Moebius

Moebius

giovedì 17 marzo 2011

"È con coscienze ormai ridotte a un nucleo essenziale e irriducibile che lo stato delle cose deve fare i conti.
Ci hanno talmente schiacciati, che non c'è più spazio per premere ulteriormente. Ci hanno deprivato di tutto, tranne che dei sogni di grandezza, che alimentano un fuoco difficile a estinguersi.
Le nostre rabbie rimangono ciò che sono, nel senso più letterale del termine: rifiuti. Continuiamo a rinfacciare a chiunque la nostra sfrontata libertà.
Continuiamo a conferire da noi il significato alle nostre armi, come ogni uomo libero."
[Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile 3.0]


Ricerca del significato ultimo della propria esistenza, anche a costo dell'isolamento e dell'anomia rispetto alle convenzioni sociali.
La ribellione al potere dominante è una ribellione prima di tutto intima, fondata su idee alle quali siamo noi ad attribuire significato, anche a costo che questo significato esista solo per noi. Ma proprio in virtù di questa "specialità" esercitiamo la nostra individualità e ci conquistiamo la nostra - minima - sfera di libertà che non potrà essere intaccata finché esisterà significazione.

Assalto

"Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l'autentica sopravvivenza con cui devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fascino né credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purché mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latitudine ed estrazione.
Io sono un proletario arrabbiato che non solo non possiede i mezzi della produzione, ma neppure desidera una simile sciagura.
Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo.
Ho imparato a diffidare dei miei più intimi desideri. Figuriamoci se non dubito del mezzo sorriso mezzo scettico degli ultimi arrivati."
[Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile 3.0]

Lavoro sul se, costruzione del proprio mondo e della propria identità al di là degli schemi imposti dalla società dei consumi. Pensiero critico, riflessione interiore, analisi della sostanza e non solo della forma delle cose.

Guardando a oriente

Il particolare che, forse, alcuni dei tecnici che stanno lavorando a Fukushima siano ex membri della Yakuza è estremamente straniante. Degna della miglior letteratura post-moderna, sarebbe stato bene in Underworld di DeLillo. Nei prossimi anni il disastro giapponese avrà invaso il nostro immaginario: forse solo la grande letteratura saprà raccontarcelo per davvero.

domenica 21 marzo 2010

V

Di fronte ad un miliardo di italiani ieri Berlusconi ha fatto le seguenti promesse elettorali (che fanno impallidire il vecchio contratto con gli italiani, residuo di un vecchio modo di fare politica che il Partito dell'Amore ha ormai superato con slancio per difendere il paese dall'invidia, dall'odio, dai magistrati comunisti, dai magistrati non comunisti, dalla sinistra, dal centro, dalla destra [perché sotto sotto pure loro prima o poi complotteranno contro la libertà], dai disfattisti in economia, da quelli alti più di un metro e settanta, da quelli più bassi di Brunetta, dal Papa, dai gay, dalle coppie di fatto, dagli insegnanti e dai ricercatori univeritari comunisti, dagli insegnanti e dai ricercatori universitari non comunisti, dai terremoti, dalle alluvioni, dalla Costituzione, dalle leggi e dalle regole e, infine, da tutti coloro che di cognome non fanno Berlusconi):



  • i governatori del centrodestra pianteranno 100 milioni di alberi (non è stato specificato se si prenderanno in prima persona la zappa: questo fa parte del meritevole programma di reinserimento sociale braccia rubate all'agricoltura);

  • il candidato in Piemonte Roberto Cota sarà impegnato a "realizzare il treno ad alta velocità per collegare l'Atlantico e il Pacifico" [virgolettato da Repubblica]: pare siano state scoperte prove consistenti circa un passaggio dimensionale attraverso il quale dalla Val di Susa si arrivi direttamente in Kamchatka: Roberto Giacobbo sarà nominato consulente speciale);

  • "in tre anni sconfiggeremo il cancro" [virgolettato sempre da Repubblica].


La manifestazione si è conclusa con un giuramento collettivo di tutti i candidati presidenti di Regione del Partito dell'Amore e con l'intonazione del tradizionale canto "Meno male che Silvio c'è". Al termine Berlusconi, prima di essere teletrasportato sulla astronave madre, ha lanciato un ultimo messaggio:"Veniamo in pace. Sempre".



PS: leggo sempre su Repubblica che al momento dell'arrivo in piazza San Giovanni dei due cortei (perché due cortei poi?) la Demo Morselli Band ha intonato il tema di Guerra Stellari. Giuro.

 

venerdì 27 marzo 2009

Si parla di PKD in tv

Molto raramente si parla di fantascienza in tv. Mi fa piacere segnalare che la trasmissione Tempi Dispari, in onda su Rai News 24 spesso si occupa del tema.


