Moebius

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domenica 17 marzo 2013

Se io fossi un demagogo

Se io volessi semplificare potrei associare le dichiarazioni in cui Grillo diceva che la mafia è meglio dei partiti oppure quelle contro la cittadinanza agli stranieri nati in Italia con il fatto che il capo del Movimento 5 Stelle avesse vietato ai "suoi" parlamentari di votare alla seconda e alla terza carica dello Stato Pietro Grasso (ex procuratore nazionale anti-mafia) e Laura Boldrini (ex portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e da sempre in prima linea nelle varie "emergenze" immigrazione nel nostro paese).

Sarebbe veramente semplice semplificare in questo modo, usare toni demagogici e populisti per gridare che Grillo e il suo movimento sono contro la lotta alla mafia e contro i diritti di immigrati e rifugiati ma so che nel M5S ci sono molte persone per bene che su certi temi ragioneranno con la propria testa e "senza vincolo di mandato" come recita l'art. 67 della Costituzione, che il capo vorrebbe abolire.

domenica 2 dicembre 2012

#Primarie

Ho sempre pensato, e continuo a pensarlo, che ogniqualvolta si chieda ai cittadini di esprimere la propria opinione la partecipazione di quante più persone possibile spinga un pochino più avanti la civiltà di un paese. Per questo motivo sono andato a votare con entusiasmo per le primarie del centrosinistra (ovviamente il motivo principale è che mi riconosco in quell'area politica), sia domenica scorsa che stamattina per il ballottaggio.

Al primo turno ho votato Vendola e oggi Bersani, nella speranza che qualcosa almeno un po' di sinistra si possa fare per migliorare questo paese. Renzi non mi ha mai convinto: sicuramente in tv e in rete vince, è più giovane, moderno ed è vero che la nostra classe politica va svecchiata e dovrebbero emergere nuovi soggetti con idee innovative ma non mi riconosco in tutto quello che dice.

Fatto sta che se vincesse Renzi (cosa che mi pare oggettivamente difficile) non sarà un dramma; penso che il risultato di queste primarie darà comunque forza non solo al vincitore ma soprattutto al PD e ai suoi alleati. E' un patrimonio di consenso e di partecipazione che non può andare sprecato. E sono sicuro che la "squadra" potrà fare bene.

Queste quattro banalità per dire inoltre:

  1. Le primarie sono un evento molto positivo, che nessun Grillo di turno potrà ridimensionare, e costituiscono un antidoto al qualunquismo.
  2. La libertà è partecipazione, come diceva Gaber, e mi sembra una frase verissima.
  3. La competizione, anche con toni duri, all'interno di un partito e di una coalizione fa soltanto bene perché fa emergere temi e idee, arricchisce i programmi, stimola i cittadini a fare di più essi stessi.
  4. La polemica sulle regole mi sembra un argomento tirato fuori per creare confusione e attirare consensi con la storia del "loro sono la vecchia politica e vogliono fermarci".
  5. Penso che sarebbe stato logico consentire alla gente di registrarsi anche questa settimana. Le regole di queste primarie però sono state stabilite settimane fa e accettate da tutti i partecipanti.
  6. Lo sapevano tutti che bisognava registrarsi prima, almeno online, e ci sono state tre settimane di tempo, dal 4 al 25 novembre. Che giustificazione vuoi portare per tre settimane? Chi si è registrato online ma non è andato a votare il 25 novembre stamattina può votare.


domenica 21 marzo 2010

V

Di fronte ad un miliardo di italiani ieri Berlusconi ha fatto le seguenti promesse elettorali (che fanno impallidire il vecchio contratto con gli italiani, residuo di un vecchio modo di fare politica che il Partito dell'Amore ha ormai superato con slancio per difendere il paese dall'invidia, dall'odio, dai magistrati comunisti, dai magistrati non comunisti, dalla sinistra, dal centro, dalla destra [perché sotto sotto pure loro prima o poi complotteranno contro la libertà], dai disfattisti in economia, da quelli alti più di un metro e settanta, da quelli più bassi di Brunetta, dal Papa, dai gay, dalle coppie di fatto, dagli insegnanti e dai ricercatori univeritari comunisti, dagli insegnanti e dai ricercatori universitari non comunisti, dai terremoti, dalle alluvioni, dalla Costituzione, dalle leggi e dalle regole e, infine, da tutti coloro che di cognome non fanno Berlusconi):



  • i governatori del centrodestra pianteranno 100 milioni di alberi (non è stato specificato se si prenderanno in prima persona la zappa: questo fa parte del meritevole programma di reinserimento sociale braccia rubate all'agricoltura);

  • il candidato in Piemonte Roberto Cota sarà impegnato a "realizzare il treno ad alta velocità per collegare l'Atlantico e il Pacifico" [virgolettato da Repubblica]: pare siano state scoperte prove consistenti circa un passaggio dimensionale attraverso il quale dalla Val di Susa si arrivi direttamente in Kamchatka: Roberto Giacobbo sarà nominato consulente speciale);

  • "in tre anni sconfiggeremo il cancro" [virgolettato sempre da Repubblica].


La manifestazione si è conclusa con un giuramento collettivo di tutti i candidati presidenti di Regione del Partito dell'Amore e con l'intonazione del tradizionale canto "Meno male che Silvio c'è". Al termine Berlusconi, prima di essere teletrasportato sulla astronave madre, ha lanciato un ultimo messaggio:"Veniamo in pace. Sempre".



PS: leggo sempre su Repubblica che al momento dell'arrivo in piazza San Giovanni dei due cortei (perché due cortei poi?) la Demo Morselli Band ha intonato il tema di Guerra Stellari. Giuro.

 

sabato 7 febbraio 2009

Appello per la laicità e per la separazione dei poteri

In seguito ai fatti di questi giorni, rispetto ai quali ho espresso il mio pensiero nel post precedente, l'associazione Libertà e Giustizia ha pubblicato un appello per la difesa della democrazia italiana. Riporto un brano:


"La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.


Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera".


Il testo completo dell'appello è disponibile qui. Invito tutti quelli che hanno a cuore il futuro del paese a sottoscriverlo.

venerdì 7 dicembre 2007

Morire in Italia

Stamattina, non lo facevo da molto tempo, parlo un attimo di politica perché una tragica coincidenza ha messo insieme due questioni importanti.


Ieri sera il Senato ha votato la fiducia al decreto sulla sicurezza (non entro nel merito, voglio andare a parare da un'altra parte), ed il governo un'altra volta si è salvato per un soffio. Stavolta si è registrata un'altra novità: la fondamentalista cattolica Paola Binetti, senatrice del Partito Democratico, ha votato contro il governo perché nel decreto sono state inserite norme contro la discriminazione degli omosessuali (non credo che serva commentare ulteriormente...). Fini, leader di An, ha chiesto ad un senatore del suo partito di dimettersi perché assente dalla votazione. Qualcuno chiederà mai alla Binetti di lasciare, almeno, il gruppo del Pd? Purtroppo ho paura di no.


Ieri è stata una giornata segnata soprattutto da una tragedia di cui avrete sentito parlare: un incendio nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino ha provocato la morte di due operai ed il grave ferimento di qualche altro.


