meglio da fare non starei qui a scrivere due cazzate in attesa che Calliope mi faccia uno squillo sul cellulare per suggerirmi uno spunto per un bel post. E visto che ci siamo, per un bel libro, visto che scomodo la musa delle lettere.

 

A proposito della musa Calliope, l’ho conosciuta poco tempo fa perché è la protagonista di un episodio dell’albo di Sandman uscito un paio di settimane fa con i fumetti di Repubblica. Io sono un lettore saltuario di fumetti ma a volte mi appassiono ad alcune cose. E quindi, visto che non so bene che altro scrivere, dedico al fumetto cult di Neil Gaiman qualche riga.

 


 

Morfeo, Oneiros, Kai’ckul, il Plasmatore, Sogno, o più semplicemente Sandman, l’uomo della sabbia che nella tradizione anglosassone governa il mondo dei sogni, e che Neil Gaiman (vi ho già parlato del romanzo Nessun dove) all’inizio degli anni ’90 ha trasformato in uno dei fumetti di maggior successo. Gaiman (assistito da grandissimi disegnatori) ha plasmato il suo personaggio attingendo a varie tradizioni, proprie di ogni cultura, dove c’è sempre un Signore dei sogni, che governa l’onirico e rende reale anche l’irreale. E che allora ispira l’opera di un capo-comico inglese, un tale Will Shakespeare; oppure che intrattiene una relazione con Calliope, e poi la libera dalla prigionia in cui era costretta; o, ancora che diventa il padrone dell’Inferno, perché Lucifero si è rotto le palle di dannati e demoni, e allora deve trattare con gli dei di Asgard (Odino, Thor e compagnia), con il Pantheon giapponese, con le divinità egizie, con gli dei del caos e quelli dell’ordine, e naturalmente anche con il principale che sta lassù…

 


 

Dice Sandman “le cose non devono essere avvenute realmente per essere vere. Le storie e i sogni sono verità rivestite d’ombra che sopravvivranno quando i nudi fatti saranno polvere, cenere, oblio”.

 

Dopo questa citazione mi pare inutile spiegarvi perché mi sono appassionato a questo fumetto, scritto da quello che è davvero un maestro della fantasia, che metto nella lista delle cose da cercare in fumetteria oppure a Romics, se ci sarà come sempre a ottobre.

 

 Sogno è uno dei sette eterni (Destino, Morte, Desiderio, Delirio e ora non ricordo gli altri), e nel suo mondo del sogno ogni cosa è possibile, e il confine fra ciò che è, ciò che potrebbe essere e ciò che forse non è mai stato è labile, molto labile. Nel suo castello i suoi servitori sono Caino (che da qualche parte deve pure essere andato), il corvo Matthew e Lucien (che non ho ben inquadrato ma a qualche figura magica e/o mitologica risponderà sicuramente, oppure no, non è importante).

 Sandman non è né buono né cattivo; a volte è misericordioso, altre volte è crudele, ma ogni cosa viene fatta perché così deve essere e così è scritto (sul libro di suo fratello maggiore, Destino). La sua famiglia è ben strana, e va detto che non vanno affatto d’accordo (tranne Sandman e Death, la morte in versione dark, quella che quando tutto sarà finito spegnerà la luce dell’universo, e che è insieme al fratello nell'immagine sotto) ma loro vanno oltre lo spazio ed il tempo e non dipendono da nessun dio.

 


 

Questo è un fumetto molto letterario, dai toni che vanno dall’horror al fantastico, scritto in maniera a dir poco splendida ed è anche un piacere per gli occhi, con tavole splendide disegnate da veri e propri artisti. Sandman è stato un fumetto di grandissimo successo commerciale (fino a che Gaiman ha ritenuto di portare avanti la serie, prima di dedicarsi ad altro) ma nulla toglie che sia un vero fumetto d’autore, in cui elementi mitologici e leggendari si fondono alle miserie umane (e dei gatti…).

 

Ok, alla fine qualcosa da scrivere è uscita fuori. Alla prossima.

mercoledì 27 luglio 2005

L'arte di Enki Bilal

Negli ultimi giorni, come anticipato l’altro giorno, ho letto il volume uscito questa settimana con i fumetti di Repubblica (Futuri imperfetti) dedicato ad Enki Bilal, autore nato a Belgrado nel 1951 ed emigrato a Parigi a 10 anni, e considerato oggi uno degli autori più importanti, un vero e proprio artista che con le sue tavole ha rivoluzionato l’immaginario fantascientifico ma non solo, e che si è dedicato anche al cinema, sia come autore, sia in numerose collaborazioni.

 

Raramente mi è capitato di leggere qualcosa di così bello, e non solo a fumetti. Di questo volume in particolare fanno parte le tre storie che compongono la trilogia Nikopol (La fiera degli immortali, La donna trappola, Freddo equatore), scritte negli anni ’80, e la più recente Il sonno del mostro (1998).

