| Ieri erano 50 anni da quando l'astronauta russo Aleksej Archipovič Leonov ha compiuto la prima passeggiata spaziale della storia (foto da: Il Post) |
Moebius
giovedì 19 marzo 2015
Walking on the moon
sabato 8 dicembre 2012
Quello che vuole la tecnologia
Innanzitutto, guardare alla tecnologia come a un sistema complesso significa stabilire i confini del fenomeno che stiamo indagando. Kelly definisce l’oggetto della sua indagine “technium”, che è dato non soltanto dagli artefatti tecnologici prodotti dall’uomo durante la sua evoluzione ma è piuttosto il risultato di quanto prodotto dalla civiltà umana dal momento in cui il primo ominide si è alzato in posizione eretta.
Da quel momento il technium ha iniziato a evolvere parallelamente all’aumento delle capacità cognitive dell’uomo. Per alcuni millenni l’evoluzione del technium è proceduta molto lentamente: le invenzioni/scoperte più significative che hanno accompagnato la crescita dell’umanità sono state, in ordine sparso, i primi manufatti di selce, il fuoco, la lavorazione del legno, l’agricoltura, la vita in comunità sedentarie, i primi villaggi. Ovviamente il linguaggio è ciò che ha rappresentato il salto in avanti più grande, così come millenni dopo la scrittura.
Questo approccio non risulta certo nuovo a chi abbia un po’ di dimestichezza con l’antropologia, con la sociologia e, per rimanere ai media e alla tecnologia, col pensiero mcluhaniano.
Ciò che ho trovato particolarmente interessante è il parallelismo che Kelly sviluppa fra evoluzione biologica e evoluzione tecnologica. Mettendo da parte l’idea tradizionale di evoluzione che, a partire dal Big Bang, è guidata soltanto dal caos Kelly fa invece riferimento a quella corrente di pensiero che vede una intenzionalità nel processo evolutivo. Questa intenzionalità significa, semplificando, che il più piccolo organismo unicellulare concepibile a un certo punto ha desiderato riprodursi; alla riproduzione segue una sempre maggiore complessità biologica (da una a due cellule, e così via), fino ad arrivare a noi.
Traslando questo discorso verso la tecnologia, il technium (di cui noi stessi facciamo parte se lo vediamo come un sistema complesso) è evoluto nel corso dei millenni con uno scopo preciso: espandersi, crescere, divenire sempre più complesso. Questa evoluzione all’inizio è stata lenta ma al crescere della complessità è diventata sempre più veloce fino ad arrivare agli ultimi secoli, durante i quali si è registrata un’impennata esponenziale della quantità di innovazioni introdotte nel technium.
Ogni tecnologia (in senso lato: il sistema giuridico è una tecnologia, il metodo scientifico è una tecnologia, e delle più importanti) ha consentito un avanzamento molto più veloce e ha posto le basi per far sì che altre tecnologie potessero svilupparsi perché un nuovo utensile, una nuova metodologia di lavorazione, un nuovo macchinario creano un contesto fertile per ulteriori innovazioni.
L’affermazione più forte di Kelly è che certe tecnologie volevano emergere e sarebbero emerse comunque in un dato momento storico proprio perché il risultato di determinato contesto culturale, sociale, produttivo. Alcune tecnologie erano inevitabili.
Molto interessanti sono gli esempi che l’autore porta per quanto riguarda invenzioni o scoperte che emerse contemporaneamente in luoghi diversi a opera di persone differenti che non lavoravano insieme (ad esempio il telefono o la lampadina) o di quelle che invece sono comparse, scomparse e ricomparse più volte finché non sono diventate sufficientemente mature per trovare la loro giusta collocazione (come esempio recente penso ai tablet che sono comparsi più volte negli ultimi 20-30 anni ma si sono radicati solo recentemente grazie alla maturità tecnologica che hanno raggiunto e, soprattutto, al ventaglio di usi che la Rete consente oggi e che ancora non permetteva soltanto 15 anni fa).
Il libro di Kelly è molto ricco di suggestioni, accompagnate da dati ed esempi, alcune magari non proprio condivisibili se non viste all’interno di questo panorama (come l’idea che la tecnologia così intesa sia dotata di libero arbitrio). Forse pecca un po’ di determinismo ma è sicuramente una lettura stimolante, soprattutto nelle prime parti perché poi negli ultimi capitoli si perde un po’. Kelly ha comunque il merito di non voler fare il profeta dell’evoluzione tecnologica a tutti i costi; egli stesso spiega che alcune tecnologie non le usa e che per certi aspetti preferisce uno stile di vita più semplice.
L’adozione o meno di una tecnologia è comunque sempre una scelta; in differenti gruppi sociali, per ragioni storiche, ambientali e quant’altro, possono essere presenti certe tecnologie e non altre, possono affermarsene alcune senza che si siano prima diffuse quelle precedenti (ad esempio in molte zone africane è per presente il cellulare mentre è molto meno facile trovare linee telefoniche fisse).
martedì 1 maggio 2012
Le colonie spaziali della Nasa
A parte la bellezza delle illustrazioni, è interessante il fatto che quelle immagini mostrano come scienza e immaginario vadano spesso insieme, influenzandosi a vicenda, con risultati affascinanti anche quando, dopo 40 anni, quei progetti sono stati abbandonati.