Metto insieme questi due avvenimenti per fare una semplice considerazione: al primo caso di cronaca scattano gli attacchi demagogici contro gli immigrati, le richieste di nuovi fondi per la sicurezza, di sanzioni più gravi per chi commette reati che, si dice così, causano allarme sociale. Non contesto l'importanza di garantire sicurezza ai cittadini, però mi irrita alquanto sentire parlare delle città italiane (o almeno della mia) come luoghi insicuri nei quali non si può girare, dove ogni giorno si rischia di venire ammazzati, quando è evidente che le cose non stanno proprio così.


Però non si sentono gli stessi strali per chiedere misure più forti per garantire la sicurezza sul lavoro, per incrementare i controlli, per combattere il lavoro nero; non mi ricordo di decreti di urgenza su queste tematiche, quale che sia il governo; non mi ricordo grande attenzione dell'informazione su una tematica di così grande importanza se non per quanto riguarda il singolo episodio che di volta in volta si presenta: è troppo importante parlare di Cogne, di Garlasco, della povera Meredith, sono cose molto più importanti nella vita di tutti noi.


Nel 2006 i morti sul lavoro sono stati oltre 1300: un numero abnorme, 1300 persone, padri e madri, figli che hanno lasciato le proprie famiglie. Credo siano di più dei morti ammazzati dai rumeni.


Ecco, l'ho tirata fuori. Che si faccia qualcosa, almeno stavolta. Perché nessuno chiederà mai l'espulsione degli imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza o che favoriscono il lavoro nero, ma non si faccia che, in Italia, morire per mano di un criminale sia più "importante" che morire mentre si lavora, spesso in condizioni ignobili e per pochi soldi.

venerdì 20 aprile 2007

E' ora di annoiare qualcuno

Mi sono deciso ad annoiare un  po' di gente questa mattina; nell'ultimo periodo ho parlato poco di politica ma il congresso DS (e quello della Margherita che si apre oggi) mi portano a scrivere due parole sul nascente Partito Democratico.


Tutta questa storia del PD mi lascia un po' perplesso, ho bisogno di sfogarmi; da quando voto ho sempre sbarrato il simbolo prima del PDS e poi dei DS, sentendomi di appartenere a quell'area politica e non essendo mai stato del PCI per evidenti ragioni anagrafiche. Ora questo cambiamento epocale (perché qualsiasi cosa se ne pensi di cambiamento epocale si tratta) mi costringe, e credo molti altri cittadini iscritti o meno (come me) ai partiti in questione, a riflettere e a dire come la penso.


Brutalmente, se non lo facessero il PD, questo PD, sarebbe meglio. Meno brutalmente: sarei anche favorevole ad un processo politico-culturale che porti qualcosa di nuovo nel panorama politico, che aggreghi forze diverse in nome di un progetto di cambiamento della società italiana, di un vero slancio verso le questioni aperte nel mondo contemporaneo, che proponga risposte oltre che individuare i problemi; ecco, se si stesse assistendo alla nascita di qualcosa del genere allora sarei favorevole, anche perché quello che viene indicato come il leader naturale del futuro PD è anche il mio leader ideale (Veltroni, ça va sans dire...). I problemi nascono dal fatto che tutto questo non si vede: si è deciso di farlo, e lo si fa, e poco importa se si riduce questo processo a Ds e Margherita, due partiti in crisi che evidentemente vedono in un nuovo partito la soluzione per risollevarsi; non c'è quello slancio ideale che in molti chiedono, non c'è realmente, almeno finora, quella partecipazione della società civile di cui tanto ci si è riempiti la bocca, non c'è un vero dibattito culturale, se non in circoli legati comunque ai partiti coinvolti.


In questo momento sono critico, non tanto per l'idea del PD in sé ma per come viene realizzato; se un partito non sfonda elettoralmente e non ha raggiunto gli obiettivi che si prefissavano anni fa, forse piuttosto che cancellare il partito bisognerebbe cambiare chi lo dirige (e penso ai Ds, che ormai elettoralmente sono bloccati al 17%); non è chiaro se il PD entrerà o meno nel PSE (e direi di no visto che i centristi dicono di no); non è chiaro come si porrà il nuovo partito sul versante della laicità (la vicenda sui Dico insegna, con parte del nuovo ipotetico partito a favore e parte contro, o che almeno parteciperà al Family Day).


Ecco, la laicità forse è il punto che al momento mi allontana di più da questo nuovo soggetto: non voglio votare per lo stesso  partito della Binetti e del suo cilicio! Su questo versante spero che i Ds, che dovrebbero essere l'anima laica del Pd, battano un colpo, almeno uno.


Per il momento resto in attesa, a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, visto che i congressi di questi giorni non credo mi faranno cambiare più di tanto idea. A questo punto toccherà guardare cosa accadrà a sinistra del Partito Democratico.


Ah, non si può avere uno Zapatero o una Ségolène Royal anche in Italia?


PS: dimenticavo, cito da Corriere.it, «Se questo è il Partito democratico - ha detto parlando dei temi toccati dal segretario della Quercia - al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io». «Ho sentito un’impostazione socialdemocratica che in alcuni punti è addirittura liberale - ha sottolineato Berlusconi - . Sono anche d’accordo con la politica sociale di cui ha parlato il segretario dei Ds». Direi che questo già dice molto sul nuovo partito.

venerdì 30 marzo 2007

Parlate, parlate pure

Un pensiero non se ne vuole andare dalla mia testa; mi inquieta la nota della Cei di due giorni fa, nella quale si afferma il dovere dell'obbedienza ai dettami della Chiesa da parte dei parlamentari cattolici.


In fondo la cosa non dovrebbe riguardarmi, visto che non sono parlamentare cattolico e manco parlamentare, quindi la mia autonomia tutto sommato non è lesa. Mi interessa però come cittadino. A me, da non credente, le parole della Cei, del Papa o di qualunque porporato scivolano addosso, ma lasciano un prurito, un prurito forte, difficile da mandare via e fastidioso. Non mi si risponda che la Chiesa ha il diritto di parlare, di esprimere le sue opinioni, ecc. ecc. Parli pure, la Chiesa, che parli, e lanci anche comandi e moniti a chi per convenienza politica ha deciso di buttare nel cestino la laicità dello Stato italiano.


Ma fate parlare anche me, fatemi dire che vorrei uno Stato nel quale le leggi possano essere fatte pensando ai bisogni dei cittadini, allo sviluppo sociale e culturale da promuovere ed in atto; fatemi dire che la Chiesa sta conducendo una battaglia persa, se pensa di arginare la secolarizzazione della società italiana, ed occidentale in genere, con gli anatemi e l'arroccamento su posizioni oltranziste. Se la Chiesa diventa talebana, e chiede che il legislatore italiano si adegui ai suoi dettami, rischia di perdere molto di più che la battaglia sulle unioni di fatto (che forse non perderà perché in parlamento ha tanti soldatini).


Ecco, questi pensieri prudevano e davano fastidio, dovevo tirarli fuori.

lunedì 19 marzo 2007

Pane e politica

Invito caldamente, chi non lo avesse fatto, a guardarsi, se lo trovate in qualche modo, la terza parte dell'inchiesta di Iacona "Pane e politica" andata in onda ieri sera su Rai Tre. Un viaggio fra le regalie e le clientele della politica italiana, persa fra mercattegiamenti sulle candidature e sugli incarichi (un posto a qualcuno lo si trova sempre, anche a livello locale) e incapace di fare uno scatto di orgoglio morale riducendo gli abissali costi che questo sistema comporta per la collettività, come testimonia la vicenda dell'emendamento che Salvi e Villone hanno presentato in finanziaria per tagliare di qualche miliardo di euro i costi della politica ad ogni livello e affossato se non per qualche briciola.