Dalla trilogia Nikopol lo stesso Bilal ha tratto il recente film Immortal (ad vitam), basato sui primi due episodi, ma dove scene, situazioni e personaggi sono adattati in modo da mantenere l’idea d’insieme della storia, pur con rilevanti differenze rispetto ai suoi stessi fumetti.

 


 

Ma è un adattamento perfettamente comprensibile e funzionale, esaltando alcuni aspetti, limando altre cose, evidenziando certi caratteri dei personaggi. Film interessante anche dal punto di vista formale, essendo praticamente quasi per intero in digitale, con attori virtuali al fianco dei protagonisti. Anche semplificato nella storia e con alcune modifiche sostanziali (come l’ambientazione a New York nel 2095 e il fatto che Horus scenda sulla Terra con lo scopo di procreare un erede), ne mantiene comunque lo spirito originale.

 

La trilogia è basata sulla apparizione sulla Parigi del 2023 di una astronave a forma di piramide. Questa contiene tutto il pantheon delle divinità egizie, Anubis, dalla testa di sciacallo, Bastet, dalla testa di gatto, ecc, intente a giocare a Monopoli, forse metafora di come funzionano quaggiù le cose. Horus, dalla testa di falco, è sceso sulla Terra, per una sete di ribellione e di conoscenza, deciso ad abitare un corpo umano che lo possa aiutare a scoprire nuove cose e a sentire tutto ciò di cui la sua immortalità lo priva. Quel corpo è quello di Nikopol, dissidente politico del regime fascista in carica mandato in ibernazione nello spazio e precipitato poi di nuovo sulla Terra. Nel secondo episodio appare Jill, la bellissima ragazza dai capelli azzurri e dalla pelle bianchissima, dalle labbra e dai capezzoli azzurri, e dalle lacrime, naturalmente, azzurre.

 


 


 


 

Jill è un personaggio misterioso e affascinante, che spedisce i suoi articoli indietro nel tempo, descrivendo un mondo popolato da alieni, in cui ad una dittatura nera ne segue una rossa.

I protagonisti di queste storie sono sempre distaccati dalla realtà, alienati in qualche modo da una società totalitaria che limita l’individuo, e dietro le loro vicende trapela soprattutto disperazione, insensatezza, rassegnazione a non capire niente di noi stessi, della realtà in cui viviamo, della nostra stessa esistenza. L’unico che cerca di capire qualcosa, e forse alla fine ci riesce davvero è Horus, imprigionato dalla dittatura dell’immortalità.

 


 

Da un punto di vista stilistico fra i tre episodi si nota una progressiva crescita artistica dell’autore, sia nel disegno e nella colorazione delle tavole, sia da un punto di vista letterario. Sia dal punto di vista grafico che da quello dei contenuti, trapela l’idea, fra una storia e l’altra, di incompiutezza, di mancanza di senso della realtà, di una ricercata imprecisione, che da luogo a tavole bellissime e ricche di particolari anche soltanto da un punto di vista estetico.

 

Nella quarta storia dell’albo, Il sonno del mostro, questo sviluppo stilistico diventa ancora più evidente, con tavole sempre più ricercate e raffinate, che giocano molto con i colori, che si fondono e si sfumano, con toni pastello di blu, di grigi, di bianchi e di rossi soprattutto, e con figure prive di linee di contorno, con un effetto sfumato. Questa quarta storia, che non c’entra niente con la trilogia Nikopol, è secondo me, la più bella del volume, sia perché è evidentemente più matura sia perché i contenuti diventano davvero importanti.

Nike, Layla e Amir sono i protagonisti della storia (soprattutto il primo), e agiscono in un mondo dove una organizzazione mafioso-terroristica, che ha come base ideologica tutte e tre le grandi religioni monoteiste (in un mondo quasi ateo), è la più grande minaccia per la libertà delle nazioni e dei popoli.


Nike, Layla e Amir sono loro malgrado coinvolti in giochi di potere più grandi di loro, incomprensibili e che è meglio rinunciare a comprendere, se non per il fatto che i loro destini sono intrecciati, e lo sono sempre stati fin dalla loro nascita, 33 anni prima, nel 1993, in un ospedale di Sarajevo, durante i bombardamenti serbi. E questo riferimento alla storia dei drammi dei Balcani dove è nato Bilal, rende la storia stranamente poetica, sospesa fra passato e futuro, dove l’unica costante è l’insensata distruzione che gli uomini stessi operano tra loro. E con leggerezza Bilal unisce il 1993 con il 2026, creando una sorta di parallelismo sia con le parole sia, e soprattutto, direi, con le immagini.

 


 

Visto che è ancora in edicola spero di avervi invogliato ad andare a spendere questi 6, 90 euro…

 

Questo è un bel sito per saperne di più di Bilal, e soprattutto per vedere altre tavole!

 

martedì 26 luglio 2005

Ritorno

Rieccomi qua. Per l’ennesima volta. Voglia di ritornare a scrivere qualche cazzata, come sempre. Ma non aspettatevi troppo però, eh? Non aspettatevi post entusiasmanti, e non aspettatevi che sarò sui vostri blog giorno e notte. Ritorno di basso profilo.

