Moebius

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martedì 6 maggio 2008

Tre pazze settimane - 3

Ho già parlato di alcuni momenti che ricorderò con grande piacere in futuro del mio soggiorno negli Usa, soprattutto perché ho potuto condividere tali esperienze con alcuni amici. Le tre settimane trascorse in Florida, come ho già avuto modo di scrivere, sono state ricche di esperienze, difficili da raccontare in poche righe, esperienze che probabilmente riemergeranno nei ricordi col passar del tempo, quando capiterà di parlarne con le persone con le quali sono state vissute oppure quando una “madeleine” farà scattare qualcosa.



E’ difficile ordinare questi ricordi per raccontarli. Ieri ho visto una amica che non è potuta venire con noi in Florida e mentre cercavo di spiegarle cosa avevamo fatto, cosa avevamo visto, mi sono reso conto che quando si vivono certe cose in gruppo è tutto molto più forte e tutto avviene all’interno di confini che delimitano anche i ricordi. Difficile raccontare e spiegare le battute, gli scherzi, i piccoli episodi che hanno determinato la percezione di un periodo in cui sono avvenute tante cose; tutto è apparso molto più grande e potente, sensazioni positive e sensazioni negative e dolorose, di come forse sarebbe stato in un altro contesto. Ecco, forse le cose che potrò ricordare più di tutte saranno proprio le emozioni che ho provato, di gioia, di tristezza, di sicurezza ed insicurezza, che hanno valore e significato per me, e per chi mi si è ritrovato accanto in quei momenti.



Credo che chiuderò qui questi resoconti del mio viaggio in America. Avrei forse dovuto tenere un diario quotidiano per riuscire a raccontare tutto. La cosa più importante da dire è che sono tornato dagli Stati Uniti con più consapevolezze su me stesso, anche dei miei difetti, e sul rapporto che ho costruito con alcune persone, nonostante i miei errori e i miei desideri irrealizzabili.



Tornato dagli Usa bisogna iniziare a pensare a cosa combinare da qui in avanti. Mi sono preso un anno per fare questo master, per avere il tempo per uscire dalla mia indolenza, per cambiare qualcosa nella mia vita, oltre che per lo studio ed il lavoro. Ora dovrò pensare a come far andare la mia vita, spero di aver imparato qualcosa, di essere cresciuto, pur con i miei soliti difetti, con le mie solite ansie ed insicurezze, che forse potranno solo diminuire. In tutto questo devo iniziare a coltivare speranze e a far crescere qualcosa. Poi il resto potrebbe venire da solo.


3. Fine (forse...).

domenica 4 maggio 2008

Tre pazze settimane - 2

Proseguo il resoconto delle tre settimane in Florida ripartendo dalle nottate in bianco. Oltre a quella a Key West, raccontata nel post precedente, ce ne è stata un’altra a due giorni dalla partenza che vale la pena ricordare.


Lunedì scorso, dopo la consegna del portfolio finale che ha praticamente chiuso il master americano, si è deciso di passare la serata a Miami Beach per festeggiare con una bella cena e possibilmente una sana ubriacatura. In un gruppetto siamo prima andati a cena in un buon ristorante di pesce su Collins Av. (come al solito se qualcuno ha bisogno di un consiglio…) e quindi nel nostro ormai solito locale su Ocean Drive dove bere mojito. Apro una parentesi sul mojito: mi raccomando, che la menta sia fresca, il rum tanto, il ghiaccio e lo zucchero quanto basta, bisogna costruire un sottile equilibrio… Va detto però che sti mojito ve li faranno pagare cari…



Dopo cena mentre stavamo già sorseggiando i nostri enormi bicchieroni di mojito siamo stati raggiunti dagli altri, tutti decisi a scatenarsi almeno per una volta (io già avevo dato, ci tengo a sottolineare). Un po’ brilli abbiamo ascoltato un po’ di musica dal vivo e dopo abbiamo iniziato a fare casino su Ocean Drive (perfino una bella “società dei magnaccioni”). Spostandoci un po’ più in là ci siamo infilati dentro un altro locale, dove poter ballare un po’ e prendersi una birra. Alcuni di noi si sono scatenati come mai li avevo visti, effetto dell’alcol forse, mentre piano piano c’è stato chi ha iniziato ad alzare bandiera bianca e ad aspettare gli altri fuori.


Verso le tre, quando i locali da quelle parti chiudono (penso che in America abbiano delle regole molto ferree sugli orari di chiusura) e dopo essere rimasti un po’ a bivaccare ai margini della spiaggia un manipolo di stakanovisti ha deciso di restare ancora a Miami Beach (compreso chi parla) e di “spiaggiarsi” a riposare, riprendere fiato, smaltire l’alcol nella speranza di poter ripartire in direzione campus. Un consiglio: non spiaggiatevi di notte a Miami Beach. Noi abbiamo rischiato di finire arrestati.