Si diventa quasi qualunquisti di fronte a certe cose, ma fortuna che c'è qualche giornalista che ancora fa il suo mestiere, e bene.


Aggiornamento: chi fosse interessato con eMule trova le prime due parti, credo che presto qualcuno metterà in rete anche la terza.

giovedì 22 febbraio 2007

Surreale

Quello che è successo ieri, e sapete tutti di cosa parlo, è surreale.


E' surreale che un governo possa cadere per la base di Vicenza (per carità, non piace manco a me ma un governo non può cadere sulla base Usa, perché se ci fossero quegli altri, e potrebbero tornare presto, di basi ne costruirebbero anche di più se avessero la possibilità).


E' surreale che la sinistra italiana, riformista e radicale, non sappia trovare un accordo almeno per mantenere le poltrone, come dice ossessivamente Emilio Fede ogni sera nel Tg4, quando parla delle spine del governo.


E' surreale che ora, visto che potrebbe prospettarsi un Prodi-bis (tris), si cerchi l'appoggio di qualche centrista ex democristiano: saranno contenti Turigliatto e Rossi?


E' surreale che a noi elettori di centrosinistra e di sinistra ci tocca votare per questa classe politica, cercando di pensare che non saranno i migliori ma che quegli altri... E' surreale che si debba ingoiare rospi su rospi, sopportando, come dice oggi Michele Serra su Repubblica, baciapile, moderatissimi ed ex DC, e poi nessuno ci abbia avvertiti che c'era chi nella maggioranza non voleva starci, chi voleva stare, sempre e comunque, all'opposizione.


E' surreale che ci si richiami sempre all'Europa e all'Onu contro gli Usa e poi quando il ministro degli esteri fa un discorso improntato all'europeismo e al multilateralismo si dica che no, non va bene nemmeno una politica estera multilaterale e nelle linea degli altri paesi europei.


E' surreale che quasi quasi mi viene da pensare che sarebbero meglio le elezioni: forse ci meritiamo Berlusconi... E' surreale che io debba pensare che forse sarebbe il modo per cambiare, finalmente, classe politica.


E' surreale che proprio in questo momento debba sentire Buttiglione in tv dire che l'Udc è pronto a sedersi a un tavolo... Sono iniziate la grandi manovre...

mercoledì 21 febbraio 2007

Giornata incredibile

Beh, che dire, è successo niente di importante oggi? A parte il pareggio della Roma in Champions, ovviamente...


Sono incazzato nel vedere una crisi di governo assolutamente incredibile: gli scenari futuri sono difficilmente delineabili, si prospetta un Prodi-bis (anzi tris, per essere precisi) ma cambierebbe poco, la situazione resterebbe sempre molto traballante, salvo cambiamenti inaspettati (soccorso dell'Udc, di Follini?), che sarebbero comunque portatori di conseguenze in qualche modo negative. Staremo a vedere, intanto sono incazzato e basito.


 

venerdì 9 febbraio 2007

Un paese un po' più moderno?

Due righe sul disegno di legge sui Pacs, che poi non sono Pacs ma Dico (Diritti dei conviventi): ad una prima occhiata non mi sembra un compromesso così tanto al ribasso come ho sentito dire; in fondo riconosce ciò che chiedeva la parte del paese più laica e desiderosa di omogeneizzare la legislazione alla modernità già raggiunta ampiamente dalla società, sempre più avanti della politica. Diritti si chiedevano e diritti saranno riconosciuti se l'iter della legge farà il suo corso, e se quei pochi che si dicono laici nel centrodestra non si faranno risucchiare dal vortice delle polemiche ideologiche (e teologiche aggiungerei): purtroppo c'è qualche mastella o binetti pronto a spuntar fuori e a fare la parte del crociato più papista del Papa.


Senza entrare nel merito (gli anni necessari per le eredità o per godere di altri benefici: in fondo ci si può stare, credo), spero di poter vedere finalmente un Parlamento che si comporta come massimo organo dello Stato Italiano, uno stato che, anche se in molti lo dimenticano, dovrebbe essere laico. Credo che un parlamento ed un governo dovrebbero osservare i mutamenti sociali e culturali e provare a trovare una sintesi che adegui lo Stato a questi mutamenti, questo sarebbe già un risultato: aspettiamo, purtroppo aspettiamo.


Ora il problema è: c'è una bella blogger che vuole fare un Pacs (o Dico: chissà come saranno chiamati davvero) con me? Varranno anche le convivenze virtuali? Ci apriamo un bel blog insieme e lo registriamo nei registri anagrafici. Possibile che nessuno ci abbia ancora pensato?

domenica 9 aprile 2006

Aprile

Inutile ricordare che oggi si vota, lo sapete tutti e anche come, almeno chi non ha già deciso di restare a casa. Io, da parte mia ho già votato, prestissimo.

Che succederà? Non lo so, spero che vada con un cambio radicale rispetto agli ultimi 5 anni, come noto e come mai nascosto su Immaginaria. Si cambierà? Incrociamo le dita, i sondaggi non contano più, potrebbe succedere di tutto se, come sostengono i berluscones, con un'alta affluenza alle urne il risultato è da decidere (e se invece un'alta affluenza alle urne fosse indice di un sacco di gente che dopo una legislatura come questa ha deciso che una volta tanto voterà, e non per chi ha governato?).
I sondaggi (e le elezioni degli ultimi 4 anni, non lo dimentichiamo) danno un responso netto, in attesa di vedere come finisce al Senato. Ma le urne? Che responso daranno?

Queste elezioni sono importanti più di altre (si sarà detto per quante tornate elettorali?) perché volenti o nolenti non si può riconoscere che mai il paese in epoca recente è stato tanto diviso e spaccato (dal punto di vista del consenso politico, per fortuna). Sembra quasi che ci siano due Italie con valori profondi diversi, che è poi il senso del film di Moretti, su cui si è discusso. Possibile, mi chiedo io come tanti, che quello che a me pare lampante altri non lo vedano? Questa campagna elettorale ha sottolineato le differenze: spesso uno dei vizi italici è qualinquismo, diffuso nel linguaggio di tutti i giorni, nelle parole della gente, che dice che tanto chiunque governi non cambia nulla; stavolta, con questa campagna così urlata e mediatizzata (televisivizzata) le differenze sono diventate lampanti, evidenti a chiunque le voglia vedere: se vince l'una o l'altra parte cambia molto, e gli altri si chiederanno ma come è possibile che metà del mio paese veda una realtà diversa dalla mia?

Nella sua "Amaca" di stamattina Michele Serra si chiede se dopo che saranno stati contati i voti non ci sarà parte del paese che si sentirà straniera in patria, anzi lo se lo chiede forse sarà così. E' questo uno dei guasti del berlusconismo, l'aver polarizzato così tanto il consenso politico e l'aver estremizzato la contesa (spingendo ancora di più l'acceleratore sul piano ideologico, urlando al complotto dei comunisti, che sarebbero pronti a realizzare brogli elettorali: e lui, acclamato a Napoli al grido di "Duce, duce!" dovrebbe difenderci?) in modo così eccessivo. O forse, pensando all'oggi, è un bene: ripeto, possibile ci sia chi non veda?