 

Non è successo niente di clamoroso in queste due e più settimane di assenza dalla blogosfera. Niente che valga la pena di raccontare, e forse è un dramma, questa assenza di fatti da raccontare. Mi sono immerso in quello che in questo blog chiamo sempre il mio mondo immaginario. Ho visto qualche film, ho letto qualche libro e qualche fumetto. Mi sono distratto il più possibile, cioè poco, perché la testa va sempre dove vuole lei, e non la smetto di pensare. Almeno penso, c’è chi non lo fa mai. Però quando penso spesso mi lascio andare a pensieri negativi, mi abbatto. A volte però ho voglia di respirare, di riemergere dal pelo dell’acqua e di tirare una bella boccata d’aria. E poi rituffarmi, ma con un altro spirito. Vedremo.

 

Intanto vi aggiorno sulle mie letture… I libri potete vederli nella colonna a sinistra… In particolare Evangelisti, con Il corpo e il sangue di Eymerich: sempre avvincenti le avventure dell’inquisitore Eymerich (vera chicca la citazione finale di uno dei racconti più noti e più belli di Edgar Allan Poe), a cavallo fra il 14° secolo e il 20°, fra inquisizione e Ku Klux Klan, ricerca genetica, guerre e politica (interessante il fatto che verso la fine del libro appaiano personaggi come Colin Powell e Paul Wolfowitz, che quando è stato scritto il libro non avevano ancora la notorietà mondiale che hanno conquistato negli ultimi anni). Poi da non dimenticare un super-classico della fantascienza hard, come Heinlein, che con il suo Cittadino della galassia (libro del 1957) ha realizzato uno dei migliori romanzi per ragazzi di sempre ma che si lascia leggere anche da un adulto: le avventure di un giovane orfano che diventa prima schiavo e poi molto altro… avventure che piacerebbero, anzi sono sicuro che piacciono, anche ad uno come Lucas, ci uscirebbe fuori un bel film sullo stile di Guerre stellari, basterebbe l’aggiunta di qualche scena di azione in più…

 

Poi mi sono dedicato alla lettura di un po’ di fumetti, per riempire ancora di più il mio mondo immaginario… di immaginario, appunto. E allora ho proceduto alla lettura del volume di Repubblica dedicato a Blueberry, il fumetto western dei francesi Jean Michel Charlier e di Jean Giraud, alias Moebius nella sue opere fantastiche (insomma, l’autore dell’illustrazione del mio template). Altro che Tex, niente a che spartire, è molto più raffinato; le storie sono avvincenti davvero e le tavole di Gir sono di una bellezza incredibile, con inquadrature che starebbero bene in un film. Poi, visto che mi erano piaciuti i fumetti ho visto pure il film di Jan Kounen, con Vincent Cassel (e con il tarantiniano Micheal Madsen e Juliette Lewis), ora nelle sale, e devo dire che l’ho trovato più che discreto, davvero: non so se è “liberamente tratto” o se è basato comunque su qualche storia in particolare di Mike Blueberry, forse è leggermente troppo cervellotico e volutamente allucinato (c’è un sacco di peyote), se proprio vogliamo trovarci dei difetti.

Poi la lettura dei volumi di Frank Miller che avevo detto di aver comprato prima della “pausa”.

E, tuttora, sto leggendo il volume di Enki Bilal uscito sempre con Repubblica (attualmente in edicola). Enki Bilal è uno degli autori più versatili che ci siano in circolazione, serbo di nascita e francese d’adozione; ha rivoluzionato la fantascienza a fumetti e non solo (pare che Ridley Scott per le ambientazioni di Blade Runner si sia ispirato alle sue tavole), e si è dedicato anche al cinema, in particolare il suo terzo film, Immortal (ad vitam), uscito la scorsa stagione, l’ho trovato veramente bello, molto particolare, ispirato alla Trilogia Nikopol che trovate nel volume in questione (ma liberamente adattata per lo schermo: libero di fare quello che vuole con le sue storie). Di Bilal mi sa che vi parlerò più dettagliatamente.

 

Infine chiudo con una nota sugli acquisti di libri che si sono accumulati negli ultimi tempi, e che vanno a formare una pila un po’ più grande. Intanto L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon, il suo capolavoro, a quanto si dice, e soprattutto uno dei romanzi più ricchi e complessi degli ultimi 30 anni: approfittando di qualche sconto ho deciso di non farmi intimorire dalla mole.

Poi il romanzo scritto a quattro mani, un capitolo per uno, dal grande scrittore ispano-messicano Paco Ignacio Taibo II e dal Subcomandante Marcos, Morti scomodi. Si avete capito bene, il Subocmandante Marcos. Tra l’altro il ricavato dei diritti d’autore è devoluto direttamente ad una organizzazione umanitaria operante in Chiapas. Questo romanzo si annuncia un interessante giallo politico, che inizia, dando retta alla quarta, con l’apparizione di Pepe Carvalho a Città del Messico, sicuramente un omaggio di Taibo II a Manuel Vazquez Montalbàn e al suo personaggio più famoso.