Vabbè non esageriamo… La polizia pattuglia la spiaggia, che sarebbe chiusa da mezzanotte alle 5 della mattina, a bordo di coattissimi quad che sembrano usciti da qualche telefilm. Al terzo o quarto passaggio avevano evidentemente deciso che non potevamo stare più lì e ci hanno “gentilmente” consigliato di andar via (nonostante fosse ormai passate le 5 e la spiaggia fosse, teoricamente, aperta). In quel momento io ero a passeggiare sulla spiaggia con una mia amica, quindi ho assistito alla scena da un centinaio di metri dopo che uno dei quad aveva prima puntato su di noi illuminandoci coi fari come se fossimo sotto tiro.



Alla fine, mentre alcuni dei miei amici sono rientrati di nuovo nel bed&breakfast “The Van” dai sette comodi sedili, io e la mia amica di prima ce ne siamo rimasti in giro per Miami Beach fino alla mattina, passeggiando e chiacchierando come non eravamo quasi riusciti a fare in tre settimane (inutile dire che a quest’amica tengo un sacco: sicuramente si è trattato di uno dei momenti migliori per me durante tutto questo periodo perché finalmente ho potuto risentirla vicina).



Quindi dopo una notte in bianco, o quasi in bianco, siamo ripartiti in direzione del campus, riuscendo a sbagliare strada un po’ di volte prima di imboccare la I-95.


2. Continua...

venerdì 2 maggio 2008

Tre pazze settimane - 1

Eccomi di ritorno a Roma. Eh già, tre settimane sono volate via. Giovedì mattina ero di nuovo a casa dopo aver trascorso una esperienza strana ma bellissima che cercherò di raccontare almeno un po’.
Tre settimane in un campus universitario americano sono qualcosa di assolutamente nuovo per chi viene dalla realtà italiana. Soprattutto quando il campus è vicino Miami, con l'Oceano a poche miglia. Sono state tre settimane intense, sia per ciò che riguarda la vita universitaria sia, soprattutto, per tutto quello che può essere definito vacanza.



Certo, ci sono stati alcuni giorni di lezione, alcuni giorni di studio (anche un paio di nottate per completare il portfolio da consegnare alla fine) ma soprattutto c'è stato tanto tempo per vivere qualcosa di bello con alcuni amici con i quali nell'ultimo anno, grazie al master, ho molto legato. Con alti e bassi, ma queste sono cose che riguardano sempre e comunque me e i giri strani che il mio cervello è abituato a fare.
I primi giorni sono corsi via mentre si cercava di ambientarsi e di prendere le misure all’America, in tutti i sensi. Dopo due giorni avevamo già affittato le macchine, indispensabili per muoversi visto che il campus è sperduto in mezzo al nulla, tranne che strade e parcheggi enormi intorno ai quali sorge qualche edificio, negozi e ristoranti. I primi giorni sono stati quelli dello stupore, per le dimensioni, per le tante differenze con l’Italia, per l’emozione di aver finalmente iniziato un viaggio programmato da un anno prima.



Con i miei compagni di master, e amici, siamo partiti quindi alla scoperta prima del campus (dotato di piscina, palestra, campi da basket e un sacco di altra roba che non fa venir voglia di studiare) poi dei dintorni e di Fort Lauderdale, quindi di Miami. Un pezzo alla volta abbiamo iniziato a sentirci completamente immersi in un nuovo ambiente, un ambiente che in modo variabile ha rappresentato una parentesi importante per tutti noi, un momento ed uno spazio nelle nostre vite che ha rotto la quotidianità.
Una parentesi che è passata in modo troppo veloce e repentino ma che è stata piena e densa, posta fra la certezza di quello che avevamo lasciato a casa (studio, lavoro, famiglie, fidanzati/e per i più fortunati/e) e l’incertezza (almeno per me) di quello che verrà ora. Per questo sono state tre settimane di trasformazioni, temporanee e chissà se non definitive, che incideranno molto, non solo nei ricordi ma anche nelle amicizie, nei rapporti fra di noi, forse, per quello che riguarda me, nel modo di vedere il mondo e le altre persone. Sono state tre settimane durante le quali ho vissuto esperienze forti, soprattutto da un punto di vista emotivo, che mi hanno messo a confronto per l’ennesima volta con me stesso e con gli altri, durante le quali ho scoperto nuove sfaccettature del mio carattere e ho capito che qualcosa devo cambiare e migliorare, per me e per chi mi è stato e mi sta vicino.