Chiudo questo mio modesto contributo al dibattito, che leggerete in un numero leggermente inferiore, agli editoriali che trovate oggi sui giornali, tipo quello di Eugenio Scalfari su Repubblica, bello davvero, leggetelo. E chiudo con le parole di Scalfari:

"Siamo stati e siamo per l'eguaglianza nella libertà, per il mercato che dia a tutti pari punti di partenza, per sostegno dei deboli e l'inclusione degli esclusi, per l'innovazione, per la crescita, per l'Europa, per lo stato di diritto. Insomma per la democrazia nelle forme e nella sostanza.
Questi sono gli ideali positivi per i quali ci siamo battuti. Quelli negativi sono il loro esatto contrrio: l'autoritarismo, il populismo, la demagogia, l'egoismo, l'interesse proprio contrapposto a quello comune, l'autarchi e il protezionismo economico, la menzogna politica, la corruzione, l'insicurezza, la pigrizia intellettuale, il conformismo.
Non sono parole vuote. Ad ognuna di esse corrisponde una visione del bene comune e del paese che vorremmo".

martedì 4 aprile 2006

Il mio appello finale

Ieri sera avrete visto, forse, se non avevate niente da fare, il faccia a faccia fra Prodi e Berlusconi. Una sorta di finale di Champions League della politica italiana, ridotta all'attesa del confronto come se da questo dipendesse tutto. Per qualcuno probabilmente era così, e infatti si è presentato più in forma che nell'altro: Berlusconi, of course.

Il Caimano si è presentato in una veste più brillante, spigliata, battagliero, dopo i rimproveri che gli erano stati fatti, soprattutto perché aveva bucato completamente l'appello finale. Ieri Berlusconi si è messo in posa, ha guardato in macchina, ha sorriso, ha recitato la poesia imparata a memoria, da bravo scolaretto, e l'ha sparata grossa, quasi la più grossa di tutte, al livello del famoso milione di posti di lavoro, delle pensioni minime ad un milione di lire, che ancora aspettano (e pensata all'altra burla delle pensioni minime a 800 euro promessa stavolta), o del drastico taglio delle tasse, che non c'è stato. La cancellazione dell'ICI sulla prima casa farà vincere al Caimano le elezioni? Sarà la mossa a sorpresa vincente? Intanto qualcuno dovrebbe spiegare come poi si intende finanziare i comuni, che si reggono solo sull'imposta sulla casa, dopo i tagli continui fatti in questi anni; e per finanziare i comuni si tratta di trovare soldi, e trovare soldi significa tassare da qualche parte. Quindi, non vi aspettate che la taglierà, al massimo, se ne potessimo avere la controprova visto che sapete che spero (credo) chi governerà, la taglierebbe per i redditi più bassi, per alcune fasce sociali, e poi dirà che l'ha tolta a tutti, come per le pensioni aumentate solo a pochi pensionati.

E Prodi? Prodi ha fatto Prodi, lo conoscevamo già, e anche Berlusconi a dire il vero, infatti ne parlo solo in merito a questa sparata. Anzi, mi preme far notare una cosa: Berlusconi è forse l'unico in Italia che parla di classe operaia, e che sventola come un pericolo la sinistra al governo che redistribuirà la ricchezza alla classe operaia: il Caimano ha detto, più o meno con queste parole, che la sinistra non conosce il merito, vuole redistribuire la ricchezza per far sì che il figlio del professionista sia come il figlio dell'operaio: allora, i meriti li conosciamo anche noi, "comunisti", ma mi deve spiegare che merito ha il figlio del professionista se non l'atto sessuale con cui è stato concepito dal suddetto professionista, e se non sia giusto assicurare condizioni dignitose, magari permettendogli di studiare senza sacrifici immani della sua famiglia, anche al figlio dell'operaio. Ecco, sappiate che se governerà la destra agli "operai" (ed è ovvio che in questa espressione Berlusconi intende qualsiasi lavoratore dipendente, visto che dell'altra parte Berlusconi ha messo imprenditori e professionisti) non verrà niente, anzi, vi verrà tolto qualcosa probabilmente. Ecco, parla il figlio di un operaio che si è sentito pesantemente offeso ed insultato, come se nel mio tentativo di assicurarmi un futuro migliore avessi fatto qualcosa di sbagliato perché non me ne sono stato al mio posto, invece di studiare, e non sono andato a lavorare subito.

Ecco l'idea di società di Berlusconi, se non l'avete ancora capito: una società in cui le differenze sociali non vanno colmate, in cui la mobilità sociale (che per ragioni svariate, fra cui la precarietà del lavoro e la cattiva situazione economica, è in questo momento all'in giù) non va favorita, al contrario delle posizioni acquisite e di rendita; al massimo per chi sta peggio un po' di paternalistica attenzione con qualche spicciolo ogni tanto. Ecco cosa si mangiano i caimani, la speranza di un futuro migliore per chi ha fatto e farà sacrifici.

Chiudo parlando di questi confronti tv. Intanto credo che quello di ieri sera (così ci togliamo il dente del risultato) sia finito in pareggio: Berlusconi ha assestato un punto vincente con l'ICI (perché purtroppo potrebbe fare presa davvero su qualcuno, anche se credo che ormai a certe panzane la maggioranza non crede più) ma ha passato più tempo a parlare della coalizione di centrosinistra e dei suoi problemi che a rispondere alle domande e soprattutto a illustrare cosa intende fare; Prodi secondo me ha segnato invece un punto a suo favore quando parlando del cuneo fiscale ha spiegato con un esempio concreto che un eventuale taglio (dico eventuale perché anche qui bisognerà davvero capire quali risorse saranno disponibili: il taglio ci sarà, ma come ancora va chiarito; ricordatevi però che un taglio dell'ICI costerebbe a occhio molto di più) favorirebbe anche gli stipendi dei lavoratori dipendenti, oltre che le imprese.

Ma alla fine questi match avranno deciso le elezioni? No, non credo. Ci sono stati 5 anni per farsi un'opinione: chi vota a sinistra certo non si farà abbindolare dall'ennesimo sogno, così come chi, avendo votato a destra in passato, è già stato deluso ; chi vota a destra certo non è stato convinto da Prodi. E gli indecisi, per cui si sono fatti questi confronti? Gli indecisi, se non si sono fatti un'opinione in 5 anni certo non se la sono fatta ieri sera, visto che, poco informati, probabilmente di alcune questioni avranno capito poco (e a loro si rivolge il taglio dell'ICI, promessa che va dritto alla pancia della gente, come se risolvesse i problemi della ripresa economica). Alla fine la maggioranza degli indecisi non voterà e quelli che lo faranno credo che si distribuiranno più o meno equamente. Spero.