Nell'ultima puntata si è parlato, sorpresa, di Philip K. Dick insieme a Sergio Fanucci (l'editore italiano di tutti i suoi libri, che ho avuto il piacere di incontrare in un'occasione) e Carlo Pagetti (critico e studio di letteratura anglosassone, specializzato in fantascienza e Philip K. Dick, e autore delle prefazioni che accompagnano le edizioni italiane dei suoi libri).


Linko l'articolo di Fantascienza.com, all'interno del quale è anche presente un video della trasmissione (che pare andrà in replica ad Aprile).


Tra l'altro dovrei scrivere una recensione di Radio Libera Albemuth, letto poco tempo fa.

sabato 7 febbraio 2009

Appello per la laicità e per la separazione dei poteri

In seguito ai fatti di questi giorni, rispetto ai quali ho espresso il mio pensiero nel post precedente, l'associazione Libertà e Giustizia ha pubblicato un appello per la difesa della democrazia italiana. Riporto un brano:


"La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.


Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera".


Il testo completo dell'appello è disponibile qui. Invito tutti quelli che hanno a cuore il futuro del paese a sottoscriverlo.

lunedì 15 settembre 2008

E' tutto un Infinite Jest

Da qualche giorno mi cullavo nell'idea di riprendere a scrivere su Immaginaria, in fondo di cose da scrivere, se si ha voglia, se ne trovano sempre.

Stamattina controllando la mia casella e-mail ho trovato il nuovo numero di Giap, la newsletter dei Wu Ming, dedicata alla memoria di David Foster Wallace. E così ho scoperto che ieri è stata diffusa la notizia della sua morte a 46 anni, anzi del suo suicidio per impiccagione, e devo dire che mi ha colpito, e mi lascia quasi sconvolto.

Wallace era uno dei più grandi scrittori contemporanei, vero interprete della nuova letteratura post-moderna. Divertente, ironico, con una satira sempre pungente ma soprattutto innovatore, con il suo stile decostruito ma assolutamente ricco, per le idee, per il linguaggio, per l'incredibile fantasia narrativa. Parecchi anni fa lessi una sua antologia di racconti, "La ragazza dai capelli strani", e mi innamorai di Wallace come scrittore, sentendo che mi erano passate fra le mani delle pagine straordinarie, qualcosa che sarebbe rimasto.

E così, un paio d'anni fa credo, intrapresi la lettura del suo capolavoro, Infinite Jest, uno dei libri oiù belli e più significativi della letteratura contemporanea (recensione mia qui), lettura che mi richiese due-tre mesi vista la mole del romanzo e l'oggettivo impegno richiesto al lettore che si immerge nelle vicende della famiglia Incandenza.

Addio David, la vita è uno scherzo infinito, vero?

giovedì 5 giugno 2008

Gibson: silenzio ed oblio

Segnalo l'intervento fatto da William Gibson a Roma la scorsa settimana durante il Festival delle Letterature (quando io mi sono fatto autografare "Neuromante"). Il suo bellissimo brano inedito "Il flusso del silenzio, l'insistenza dell'oblio", è una importante riflessione sull'impatto delle tecnologie nella nostra vita e nello sviluppo sociale e culturale, come strumenti per combattere l'oblio e per garantire l'affermazione della verità e la trasparenza dell'informazione.


Qui il testo italiano.

martedì 27 maggio 2008

Festival delle Letterature

Se qualcuno fosse interessato, stasera al Festival delle Letterature in corso a Roma saranno presenti due dei miei scrittori preferiti, William Gibson e Joe R. Lasndale.


Chi fosse interessato può consultare il programma della manifestazione qui.

martedì 6 maggio 2008

Tre pazze settimane - 3

Ho già parlato di alcuni momenti che ricorderò con grande piacere in futuro del mio soggiorno negli Usa, soprattutto perché ho potuto condividere tali esperienze con alcuni amici. Le tre settimane trascorse in Florida, come ho già avuto modo di scrivere, sono state ricche di esperienze, difficili da raccontare in poche righe, esperienze che probabilmente riemergeranno nei ricordi col passar del tempo, quando capiterà di parlarne con le persone con le quali sono state vissute oppure quando una “madeleine” farà scattare qualcosa.



E’ difficile ordinare questi ricordi per raccontarli. Ieri ho visto una amica che non è potuta venire con noi in Florida e mentre cercavo di spiegarle cosa avevamo fatto, cosa avevamo visto, mi sono reso conto che quando si vivono certe cose in gruppo è tutto molto più forte e tutto avviene all’interno di confini che delimitano anche i ricordi. Difficile raccontare e spiegare le battute, gli scherzi, i piccoli episodi che hanno determinato la percezione di un periodo in cui sono avvenute tante cose; tutto è apparso molto più grande e potente, sensazioni positive e sensazioni negative e dolorose, di come forse sarebbe stato in un altro contesto. Ecco, forse le cose che potrò ricordare più di tutte saranno proprio le emozioni che ho provato, di gioia, di tristezza, di sicurezza ed insicurezza, che hanno valore e significato per me, e per chi mi si è ritrovato accanto in quei momenti.