Il clima della Florida è fantastico: alla fine purtroppo abbiamo fatto meno giorni di mare di quello che si poteva pensare all’inizio (fortuna che c’era la piscina del campus, frequentata quasi soltanto da noi, chissà perché), purtroppo la vacanza ogni tanto è stata interrotta da alcuni giorni di lezione e di studio. Fortunatamente in generale siamo stati bene come gruppo, abbiamo fatto un sacco di cose tutti insieme, forse a volte è mancato qualcosa quanto a spirito di iniziativa (delle gite alle quali si pensava alla fine siamo andati solo alle isole Keys, niente Orlando, niente Disneyworld) ma i tempi erano quelli che erano. Un po’ di rimpianto c’è per non essere rimasti qualche giorno in più: prima di partire chi immaginava che tre settimane sarebbero durate così poco?



Abbiamo visto le Everglades, o almeno un parco all’inizio delle paludi che ci hanno spacciato per Everglades (gita organizzata dall’università per noi…) con qualche alligatore (forse sempre lo stesso?). E poi Miami Beach: stranamente non abbiamo visitato la città vera e propria, solo l’isola di Miami Beach e il quartiere Art Déco. Però conosco bene alcuni locali dove bere mojito.
Ecco il mojito. Ci abbiamo messo alcuni giorni per bere il primo ma una volta partiti… Abbiamo trovato un posto dove facevano dei bicchieroni incredibili, se volete sapere come si chiama fatemi un fischio.


Fra le puntate a Miami Beach, la gita a Key West e altre uscite ho visto cose nuove e respirato aria diversa. E’ stato bello fare tutto questo in gruppo ed in particolare con alcuni cari amici con i quali condividere tutto questo, con le nostre parole d’ordine, le battute ricorrenti, gli scherzi e le battute. Perfino preparare dei panini con degli improponibili affettati e formaggi diventava divertente: ormai voglio mangiare sempre “taccaino” anche se il sapore non è sicuramente lo stesso. Bello andare nel “peggior bar di Caracas” vicino al campus a bere birra e a giocare a freccette e biliardo fino a tardi. Bello stare nella living room del nostro piano a chiacchierare. Bello perfino incazzarsi come so fare solo io e per motivi che vedo solo io, perché come detto sono comunque emozioni vissute fino in fondo.



Le nottate in bianco. Ci sono state due categorie: studio e baldoria. Delle prime c’è poco da parlare, fortuna che di vera nottata in bianco ne ho avuta solo una (c'è chi da invasato ne ha avute di più: non serviva, per quello che ci veniva realmente richiesto) più un’altra volta che sono andato a dormire tipo alle 3 e mezza. Quanto al divertimento e al cazzeggio da segnalare le ultime sere.



Sabato scorso gita a Key West. Bello il viaggio sulla autostrada 1, con qualcosa come un centinaio di miglia da percorre in mezzo al mare attraversando le Florida Keys, questa catena di isole che termina appunto con Key West, il punto più a sud degli Stati Uniti continentali. Key West è un’isola fantastica, belle le spiagge (noi abbiamo beccato le alghe, spero che in altri periodi non ci siano…), bella la città, buoni i dolci (vi consiglio di provare la torta Key Lime, a base di lime: ne ho assaggiate diverse versioni, tutte buone devo dire), bella la vita notturna. Completamente presi da questo posto in un gruppetto non ce la siamo sentita di tornare indietro e abbiamo deciso di tenerci la macchina più grande e passare la notte a Key West.



Fra un locale e l’altro abbiamo assaggiato un po’ di cocktail (mi spiace dover sottolineare anche di aver trovato un cattivo mojito a un certo punto…) e girovagato per la città, fra il pilone che segnala sto famoso punto più a sud (90 miles to Cuba…), la casa di Hemingway, che a Key West ha vissuto molti anni, ed i locali, ovviamente. Alla fine abbiamo trovato Sodoma e Gomorra: così abbiamo ribattezzato il posto dove con altre cinque persone abbiamo finito di ubriacarci e divertirci. All’apparenza si tratta di un irish pub: al piano terra c’è il bancone, i tavolini, un palchetto per la band che suona musica dal vivo, al secondo piano ancora un altro bancone ma è un po’ un mortorio… Se resistete e arrivate al terzo piano troverete Sodoma e Gomorra… E’ un po’ come una prova: solo alcuni riescono ad arrivare fino su e a scoprire l’assurdità di quel posto. Musica, gente che balla. Fin qui nulla di strano. Poi ti giri intorno e inizia a vedere gente che si spoglia e si mette a ballare nuda: puoi fare il nudista, bere fino a morire ma non puoi salire in piedi su una panca o scattare una foto (presumo per ragioni di privacy…). In quel posto abbiamo ballato, riso, bevuto (ormai è un leit motiv…) finché brilli non è toccato andar via. Alla fine notte in bianco cercando di dormire un po’ nel famoso bed&breakfast “The Van”, dotato di sette comodi sedili. La mattina eravamo tutti sfatti (tumefatti direbbe una mia amica) e rincoglioniti: dopo una colazione in un ristorante di quelli dove passano a riempirti la tazza del caffè, partenza per un’altra spiaggia delle Keys di cui avevamo letto su una guida, Bahia Honda: altro bel posto, ve lo consiglio. E poi alla fine in marcia verso il campus, dove siamo arrivati alle cinque del pomeriggio, completamente distrutti ma soddisfatti di quanto fatto nelle 34 ore precedenti. Con il portfolio da chiudere che ci aspettava: ma chi se ne frega, ne è valsa davvero la pena.