Finita l'indigestione mediatica (ormai questi ultimi giorni vedranno ancora qualche dibattito ma il grosso è fatto) tocca al porta a porta (non Porta a Porta): portate a votare più gente che potete, perché un'altra legislatura come quella trascorsa non ce la possiamo permettere. Magari il centrosinistra non sarà la coalizione migliore del mondo e non esprimerà i leader migliori ma dall'altra parte avete visto che c'è? Ormai dovreste essere vaccinati, come auspicava uno che di sinistra non era davvero ma la vedeva lunga.

giovedì 23 marzo 2006

Par condicizziamo tutto? Per fortuna che esce il Caimano

[nota: post noioso pure me che l'ho scritto, avrei voluto farlo più divertente e toccare più argomenti, invece gira su se stesso e non dice cose nuove o intelligenti]

[nota 2: la nota precedente non è un modo ironico per dire invece che il post è divertente: è noioso per davvero, non leggetelo]


Stamattina vorrei segnalare una sorta di indigestione da politica che stiamo vivendo. Ok, lo so che io a volte parlo di politica, e me ne interesso, mi informo; intendo dire che in questa pessima campagna elettorale c'è stata una sorta di iper-rappresentazione della politica, in tv soprattutto, come politica in quanto tale, non come gestione della cosa pubblica e come ricerca degli accordi e delle soluzioni per governare e gestire le dinamiche sociali ed economiche.

Una delle caratteristiche principali della tv di oggi (e non solo, è già da un bel pò che abbiamo questa neo-televisione: sarebbe ora di trovare nuovi schemi interpretativi) è l'autoreferenzialità, cioè la tv che parla di se stessa e mostra se stessa. La politica, d'altro canto, è autoreferenziale quasi per definizione, almeno in Italia dove l'agenda politica verte sempre sulle polemiche personali e partitiche e quasi mai sui fatti concreti che interessano la gente; la politica trita ogni tema e lo utilizza a suo uso e consumo. Ora, nel momento in cui si mettono insieme politica e tv, che succede? Che proliferano i dibattiti sulla comunicazione politica, sulla par condicio, sui duelli tv, su quello che dicono e fanno i politici in tv creando una sorta di reality in cui si cerca a tutti i costi il sangue e si bada poco a tutto il resto.

A meno di tre settimane dal voto stiamo ancora discutendo sui tempi, su quanto i politici vadano in tv, su chi comunica meglio dell'avversario, e se questo sposterà voti. Beh, diciamolo, di voti ne sposta pochini, anzi forse niente, e se ne sposta lo fa tanto da una parte che dall'altra. Il grande equivoco, della politica e della tv autorefernziali, è di mettersi al centro loro e di guardare tutto il resto, fatti e persone, come se queste ultime aspettino solo il messia. La gente è molto più intelligente, ragazzi, la gente vota guardando a come campa, a quali prospettive ha davanti (escludendo quelli che votano per idee e valori, quindi per partito preso) e la tv ha molta meno influenza di quello che la stessa tv cerca di raccontare, perché le opinioni si formano attingendo a tanti medium e a tante diverse agenzie.

In quest'era ci è toccato vedere anche questo, come se gli italiani votino per chi rispetta di più i tempi della par condicio o quelli dei duelli con le regole "americane" (che sono comunque sempre preferibili alla rissa: noiosi quanto volete ma almeno c'è uno straccio di contenuti; chi poi vuole andare oltre allo straccio ha i giornali, la radio, Internet e i blog per tentare di farsi di un'idea). Ecco, senza questo corto circuito autoreferenziale forse avremmo visto meno discussioni sulla par condicio e più cose concrete.

Il fatto è che è la tv stessa ad essere tale che è raro che escano contenuti di qualche tipo (uno dei rari casi di queste settimane sono le inchieste di Iacona su Rai tre, con Viva l'Italia); ormai tv e politica sono in rapporto stretto, ed è difficile dire quanto l'una usi l'altra e viceversa: la politica è entrata nel meccanismo televisivo senza per questo divenire più vicina alla gente.

Abbiamo avuto il prepartita e il dopopartita del confronto tv, come una finale di Coppa dei Campioni; tutti a domandarsi, chi vincerà, chi vince, chi ha vinto, come se poi il dibattito sul format e su chi ha comunicato meglio (ma comunicato cosa?) fossero il terreno vero di confronto. In questa tv dove conta di più il primo piano su uno sguardo truce piuttosto che il contorno d'insieme in cui si muovono le persone (quelle vere, non quelle chiuse nella scatola), che non rappresenta quasi più una realtà che la gente tocca davvero, si parla troppo di politica e se ne fa poca, di politica, o meglio di informazione.

Certo, anche qui ora ho parlato della politica che parla di se stessa in tv, ma intanto io non sono la tv, ho una audience più bassa, direi (sperando che qualcuno non chieda anche per i blog la par condicio!). E poi non faccio opinione, credo. C'è gente che trascorre più ore fra i blog alla ricerca, oltre che di rapporti personali, anche di notizie ed informazioni, per farsi un opinione o per scambiarle. E questo, il dialogo ed il rapporto interpersonale, anche se mediato dalla tecnologia, può contare di più che tanti dibattiti tv (che hanno un pubblico diverso).

Quello che questa relazione stretta fra politica e tv ha creato è una biscardizzazione della comunicazione politica (e se Biscardi conducesse i faccia a faccia?), con una logica di attesa all'evento successivo (per iniziare una nuova sequela di polemica) che fa gioco soltanto ai protagonisti (senza capire che al di là dell'audience poi l'elettorato mobile davvero, giovane e che cerca di costruirsi un'opinione sta da un'altra parte, penso io, magari sbaglio).

C'entra poco (ma forse sì) con questo post sui meccanismi di comunicazione (doppia deformazione, sia professionale che di studio), ma a proposito di attesa: domani esce Il caimano, l'ultimo film di Nanni Moretti, su cui tanto si è scritto e tanto ci si è interrogati, vuoi per il mistero che Moretti sa sempre celare intorno ai suoi film, vuoi per il contenuto antiberlusconiano annunciato (e magari, anzi probabilmente, il film parlerà anche, e forse soprattutto, di altro). Vedremo.

lunedì 13 marzo 2006

La Grande Fuga

Ma lo avete visto ieri dalla Annunziata il presidente del consiglio dei miei stivali? Se non avete guardato la trasmissione avrete appreso i fatti dai Tg visto che già all'ora di pranzo era la notizia politica del giorno.
Ecco, la notizia politica del giorno. Quanto siamo scesi in basso? In fin dei conti ad una cosa quella fuga di Berlusconi è servita: a spostare di nuovo l'agenda della campagna elettorale sulla mera polemica politica, evitando di parlare di contenuti ricorrendo al solito schema giornalisti=comunisti.


 


Non è un caso che la Grande Fuga sia avvenuta nel momento in cui Berlusconi elencava le cose buone e giuste fatte dal suo governo: incalzato dalla conduttrice ad entrare più su questioni concrete Burlesconi prende, comincia a dire non gioco più, me ne vado, manco fosse Mina.


<B>Berlusconi abbandona studio tv<br>Alla Annunziata: "Si vergogni"</B>


(foto da Repubblica.it)


Il fatto è che Silvio, secondo me, questa sceneggiata non dico l'avesse pensata prima ma sicuramente era già partito sulla difensiva, con l'idea di riportare il dibattito sulla sua figura di martire in un mondo di comunisti che non lo lasciano parlare. Ha dato fuori di matto, non ha retto la pressione di un intervista che non fosse modello zerbino (e poi dalla Annunziata, che è stata presidente della Rai berlusconiana, mica da Biagi o da Santoro), messo in difficoltà perché quando esce al di fuori del copione che ripete ossessivamente da due mesi in ore e ore di apparizioni tv (i comunisti che limitano la libertà, le toghe rosse, le coop rosse, le 33 riforme realizzate dal governo, l'Italia che è più ricca di quanto raccontano i comunisti, ecc) non sa rispondere, balbetta, entra in difficoltà dimostrando di essere tutt'altro che il Grande Comunicatore su cui si sono sprecati fiumi di inchiostro. Già nel faccia a faccia con Diliberto a Matrix era andato in difficoltà, uscendone sconfitto perché non in grado di dare una risposta alle questioni poste dal leader del PDCI (complimenti, ero fra quelli che dubitavano: so per certo dalle mie fonti che si è preparato studiando i filmati dei precedenti duelli tv di Berlusconi). Ecco domani sera ci sarà il confronto Prodi-Berlusconi con le regole "americane" volute dal leader dell'Unione: vediamo che succede.