L'esplorazione spaziale ha probabilmente perso il fascino di un tempo e l'idea che l'uomo debba colonizzare lo spazio è stata soppiantata dai moderni osservatori, dalle sonde e dai rover inviati su Marte ma provate sovrapporre a quelle immagini i vostri film, libri e fumetti di fantascienza preferiti.
giovedì 1 marzo 2012
Percezioni reali per oggetti impossibili
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| Phlegm, Sheffield |
A volte lungo il percorso attraverso l'immaginario si seguono percorsi particolari e ci si imbatte in curiose coincidenze. Leggevo, giusto l'altra mattina, di illusioni e figure impossibili*; di come la realtà fisica ci possa apparire in modo in modo differente da come realmente è; di come i meccanismi della percezione possano farci sembrare come perfettamente plausibili cose del tutto inesistenti.
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| Triangolo di Reutersvärd |
| Escher - Relatività |
| Escher - Cascata |
| Pieter Bruegel - La gazza sulla forca |
*Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso, gradevole testo di divulgazione che spazia dalle illusioni percettive fino ai paradossi della filosofia e della matematica.
martedì 28 febbraio 2012
Ancora sull'androide PKD, che stavolta perde la testa
Si trattava di un automa (androide mi sembra un termine troppo ambizioso) con le sembianze di PKD in grado di "conversare" con i suoi interlocutori (chissà se alla domanda che cos'è la realtà avrebbe risposto: è quella cosa che quando smetti di crederci non sparisce) protagonista di una misteriosa sparizione.
Uno dei ricercatori coinvolti nella vicenda ci ha scritto su un romanzo, che sarà pubblicato da Fanucci nei prossimi giorni (qui maggiori dettagli).
sabato 25 febbraio 2012
Brain training, life training

lunedì 7 gennaio 2008
Fiocco azzurro (o rosa?) nel Web
Nasce oggi Wikia Search, motore di ricerca lanciato dai creatori di Wikipedia che, si annuncia come una vera e propria rivoluzione rispetto ai motori di ricerca come li abbiamo finora conosciuti. Wikia Search è ancora in fase alpha, quindi non aspettatevi chissà che prestazioni; trovo però molto interessante la filosofia del progetto, che nasce offrendo grandi possibilità di social networking e con una filosofia di base che vuole rendere molto più trasparenti i suoi meccanismi di ricerca (già ho avuto modo di scrivere qui come Google, sicuramente il motore più potente, sia tutt'altro che trasparente).
Proprio sul versante della trasparenza mi sembra si nasconde la più grande potenzialità di Wikia Search, e la più grande novità. Il ranking delle varie pagine web (per ora che le pagine indicizzate sono davvero pochine; uno dei suoi creatori dice a Repubblica che ci vorranno almeno due anni per arrivare a livelli paragonabili a Google) sarà determinato anche dalle preferenze degli stessi utenti, che avranno la possibilità di votare i risultati delle ricerche e di discuterne in modalità wiki. In più, mi sembra di capire dando un'occhiata superficiale al portale, Wikia Search sembra puntare su tecnologie semantiche (e mi preme sottolineare questo aspetto visto che con una tesi sul semantic web mi ci sono laureato, ormai quasi tre anni fa: come passa il tempo), visto che è attivo nella comunità che si sta occupando di questo sviluppo un Semantic Lab: rosico, questo sì che sarebbe stato un bel caso da studiare.
domenica 25 settembre 2005
Un super-cervellone blu
mercoledì 21 settembre 2005
Sexy shopping
giovedì 30 giugno 2005
Oddio, hanno resuscitato PkD!
Leggo allibito questa notizia qui, con l'idea che molto probabilmente sia una bufala, senza aver ancora approfondito. L'Università di Memphis FedEx (FedEx???) Institute of technology ha creato un androide con le sembianze di Philip K. Dick, che nei suoi libri ha messo tutte le inquietudini dell'umanità legate allo sviluppo tecnologico, e alla possibilità dell'esistenza di androidi, di simulacri, che si sostuiscano, o si possano sostituire, agli esseri umani, con una gran vena di pessimismo di fondo che si traduce però in una filosofia dove, alla fine, è la percezione di esistere a generare l'idea di vita, come gli androidi di Blade Runner: perché loro non sarebbero vivi? A volte Dick viene citato a sproposito come l'autore che ha messo in opera le paure per lo sviluppo indiscriminato della scienza, in realtà tutto torna alla domanda: cos'è la vita?
Chissà che direbbe Dick, morto nel 1982, pochi tempo prima dell'uscita nella sale di Blade Runner, a vedere il suo replicante?
L'androide è stato presentato nel NextFest (23-26 giugno) organizzato dalla rivista Wired, la bibbia dell'evoluzione tecnologica e della società dell'informazione. Quindi sembrerebbe una cosa seria. Quello che mi sconfinfera poco è che questo Dick Androide sarebbe in grado, grazie a mirabolanti sviluppi dell' Intelligenza Artificiale, di sostenere una conversazione sugli argomenti dei suoi libri: l'illusione della realtà, la confusione fra realtà e finzione, il rapporto fra l'uomo e la tecnologia, la percezione della vita e dell'esistenza. Può essere? La foto sotto è l'androide intervistato...
Mentre cerco di capirne di più io stesso, vi lascio questi due link, che trovate anche nell'articolo che vi ho indicato, se qualcuno fosse curioso.
Memphis FedEX Institute of technology
Ripeto la mia idea, è solo una abile manovra pubblicitaria, posto che l'androide parli davvero e interagisca in qualche modo, lo farà solo in seguito a comandi specifici in modo da simulare un comportamento intelligente, come molte applicazioni viste negli studi di intelligenza artificiale, come lo storico Eliza, con cui è possibile interagire (provare per credere) come se si fosse davanti ad uno psicologo (questa è la versione scaricabile). Ci sono poi tante persone virtuali sparse in rete, una lista la potreste trovare qui.

