"Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l'autentica sopravvivenza con cui devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fascino né credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purché mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latitudine ed estrazione.
Io sono un proletario arrabbiato che non solo non possiede i mezzi della produzione, ma neppure desidera una simile sciagura.
Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo.
Ho imparato a diffidare dei miei più intimi desideri. Figuriamoci se non dubito del mezzo sorriso mezzo scettico degli ultimi arrivati."
[Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile 3.0]
Lavoro sul se, costruzione del proprio mondo e della propria identità al di là degli schemi imposti dalla società dei consumi. Pensiero critico, riflessione interiore, analisi della sostanza e non solo della forma delle cose.
A Napoli, fra gli anni '50 e '60 crescere vuol dire imparare un mestiere, poco più che bambini, che ti tenga lontano dalla strada ma vuol dire anche capire giorno dopo giorno che il proprio corpo sta cambiando e con esso il proprio posto nel mondo; scoprire che i genitori non sono più indistruttibili; conoscere le cose dell'ammore e le schifezze del mondo degli adulti.
In pochi mesi la vita di un ragazzino può cambiare radicalmente, fra gioie, sofferenze e speranze per il futuro. Però a volte si cresce troppo in fretta.
Libro da leggere, a tratti commovente. La scrittura di De Luca è musicale, trae il meglio dalla lingua italiana e dal dialetto napoletano.