Questi giorni sono stati piuttosto caldi oltre che sul piano politico anche su quello giudiziario (e aggiungerei democratico): il caso dello spionaggio da parte di personaggi legati all'entourage di Storace alle scorse elezioni regionali, la richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi per un presunto pagamento all'avvocato inglese Mills per dare falsa testimonianza, le indagini su Cesa. La si può pensare come si vuole ma a me sembra di vedere un castello che crolla, ed emerge tutto il marcio che c'è sotto a questa classe dirigente (nel Lazio Storace si era costruito una specie di feudo personale, suo e dei suoi uomini: se ne sono andati portando via i pc dalla sede della Regione e lasciando in regalo un buco pauroso nella sanità). Di Berlusconi si è parlato e straparlato, sono stati scritti libri su libri sul conflitto di interessi, sul potere mediatico, sul passato tutt'altro che cristallino, su quello che è accaduto in questi anni di governo personalistico; questa campagna condotta in modo così becero, grazie alle bombe sparate di volta in volta da Berlusconi pernon parlare di cose concrete e attirare l'attenzione altrove, mostra un potere che si sgretola, pezzo dopo pezzo, ed è il risultato di cinque anni di governo: perché deve essere ripetuta ossessivamente la stessa solfa? Le riforme, la riduzione delle tasse, le grandi opere, l'aumento delle pensioni, l'aumento dell'occupazione, viene tutto rivendicato come merito del governo: perché, allora, leggendo i giornali e guardando la tv l'unico programma che emerge da parte di Berlusconi & CO. è di completare il programma di questi cinque anni? Completare? ma come, è stato fatto così tanto! Avete sentito una sola idea nuova provenire dai berluscones, questi giorni? Un solo progetto, una sola innovazione? Cinque anni di deserto intellettuale e di prevaricazioni personalistiche dei principi costituzionali hanno portato alla situazione di crisi economica ed istituzionale che gli italiani conoscono senza dover guardare i dibattiti tv.

Magari dovrei spendere due parole sull'Unione, ma in fin dei conti si stanno comportando bene in questa campagna, quando riescono fanno uscire pure qualche contenuto, ed un programma, in base a quello che si è letto sui giornali ce l'hanno, ed alcuni punti sembrano anche molto qualificanti (le 281 pagine non le ho lette, ma mi documenterò, e magari per par condicio faccio un riassuntino: mica posso sempre solo parlare male di Berlusconi).

Me ne vado: c'è la fine di un'era della storia italiana in queste parole? Lo spero. Questo blog si auspica che il 9 aprile una delle coalizioni vinca, e questa coalizione è il centrosinistra.

martedì 7 marzo 2006

Quando c'era Silvio...

Vi voglio raccontare una storia, è quella dell'Omino di burro, che raccoglieva bambini sul suo carro e li portava nel paese dei balocchi; e lì i bambini si baloccavano, appunto, giocavano, si divertivano, non pensavano a nient'altro che a mangiare e a godersi la vita, come in un reality show. Dopo tanto baloccarsi, niente più politica, niente più economia, niente più studio, che non serve per diventare famosi e avere successo...

Ecco, la storia non è mia, ve ne sarete accorti. Si da il caso che la figura collodiana dell'Omino di burro è ripresa nel film-documentario che ho visto giusto giusto ieri. Il film, realizzato da Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, si intitola Quando c'era Silvio. Vi dice niente?

Cos'era l'Italia nell'era Berlusconi? E chi era questo Berlusconi? Beh, voi lo sapete, magari siete lettori informati. Ma se, come fa Kurt Vonnegut in La colazione dei campioni a proposito della Terra, degli esseri umani e degli Stati Uni, doveste spiegare ad un alieno che capitasse da queste parti chi era il personaggio e perchè se ne discuta tanto, perché non sia come gli altri imprenditori o politici (ecco forse il fatto che si accostino i due sostantivi già è importante), questo documentario potrebbe essere davvero utile. Lo trovate in edicola o in libreria con "i libri di Diario" (al prezzo di 17 euro, alla Feltrinelli col 20% di sconti per chi ha la carta fedeltà), con un agile libretto (per essere precisi è il DVD che è allegato al libro) che fa da guida al film, ai personaggi, per chi non li conoscesse, e che contiene efficaci riassunti sulle vicende di Berlusconi, Dell'Utri e compagnia da consultare e da diffondere.

Qualcuno obietterà che si è parlato pure troppo di Berlusconi; forse è vero vista la mole di libri e siti Internet a lui dedicati (ben riportati in bibliografia al libro), però magari c'è chi certe cose ancora non le sa, o non le vuole sapere. Vedete, nel film non ci sono contenuti clamorosi, segreti o che altro: ci sono alcune curiosità gustose (come la parte sul mausoleo della villa di Arcore, per esempio) e quello che risulta un riassunto veloce della vita e delle imprese dell'uomo e della sua gens berlusconiana; si tratta però di un quadro d'insieme che magari il cittadino meno informato, che legge poco i giornali, che si informa attraverso la tv (questa tv), che non legge libri magari non conosce, oppure non ha, appunto il quadro d'insieme fra affari, politica, massoneria, mafia (ben curata questa parte, con un intervista al PM del processo a Dell'Utri, Antonio Ingroia; agghiacciante un intervista di Dell'Utri con Chiambretti a L'inviato speciale, su Rai Uno, in cui il senatore afferma che la mafia non esiste).

Altra cosa gustosa, questa quasi inedita è l'intero intervento di Berlusconi al Parlamento Europeo nell'estate 2003, nel giorno dell'insediamento della presidenza italiana, quello del kapò dato ad un europarlamentare tedesco: tutto il contorno è anche peggio, a cominciare dal fatto che di fronte a domande precise sulle rogatorie internazionali, sul mandato d'arresto europeo e sul conflitto di interessi Berlusconi risponde con insulti.

Qualcun altro obietterà che forse così lo si demonizza e magari si fa il suo gioco; no, questa è una balla che vi hanno raccontato a cominciare da lui in persona: bisogna informare, informare e informare, perché l'informazione e la conoscenza fanno l'uomo libero, libero per davvero, non delle libertà berlusconiane.

Io sono il primo a dire che le elezioni del 9 aprile non devono essere uno scontro di civiltà fra Berlusconi e noi, perché davvero si fa il suo gioco; ma in questi anni abbiamo assistito all'arricchimento del politico e alla presa del potere da parte dell'imprenditore; abbiamo visto l'instaurazione di un regime de facto, basato sulle tv e sui giornali (e se, come spero potremo mandarlo a casa, significa che le regole stabilite 60 anni fa tutto sommato non erano così male, visto che hanno retto al tornado berlusconiano), che ha portato ad un imbarbarimento della politica italiana, che diventa evidente in questa pessima campagna elettorale, in cui a un mese dal voto praticamente di tutto si è parlato tranne che di contenuti, perché la trasformazione che ha portato Berlusconi a tutto il sistema (mentre lui si faceva gli affari propri) è stata il passaggio ad una democrazia dell'apparire.