1. Continua...

giovedì 24 aprile 2008

Fra un mojito e l'altro

Contrariamente alle buone intenzioni dell'inizio non sono riuscito ad aggiornare spesso come avrei voluto Immaginaria per raccontare come stanno andando queste settimane in Florida, che stanno volando e fra una settimana appena già si ritorna in Italia.


Con il passare dei giorni sembra di essere qui da molto più tempo, sia per quello che riguarda il soggiorno in campus sia per ciò che concerne la Florida e Miami. E' una sensazione strana. E' molto facile abituarsi ad un posto, forse anche grazie al clima quasi vacanziero che stiamo vivendo, nonostante tocchi comunque studiare e pensare ai lavori da completare per chiudere, finalmente, questo master.


Rispetto alle ultime cose che ho scritto, abbiamo visto Miami, anzi Miami Beach: paradossalmente Miami-Miami ancora non l'abbiamo vista. Abbiamo trascorso un paio di giornate al mare a South Beach, un posto molto cool come direbbero qua, dove nell'arco di 100 metri si può passare dalla spiaggia ai locali di Ocean Drive dove bere secchi e secchi di mojito.


Qua sono le due di notte, sono tornato da poco in stanza dopo una serata a Miami Beach per la cena. Dovrei avere sonno ma per ora reggo, chi se ne frega che domani dovrei alzarmi per studiare. Ogni giornata che passa qua mi sembra di essermi comunque perso qualcosa: oggi per esempio tutto il giorno se ne è andato per completare uno degli ultimi lavori da consegnare e nonostante l'uscita serale è come se mancasse comunque qualcosa. In fondo abbiamo visto ben poco della Florida e anche dei dintorni di Miami, e chissà se si riuscirà prima della fine ad organizzare una gita da qualche parte.


Ma oltre a ciò, in questi giorni vivo in modo strano il mio rapporto col mondo e con gli altri. E' forte la sensazione di essere un po' alieno a molte cose che mi circondano in questi giorni, e non si tratta solo del fatto di essere negli Usa. Come sempre mi faccio prendere dalle mie ansie e dai miei desideri inespressi, o irrealizzati, e il morale va giù. Rischio anche di incrinare i rapporti con alcune delle persone che mi sono vicine, con le quali ho vissuto un anno frequentando il master e preparando questo viaggio. Ho questo carattere che mi porta a pensare sempre a quello che non ho, o che vorrei, o a come desidererei vedere il mondo girare, e finisco per non godermi le esperienze, e forse anche le amicizie.


Il proposito per quest'ultima settimana in Florida è di godermela fino in fondo, que sera sera...

mercoledì 2 gennaio 2008

Note di inizio d'anno

Intanto buon anno a tutti: che non si dica che non sono una persona educata.


Inizio il 2008 con poche note:



  • sono disoccupato, e devo dire che questo primo approccio alla condizione di senza lavoro è buono;

  • in questi giorni sto ricaricando le batterie esaurite negli ultimi mesi: senza stress riesco anche a dormire come si deve;

  • mi riposo e mi rilasso nel solito modo: immerso in qualche libro, vedendo qualche film, ascoltando musica, insomma immergendomi nell'immaginario;

  • a proposito di libri, ho finito di leggere Single & Single, di John Le Carrè: bel noir, scritto bene, raffinato, che non saprei definire altrimenti che "inglese"; dovrei scriverle due righe su questo libro;

  • sto leggendo l'ennesimo libro di Joe R. Lansdale: è la volta della sua ultimissima opera, tradotta in Italia col titolo La ragazza dal cuore d'acciaio, romanzo che rivela ancora una volta come questo scrittore sia un maestro della narrazione pura e semplice e della suspence;

  • quanto a film et similia, sto scoprendo con qualche anno di ritardo Twin Peaks: quando lo trasmisero la prima volta in Italia ero relativamente piccolo, poi in repliche successive non l'ho mai visto. Non mi dite chi ha ucciso Laura Palmer;

  • sul fronte musica, sto scoprendo Tom Waits e alterno REM, Led Zeppelin, Coldplay, Ben Harper, Amy Winehouse, Green Day, Linkin Park, musica jazz varia: come si può notare non ho gusti ben definiti e ascolto quello che capita e che scopro piacermi;

  • sempre a proposito di musica, ho scoperto Deezer, un sito sul quale è possibile trovare ed ascoltare in streaming praticamente di tutto e sul quale, se si ha voglia e tempo, registrare anche le proprie playlist: vi consiglio di farci un salto se già non lo conoscete.

sabato 29 dicembre 2007

Libero

Allora, sono libero. Libero nel senso che ieri ho fatto le mie ultime ore di lavoro nell'azienda che mi ha occupato per 2 anni, 3 mesi e una decina di giorni. Il contratto è scaduto e non avevo più voglia di continuare, considerando poi che la situazione è tale che la mia (ormai ex) azienda è prossima alla chiusura (ma ho ricevuto comunque l'offertona di rimanere fino a quando rimangono anche i miei colleghi per i quali è iniziata la procedura di licenziamento collettivo, forse pure senza contratto mi pare di aver intuito).