E allora? Allora cerchiamo di diffondere il verbo: magari questo film da solo non basta, ma potrebbe mettere qualche pulce nell'orecchio, per far sì che la gente si ponga domande (è tutto vero? potrebbe chiedersi l'alieno di cui sopra), si informi, legga, chieda a qualche conoscente.
Mi rendo conto di uno scoglio: probabilmente come sempre accade in questi casi certi film o certi libri restano in un circolo di persone che queste cose già le sa. Comunque, alla fine il documentario è godibile e ben fatto, se proprio non servisse alla causa almeno credo che chi lo vedrà non penserà di aver proprio sprecato il suo tempo.

giovedì 9 febbraio 2006

Presenze poltici in tv

ANSA) - ROMA, 8 FEB - Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e' secondo sui Tg Rai solo al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. E' quanto risulta dai dati di gennaio del Centro di ascolto. Il premier e' invece al 1/o posto sui Tg Mediaset e 12/o su La7. Prodi, su tutti i Tg, segue Fassino: e' 5/o su quelli Rai, 4/o su Mediaset, 15/o sul Tg de La7. Casini e' 3/o sui Tg Rai, solo 22/o sui Tg Mediaset, 20/o su La7. Fassino e' 4/o nei Tg Rai, 3/o per Mediaset e 14/o per La7.


A chi fosse interessato ai dati di questo inizio di campagna elettorale consiglio di fare un salto sul sito del Centro di ascolto dell'informazione radiotelevisiva.

domenica 1 gennaio 2006

Letterina al 2006

Caro 2006,
come va? Tutto bene? Ti piace questo pazzo mondo? Visto che ci sono ti chiedo subito le cose difficili, che so non puoi realizzare, però, visto che te le chiederanno tutti, desidero anche io tanta pace nel mondo, la sconfitta della fame nel mondo, Bush che si fa hippie, Berlusconi con tanti capelli in testa, con 50 anni di meno, senza tv, che torna a cantare sulle navi da crociera, Fazio con la giusta e meritata pensione da godersi in qualche località amena, tipo il villaggio vacanze S. Vittore o la beauty farm Regina Coeli, insieme agli amici Fiorani e Consorte, e magari insieme a qualcuno di quei politici con cui tanto tempo hanno amoreggiato al telefono. Questa è dura lo so, visto che siamo in Italia.

Veniamo alle cose facili. Come forse ti ha detto il tuo amico 2005 prima di andare via fortunatamente continuo a lavorare, da domani e fino al 31 marzo. Anno nuovo, lavoro vecchio. Caro 2006, vedi un po' che puoi fare per portare qualche soddisfazione da questo punto di vista, che a me va già bene così ma si può sempre migliorare, no?
Poi, naturalmente, per non mancare di rispetto a nessuno, tanta felicità a tutti gli amici e le persone a cui voglio bene. Già che ci sei un po' di salute per me, visto che sono un po' rattoppato e ieri non ti ho festeggiato come si deve, anzi per niente (non che a me piaccia festeggiare, come possono dirti gli amici che passano di qua da più tempo).

Caro 2006, c'è qualche questione che negli ultimi tempi mi ha un po' fatto incazzare leggendo i giornali. Avrei voluto parlarne già nel blog ma te lo dico a te in gran segreto, anche perché è un po' che faccio fatica a scrivere su Immaginaria (a proposito, dammi un po' di ispirazione per i prossimi 364 giorni). Ritorno a quanto detto all'inizio. Vedi, le questioni di cui si è ampiamente dibattuto dall'estate scorsa, tutta la roba che riguarda Fazio Antonio (indagato a Milano per aggiotaggio e a Roma per abuso d'ufficio), Fiorani Gianpiero (Milano: associazione a delinquere, appropriazione indebita aggravata, riciclaggio, aggiotaggio, ostacolo all'attività di vigilanza), Consorte Giovanni (Roma: aggiotaggio, ostacolo all'attività di vigilanza, per la scalata a BNL; Milano: concorso in aggiotaggio per la scalata di BPI, cioè Fiorani, ad Antonveneta) ed altra gente che sono troppo pigro per citare e che chiameremo i compagnucci del quartierino, mi fanno davvero pensare male su questa povera Italia.

Che sarà mai, potresti dire tu; gente che ha speculato, utilizzando informazioni riservate, arricchendosi indebitamente e azzottando il maltolto su conti all'estero mica è una novità in Italia. E infatti è questo che mi fa incazzare, che non sia una novità. Però qualcosa di nuovo c'è sempre perché, si sa, c'è sempre l'esplosione dei tormentoni e delle mode estive. Ecco, il 2005 non è stato l'anno delle tangenti versate nella casse dei partiti o dei politici per ottenere favori: troppo demodé, troppo anni '80-'90. No, ora si usa che X che ha una certa informazione sui mercati finanziari, in virtù del ruolo di vigilanza che svolge, la passi a Y che lo ricompensa con regalie varie; Y, poi, consiglia o svolge per conto terzi (e naturalmente propri), operazioni finanziarie molto redditizie a Z, W, X e tutto l'alfabeto (si da il caso che qualcuna di queste lettere dell'alfabeto possa essere qualche politico, nello specifico del centrodestra). Una cosa molto carina è che nel caso questi investimenti portassero perdite, queste venivano scaricate con fantomatiche spese sui c/c dei clienti della banca.

Ma vedi, 2006, quel che è peggio è che questo non avviene solo per arricchirsi e basta (perché, poverini, devono pensare alla vecchiaia) ma, in virtù dei legami costruiti con queste nuove tangenti modello 2005, in cambio dei soldi: l'idea di fondo era di mettere le mani su ampi settori dell'economia e della finanza italiana, nonché dell'informazione. Insomma, caro 2006, ti dice niente la parola inciucio? No? Intanto ti consiglio di leggere l'ultimo libro di Travaglio e Gomez, Inciucio, appunto: io sono arrivato alla parte sulla tv ma i giornali hanno già raccontato molto della storia cui ti stavo accennando e quindi, caro 2006, te la accenno a tuo uso e consumo, che sei appena arrivato.

L'idea è che da una parte il signor Fiorani di Banca Popolare Italiana (ex Lodi) avrebbe trovato la strada spianata, grazie alla compiacenza di un vecchio signore detto il Governatore di Bankitalia, per scalare la Banca Antonveneta e lui in cambio avrebbe finanziato una scalata a dir poco azzardata da parte di un gruppo di finanzieri (magari la vera mente di tutto è Anna Falchi) al più grande giornale italiano, il Corriere della Sera. Si dice che così il quotidiano sarebbe stato controllato da un tipo che di giornali già ne ha, ma anche di tv e un sacco di altra roba. Non faccio nomi, non vorrei essere querelato.
Per fare un inciucio come si deve serve però una controparte. Consorte, presidente di Unipol, la compagnia di assicurazione delle Coop, lancia un'OPA a BNL, con il sostegno tra gli altri sempre di Fiorani (i due e Fazio pare abbiano passato un sacco di tempo al telefono, ma sono malignità). A parte che Consorte ha beneficiato delle spifferate che arrivavano all'amico Fiorani, quest'altra operazione di spericolata finanza (questa volta "rossa") godeva di altrettanti appoggi importanti, in particolare da parte del partito che un tempo era molto legato alle Coop rosse, i DS (che hanno difeso a spada tratta, non a caso, il diritto di UNIPOL alla scalata).