Da una parte provo un senso di liberazione dall'altra, dopo oltre due anni, temo mi mancherà la routine dell'andare in ufficio, e di prendere lo stipendio (quando arriva...). Però ho deciso di investire i prossimi mesi per completare nel miglior modo possibile il master che ho iniziato l'aprile scorso e che ha richiesto più tempo e fatica di quanto avevo preventivato; quindi ad aprile a Miami e poi, di ritorno a Roma, alla ricerca, seriamente, di lavoro, sapendo che mi aspetta un futuro di stage e di contratti a progetto. Ma rispetto al mio solito sono stranamente fiducioso di poter uscire bene da questo cacchio di master e trovare qualcosa di buono.


Sti giorni mi dedicherò un po' al riposo, ma non troppo, ascoltando un po' di musica, guardando qualche film, leggendo qualche libro (solita pila che mi aspetta). Vi tengo aggiornati, ci sentiamo quando avrò qualcosa di più interessante da scrivere.

mercoledì 28 novembre 2007

Groppo

Stasera c'ho un groppo; non so perché ma sento una sorta di nodo alla stomaco. Dovrei studiare ma non mi va, non me la sento, voglio stare senza fare niente.


C'ho un nodo in testa, pure. Sento una sorta di blocco, mi sento schiacciato. Che fare?

domenica 25 novembre 2007

Still alive

Vengo da alcuni giorni, anzi alcune settimane davvero devastanti sotto ogni punto di vista, fisico e psicologico.


Come al solito mi sono stressato dietro alla roba da consegnare per il master, oltre al fatto che la scorsa settimana c'era pure la settimana full immersion. Questa settimana è stata la volta della stesura del documento di progetto di un ipotetico corso in e-learning: noi da bravi aspiranti instructional designer ci siamo rimboccati le maniche e alla fine abbiamo fatto collimare (quasi) ogni pezzo. Non vi dico la stanchezza: oggi non si fa niente, non mi frega niente.


Novita al lavoro: la mia azienda ha deciso di mandare tutti a casa, con non si sa bene quali risvolti legali per il momento; quel che è certo è che, visto che il mio contratto scade il 31 dicembre, dal primo gennaio sarò libero. A questo punto penserò solo a finire sto master e poi mi occuperò di cercare un altro lavoro.


Come sto? Non so. La scorsa settimana ho avuto un momento di crisi come non ne avevo da tanto tempo, che mi hanno riportato a momenti molto bui, legato alla fatica, soprattutto mentale, di questo carico di cose alle quali pensare, ma a volte se guardo a fondo, scorgo qualcosa che non riesco a capire del tutto, sempre pronto a riaffiorare: insicurezze, indecisioni, paure, tutta roba che non se ne va nemmeno con le cannonate. Cerco di dare ordine alla mia vita, di sistemare un po' di cose ma sento di non avere sempre le forze per scardinare vecchie incrostazioni e creare qualcosa di meglio. Continuo a cercare appoggi alla mia andatura traballante.

martedì 13 novembre 2007

Stasera dovrei studiare, ma come al solito c'ho poca voglia e mi girano le palle. Entro la fine della settimana devo consegnare tre lavori più un quarto all'inizio della prossima, e si tratta anche di roba abbastanza lunga e rognosa. Magari mi sarei dovuto anticipare dalla settimana precedente ma di tempo ce ne ho avuto poco al di là della poca voglia.


Ah, naturalmente sta settimana sono oberato di impegni, visto che il master sta settimana mi impegna tutti i giorni con le lezioni... Dovrei passare le nottate a studiare, ma se po'? Poi sono abbastanza incazzato, il master è organizzato una chiavica per certe cose, come le scadenze che si sovrappongono l'una sull'altra, o le faccende burocratiche che vengono comunicate all'ultimo momento (l'ultima proprio stasera: i documenti per il visto per gli Usa andrebbero consegnati entro il 24 novembre, e io, come altre persone manco c'ho il passaporto e sarà impossibile farlo entro quella data nemmeno se avessi modo di andarlo a richiedere, visto il tempo che ci vuole; poi un'altra bella notizia: gli americani vogliono pure una dichiarazione della banca che tu hai almeno 3000 $ sul conto, oppure una lettera di uno sponsor che garantisca per te, per farti entrare).


Vabbè, vi saluto, ai prossimi aggiornamenti.

sabato 10 novembre 2007

Ultime lettere prima della battaglia

Scrivo stasera, con Ben Harper nelle orecchie, mentre attendo di uscire per una serata tra amici, perché i prossimi giorni ho paura che avrò davvero poco tempo per farlo.


Sta settimana è stata strana e stressante pur non avendo fatto niente di particolare; da tempo penso a cosa fare dopo il 31 dicembre, quando mi scadrà il contratto, e sono sempre più convinto di lasciar perdere il lavoro e dedicarmi al master per gli ultimi mesi (anche perché la situazione aziendale è tale che c'è da sperare poco in un rinnovo), sperando poi in qualcosa di buono.


Oggi ho passato tutta la giornata a studiare, più o meno, domani al lavoro e da lunedì tutti i giorni a lezione, con varie cose da consegnare entro la fine della settimana di tempo per scrivere ne avrò davvero poco. In compenso dalla prossima settimana non lavorerò più la domenica, ed è una liberazione poter tornare ad avere un giorno di riposo a settimana (magari da dedicare allo studio ma sti cazzi), nel quale se proprio dovessi avere tanta voglia potrei anche tornare a pedalare un po', che è una vita che non lo faccio. Troppa attività intellettuale sto periodo, e si vede...


 

domenica 4 novembre 2007

Oggi ho deciso che non studio, basta mi sto stressando e non ce la faccio più, mezza giornata di riposo mi ci vuole, anche perché mi rode abbastanza che la Roma da 2-0 si è fatta rimontare 2-2 dopo essersi mangiata 4-5 volte il terzo gol...


Ora me ne sto sdraito sul divano (cioè non proprio ora ora...) a leggere L'isola di cemento di J.G. Ballard, ennesimo incubo metropolitano del grande scrittore inglese, a cercare di pensare a qualcosa che non sia necessariamente lavoro o master, come accade nell'ultimo periodo. Poi sto periodo avrei davvero voglia e necessità di pensare ad altro, di distrarmi, ed invece passo le giornate davanti al computer, senza vedere o sentire nessuno, collegato col mondo circostante solo col messenger o con skype.


Prima ho fatto un giretto in libreria e ho visto che ci sono nuove uscite che mi interessano, ma, vuoi perché aspetto il pagamento di qualche stipendio arretrato, vuoi perché tanto ho pochissimo tempo per leggere, per ora mi tocca rimandare gli acquisti. Tra le altre cose c'è un inedito di Tolkien (in realtà la solita raccolta tratta dai suoi quaderni rimessa insieme dal figlio) che mi ha riportato con la mente a tanto tanto tempo fa, quando intorno ai 12-13 anni mi immersi nel Signore degli Anelli, perso in quel mondo fatato di elfi, nani e orchi, per uscirne solo mesi dopo, capendo quali meravigliose cose potevano nascondersi fra le pagine stampate.


Ecco, sti giorni sto sentendo la mancanza di quelle lunghe ore passate a leggere che da allora contraddistingono la mia via; mi manca qualcosa, fra le tante.


In questi giorni continua poi lo strano momento che ho già descritto una decina di giorni fa, fatto di luci ed ombre; alcune ombre si sono chiarite meglio, putroppo e le strane sensazioni sono meno strane.

mercoledì 24 ottobre 2007

Luci ed ombre

Nella vita di tutti i giorni ci alziamo, andiamo a lavorare, all'università, a scuola, dove cavolo vi pare; incontriamo persone, parliamo, discutiamo, pensiamo a quello che dovremo fare la sera o il giorno dopo, ci preoccupiamo per tutto quello che ci cade sulla testa, ci rallegriamo quando qualcosa apre davanti a noi uno squarcio di luce.


Le nostre giornate sono caratterizzate da luci ed ombre; luci, tutto quello che di bello ci capita, ombre tutto ciò che rimane grigio, che vorremmo evitare, e spesso luci ed ombre si miscelano e ci lasciano sensazioni strane sulla pelle, davanti agli occhi, nella testa e nel cuore.


In questo periodo per me va più o meno così; c'è lo stress ed il nervosismo che nasce da una situazione lavorativa difficile, ormai poco sopportabile, e da tutta una serie di impegni che piovono uno dietro l'altro, portandosi dietro dubbi. Nelle ombre ci sono soprattutto i dubbi, i dubbi di non riuscire a fare quello che ci si ripropone, i dubbi di non essere all'altezza.