Purtroppo, sarò in malafede, caro 2006, ma tendo a pensare male. Forse perché avrò letto un po' del libro di quei comunisti di Travaglio e Gomez ma qui puzza ancora di inciucio: che pare una pratica molto diffusa negli ultimi 10 anni di politica italiana.

Ecco quello che mi fa davvero incazzare (e sarà la terza volta che lo scrivo) caro 2006: che ci sia gente che ruba, vabbé, c'è sempre stata. Quello che ti chiedo caro 2006, visto che fra qualche mese assisterai alle elezioni in Italia, fai qualcosa tu per dare una ripulita a tanta melma. Sai, in Italia le cose non vanno tanto bene quando c'è da spalare merda, e se ci provano i giudici, sono comunisti. Magari, che ne so, un po' di moralità in più, soprattutto nella sinistra italiana, perché non mi va di votare turandomi il naso. Al di là di specifici reati, che per ora non sono usciti, pesano grossi macigni sull'operato del più grande partito della sinistra italiana. Ma come, ci si oppone ad una destra davvero immorale e noi (loro) non siamo migliori? No, cazzo. Io voglio votare orgogliosamente il 9 aprile, e non solo nella speranza di vedere andare a casa Berlusconi (purtroppo a casa davvero non ci andrebbe comunque); voglio votare senza avere dubbi di coscienza. Puoi fare qualcosa tu, 2006? Perché quanto facciano male questi tentativi di controllare la finanza da parte della sinistra (perché in questo può tradursi la scalata a BNL: Fassino che telefona a Consorte e chiede se BNL è loro! Cazzo, no!) puoi leggerlo nell'articolo di Claudio Rinaldi sull'Espresso numero 52 del 2005 (insomma l'ultimo).

Caro 2006, infine, davvero, spero che tu sia almeno un po' di sinistra, e non solo per il governo di questo paese, ma un po' per tutto: spero che potrai infondere un po' di sale in zucca nella società e nella cultura. Perché, vedi 2006, non si tratta di tifare per qualcuno affinché vinca le elezioni, e poi tutti contenti tiriamo fuori le bandiere come se fosse il campionato di calcio (a proposito, butta un occhio alla mia derelitta Roma). Qui si tratta di avere una società più equa, più solidale, in cui la gente sia pagata per quel che vale, affinché possa arrivare alla fine del mese; che ci sia maggior sostegno a chi ne ha davvero bisogno; che ai detenuti delle carceri italiane venga dato un trattamento umano, perché dovremmo essere un paese civile; che si dia dignità a tutti e al lavoro di tutti; che sia una libertà di pensiero e di opinione completa; che si possa pensare al di là del contingente e che si capisca che da quello che si fa ora dipende il futuro di tutti, per la scuola, per l'università, per la ricerca, che sono o dovrebbero essere l'asse portante dello sviluppo e del benessere di una società, ma non portano risultati che si possano osservare fra un'elezione comunale ed una regionale, purtroppo; che si possa affittare una casa o comprarla anche con uno stipendio normale. Insomma, roba così.

Ho chiesto troppo e troppo tutto insieme. Ok, 2006, vedi tu fin dove puoi arrivare: lo so che è difficile, ti ringrazio in anticipo per il grande impegno.

Oh, 2006, non sarai mica di destra?

lunedì 17 ottobre 2005

4.000.000 in fila

Dopo tre giorni senza telefono posso tornare a postare. E posto, visto il mio ultimo posto, ancora sulle primarie del centrosinistra, per dire pochissime cose (lunghi editoriali politici potrete leggerli altrove, io faccio le mie modeste considerazioni).

Questi oltre 4 milioni di elettori che significano? Perché è questo il punto, non chi ha vinto, anzi stravinto, le primarie, che già si sapeva. Il dato fondamentale è che più di 4 milioni hanno deciso di mettersi lì in fila (io per un'ora e mezza) per votare per il leader dell'Unione ma soprattutto per dare un segno. Il segno che se gli si chiede di esprimersi gli italiani lo fanno; che magari su certe questioni mostrano indifferenza, come gli ultimi referendum, ma che hanno voglia di dire con forza che in questo paese è ora di cambiare.
Il segno più forte, secondo me, è che se non ci fossero stati questi 4 anni e oltre di governo della destra, di questo governo (leggi ad personam, condoni e concordati fiscali, economia e conti a pubblici a pezzi) probabilmente non ci sarebbe stata una tale mobilitazione. Direte, vabbè erano tutti elettori di centrosinistra, poi erano un po' farlocche come primarie, visto che il leader già riconosciuto da tutti c'era, andava solo legittimato.
Tutta questa gente, che di domenica si mette un'ora in fila per un voto che ha un significato più simbolico che pratico, vuole partecipare, vuole dire la sua, vuole venire ascoltata. E a questo punto si stabilisca di ascoltare la società sempre più spesso, come metodo. Non si butti questo patrimonio di 4 milioni di elettori che avevano voglia di dire la loro.

Il numero resta, e nessuno lo aveva previsto (leggevo ieri che 350.000 votanti avrebbe cominciato ad essere un buon numero, sondaggi alla mano). E rappresenta la voglia di cambiamento della gente, la voglia di mobilitazione, il segno che alle prossime politiche probabilmente nessun voto andrà buttato. Sempre che sarà possibile contarli i voti fra qualche mese, con l'aria che tira...

venerdì 14 ottobre 2005

Primarie alla carbonara

Apro una parentesi politica. Come sicuramente saprete domenica si svolgeranno le primarie dell'Unione per la scelta del candidato per la presidenza del consiglio alle prossime politiche.

Apro questa parentesi perché credo, anzi sicuramente, andrò a votare anche se ancora non so per chi. Il fatto è che si tratta di primarie anomale, come tutti possono vedere ed è già stato rilevato, perché alla fine si va a votare per un candidato che i partiti hanno già accettato come leader (Prodi, per chi non se ne fosse accorto) ma che va legittimato. E gli altri candidati dicono (tranne gli indipendenti) che si sono presentati per rappresentare ognuno la propria area politica pur riconoscendo Prodi, ecc. ecc.

Premetto che andrò a votare con spirito curioso e perché lo strumento in sé mi piace e spero che possa diventare un'abitudine (magari con primarie vere la prossima volta), ma ancora non ho deciso se votare per Prodi o buttare lì un voto un po' di protesta e un po' di cambiamento. Se fosse per me il mio voto lo darei all'amico Uolter, l'unico personaggio in grado di smuovermi in maniera più decisa.

Ecco, vi chiedo, a chi è interessato, voi ci andate a votare per le primarie (naturalmente se siete elettori di centrosinistra e sinistra)? Non tanto per chi, che credo alla fine è un discorso secondario viste le premesse, ma se ci andate, badate bene. Sarò curioso di vedere quanta gente alla fine sarà andata a votare, per capire se sarà un esperimento da ripetere o se è stato solo un momento estemporaneo. Mi sa che in ogni caso sarà la seconda che ho detto.