Nelle luci ci sono quelle cose che ti fanno credere in te, che ti fanno sentire importante, come quando scopri di volere bene ad una persona, e da questa persona ricevi segnali di affetto importanti; nelle luci ci sono le amicizie, quelle vecchie e quelle nuove; nelle luci ci potete trovare i sogni che ogni tanto raccontate a qualcuno, altre volte tenete per voi. Altre volte però basta un passo per passare dalla luce all'ombra, e viceversa, un passo che può essere una parola o un gesto, o anche solo un pensiero.


E' un periodo in cui sono molto umorale: a volte posso alzarmi dal letto felice, altre con una tristezza addosso che si spiega solo col desiderio di qualcosa che per ora non può essere raggiunto. Sono alla ricerca di una tranquillità interiore che non so bene dove trovare, mi aggrappo alle persone ma forse dovrei riuscire a trovarla da solo. Provo una strana, ma manco tanto strana, sensazione di assenza che a volte ho l'impressione potrò colmare, altre no.

mercoledì 5 settembre 2007

Avete presente quella sensazione opprimente di quando dovete fare per forza qualcosa ma non ne avete voglia? Ecco, ecco è quella che provo io: sto rimandando da giorni un serio lavoro per completare la roba che devo consegnare fra meno di due settimane per il master; sento il peso di dovermi mettere sotto, di impegnarmi ma non so come mi affloscio e mi manca la volontà. Che fare? Faccio violenza a me stesso e inizio, però che fatica...


Il fatto è che mi sento un po' demotivato per certe cose, ho perso il senso dell'importanza dello studio, forse è solo qualche timore nascosto nel profondo di fronte alla necessità di cambiare che, nell'incertezza, mi fa scegliere l'ozio.

sabato 4 agosto 2007

In vacanza

Dopo tempo immemorabile, sono finalmente in ferie! Ferie brevi, fra una settimana ricomincio a lavorare ma almeno stacco qualche giorno, per prepararmi a mesi intensi, durante i quali il master entrerà nel vivo (inizieranno le lezioni americane) e i giorni di riposo saranno quasi nulli. Quindi una settimana ora è davvero ossigeno, speriamo che riuscirò a buttar via tensioni e scazzature dedicandomi alle mie letture e all'ozio. Per chi se lo stesse chiedendo non andrò da nessuna parte, giusto qualche giorno in Abruzzo, che è una vita che non vedo la nonna.


Gli ultimi giorni mi sono trascinato tipo zombie al lavoro, con una voglia pari a zero. Fra le poche cose da segnalare, ieri c'è stata una piacevole serata fuori con diverse compagnie di amici che si sono succedute per due chiacchere, una birra, una cena, un gelato, una passeggiata a Trastevere, che si somma ad un paio di rimpatriate dei giorni precedenti.


Me ne vado in vacanza chiedendomi come farò senza connessione ad Internet in Abruzzo: niente blog, niente messenger (!!!!), niente informazione. Mi toccherà usare il telefono per restare collegato col mondo. A chi fosse interessato tanto fra una settimana circa riattacco a lavorare: chi si vuole far vivo mi trova nel solito modo...


Ciao a tutti (o meglio a quei pochi che possono leggere Immaginaria ora che è in privato), buon sabato e buon weekend! 

mercoledì 1 agosto 2007

Oggi intimismo spinto

Il mese di agosto di solito è mese di ozio, e per me l'ozio fisico corrisponde, spesso, ad una attività mentale più intensa; agosto, ma in generale l'estate, per me è spesso un periodo di grandi riflessioni esistenziali. Sarà per il fatto che passerò quasi tutto il mese a lavorare che sento la mia mente prosciugarsi? Oppure devo cercare nuove fonti per alimentare il mio intelletto? Oppure, ancora, è tutto legato al deserto emotivo di questo periodo?


Una volta Immaginaria era un luogo di pace almeno per me, dove, quando mi andava, si poteva discutere e scambiarsi opinioni e dove, più spesso, riversavo molto di me; questo blog era diventato una sorta di ritratto di Dorian Gray ma mezzo in positivo, chi mi ha conosciuto qua ai tempi belli ha davvero visto il meglio di me. Dove è andato a finire?


Questo blog è solo un mezzo per raccontare qualcosa, per aprirmi al mondo, per lanciare messaggi che, come ho detto tante volte, prima o poi qualcuno coglierà. Ma mi rendo conto che ho sempre meno messaggi da comunicare. Sarà grave? E' un periodo strano: in momenti di depressione vera trovavo la voglia di scrivere, che era una sorta di catarsi, ora invece sento che per certi versi si sta inaridendo la vena creativa, se mai ce l'ho avuta.


Mi piace pensare che sia un periodo passeggero ma ho paura che non sia così, e non parlo solo del blog naturalmente. Forse è ora di aprirmi davvero al mondo e alle persone ma avrei bisogno di una mano, anche se so che certe cose le puoi fare davvero soltanto per conto tuo. Il fatto è che chi possa darmi aiuto a tirarmi fuori da tanti pozzi bui potrei anche averlo trovato, una persona che occupa molti miei pensieri ultimamente ma che sto facendo poco per tenere vicina, o per avvicinare di più, ma che, allo stesso tempo, so che più di così, forse, non si avvicinerà; forse bisogna buttare via qualche timore e rischiare. E tornerà anche la vena.

domenica 8 luglio 2007

Domenica di stress!!!!

Allora, a parte il fatto che stamattina devo andare a lavorare e che ieri ho avuto lezione tutto il giorno, che altro c'è che mi stressa.


Beh, direi, per il momento, il project work di gruppo che va consegnato venerdì e per il quale, col mio gruppo abbiamo fatto pochissimo, praticamente niente. Tocca rimboccarsi le maniche a partire da oggi pomeriggio per quanto mi riguarda per cercare di buttare giù qualcosa di decente. Con questa esperienza ho scopoerto che non sono capace di lavorare in gruppo: non riesco a coordinarmi con gli altri, e gli altri con me; siamo stati un gruppo male assortito forse, nel quale è mancata la voglia di lavorare ma, per per quello che mi riguarda, mi rendo conto di aver contribuito davvero poco e di aver spronato altrettanto poco gli altri a mettersi sotto come invece avrei dovuto fare. In più in questi giorni mi sento più scazzato del solito, un po' per questo lavoro da completare ed un po' perché ho passato troppo tempo a pormi domande, a farmi venire dubbi su me, sul mio rapporto con gli altri e con il mondo, ecc. ecc.


Quando sono scazzato poi ci rimette anche il mio portafogli: nelle ultime settimane mi sono comprato un mare di libri approfittando di qualche sconto e promozione, più libri di quelli che in questo periodo posso leggere, che si vanno a sommare ai molti che già avevo accumulato negli ultimi mesi. Questo aspetto è un vero indice di quanto io abbia bisogno di stimoli nuovi, di quanto io desideri mutamenti sotto molti aspetti: uscire da una libreria carico come un mulo per me è come comprare un paio di scarpe per le donne, o per alcune donne almeno.


Vabbè, vado a prepararmi.

venerdì 6 luglio 2007

Un buon motivo per guardare un film

Due giorni fa sono andato a vedere Transformers, film caciarone, coatto, pieno di effetti speciali, tutto sommato divertente, che certo non va visto per la trama. Un punto in più secondo me è dimostrato dalla straripante personalità di questa talentuosa attrice, Megan Fox...


 


domenica 1 luglio 2007

Stasera mi sento frastornato, forse è il limoncello che ho bevuto, forse è un generico giramento di palle di fondo, forse semplicemente attendo qualche evento straordinario che sia un ufo o l'apparizione di una fantasma. O forse ho deciso di non pensare a niente ma questo non mi riesce.

giovedì 7 giugno 2007

Miami, aspettami!

Ho ricevuto conferma che sono stato ammesso alla parte americana del master: quindi fra meno di un anno me ne volo a Miami!


 

venerdì 1 giugno 2007

Insomnia

Stanotte, o stamattina, fate voi, mi sono svegliato alle 4. A che pro? A niente: sono andato in bagno, ho bevuto un bicchiere d'acqua, mi sono rimesso a letto. A guardare il soffitto.


Che io mi svegli presto è un dato di fatto da sempre: sono fatto così. Il problema vero è che se mi sveglio nel bel mezzo della notte è diffcile che mi riaddormenti. I risultati sono vistosi: sto rincoglionito tutto il giorno, vado a dormire presto, e quindi mi risveglio di nuovo all'alba.


Il problema più grosso per me, credo, è che sono uno che pensa (motivo per il quale decisi di aprire il blog, ormai quasi tre anni fa: almeno i miei pensieri trovavano una valvola di sfogo e non restavano ad intasarmi la testa); più volte in passato ho evidenziato questo aspetto del mio carattere: il più delle volte penso in modo fine a se stesso, poco costruttivo. Per esempio stanotte, mi sono fatto solo un sacco di pippe (mentali?) che hanno contribuito a farmi tenere gli occhi aperti.


Accade così che io sia poco reattivo, vada al rallentatore, non riesca a fare niente di concreto. Devo fare un gran respiro: e bere tanto caffé, sennò chi ci va oggi al lavoro? L'unica cosa positiva, ho avuto un po' di tempo per pensare a come struttura il sito web personale che devo realizzare come primo project work per il master: mi sto perfino avventurando nella grafica per cercare di arrivare a qualche risultato gradevole anche esteticamente, seppur un po' rozzo.


A quando avrò qualcosa da scrivere: cazzo vorrei parlarvi di tanti libri, come faccio sempre, ma in questo periodo leggo poco poco; rimarco di nuovo come sia un trauma per il sottoscritto. Magari invece di guardare il soffitto potevo mettermi a leggere; a forza di pensare non avevo riflettuto su una possibilità così semplice...