Credo che chiuderò qui questi resoconti del mio viaggio in America. Avrei forse dovuto tenere un diario quotidiano per riuscire a raccontare tutto. La cosa più importante da dire è che sono tornato dagli Stati Uniti con più consapevolezze su me stesso, anche dei miei difetti, e sul rapporto che ho costruito con alcune persone, nonostante i miei errori e i miei desideri irrealizzabili.



Tornato dagli Usa bisogna iniziare a pensare a cosa combinare da qui in avanti. Mi sono preso un anno per fare questo master, per avere il tempo per uscire dalla mia indolenza, per cambiare qualcosa nella mia vita, oltre che per lo studio ed il lavoro. Ora dovrò pensare a come far andare la mia vita, spero di aver imparato qualcosa, di essere cresciuto, pur con i miei soliti difetti, con le mie solite ansie ed insicurezze, che forse potranno solo diminuire. In tutto questo devo iniziare a coltivare speranze e a far crescere qualcosa. Poi il resto potrebbe venire da solo.


3. Fine (forse...).

domenica 4 maggio 2008

Tre pazze settimane - 2

Proseguo il resoconto delle tre settimane in Florida ripartendo dalle nottate in bianco. Oltre a quella a Key West, raccontata nel post precedente, ce ne è stata un’altra a due giorni dalla partenza che vale la pena ricordare.


Lunedì scorso, dopo la consegna del portfolio finale che ha praticamente chiuso il master americano, si è deciso di passare la serata a Miami Beach per festeggiare con una bella cena e possibilmente una sana ubriacatura. In un gruppetto siamo prima andati a cena in un buon ristorante di pesce su Collins Av. (come al solito se qualcuno ha bisogno di un consiglio…) e quindi nel nostro ormai solito locale su Ocean Drive dove bere mojito. Apro una parentesi sul mojito: mi raccomando, che la menta sia fresca, il rum tanto, il ghiaccio e lo zucchero quanto basta, bisogna costruire un sottile equilibrio… Va detto però che sti mojito ve li faranno pagare cari…



Dopo cena mentre stavamo già sorseggiando i nostri enormi bicchieroni di mojito siamo stati raggiunti dagli altri, tutti decisi a scatenarsi almeno per una volta (io già avevo dato, ci tengo a sottolineare). Un po’ brilli abbiamo ascoltato un po’ di musica dal vivo e dopo abbiamo iniziato a fare casino su Ocean Drive (perfino una bella “società dei magnaccioni”). Spostandoci un po’ più in là ci siamo infilati dentro un altro locale, dove poter ballare un po’ e prendersi una birra. Alcuni di noi si sono scatenati come mai li avevo visti, effetto dell’alcol forse, mentre piano piano c’è stato chi ha iniziato ad alzare bandiera bianca e ad aspettare gli altri fuori.


Verso le tre, quando i locali da quelle parti chiudono (penso che in America abbiano delle regole molto ferree sugli orari di chiusura) e dopo essere rimasti un po’ a bivaccare ai margini della spiaggia un manipolo di stakanovisti ha deciso di restare ancora a Miami Beach (compreso chi parla) e di “spiaggiarsi” a riposare, riprendere fiato, smaltire l’alcol nella speranza di poter ripartire in direzione campus. Un consiglio: non spiaggiatevi di notte a Miami Beach. Noi abbiamo rischiato di finire arrestati.



Vabbè non esageriamo… La polizia pattuglia la spiaggia, che sarebbe chiusa da mezzanotte alle 5 della mattina, a bordo di coattissimi quad che sembrano usciti da qualche telefilm. Al terzo o quarto passaggio avevano evidentemente deciso che non potevamo stare più lì e ci hanno “gentilmente” consigliato di andar via (nonostante fosse ormai passate le 5 e la spiaggia fosse, teoricamente, aperta). In quel momento io ero a passeggiare sulla spiaggia con una mia amica, quindi ho assistito alla scena da un centinaio di metri dopo che uno dei quad aveva prima puntato su di noi illuminandoci coi fari come se fossimo sotto tiro.



Alla fine, mentre alcuni dei miei amici sono rientrati di nuovo nel bed&breakfast “The Van” dai sette comodi sedili, io e la mia amica di prima ce ne siamo rimasti in giro per Miami Beach fino alla mattina, passeggiando e chiacchierando come non eravamo quasi riusciti a fare in tre settimane (inutile dire che a quest’amica tengo un sacco: sicuramente si è trattato di uno dei momenti migliori per me durante tutto questo periodo perché finalmente ho potuto risentirla vicina).



Quindi dopo una notte in bianco, o quasi in bianco, siamo ripartiti in direzione del campus, riuscendo a sbagliare strada un po’ di volte prima di imboccare la I-95.


2. Continua...

venerdì 2 maggio 2008

Tre pazze settimane - 1

Eccomi di ritorno a Roma. Eh già, tre settimane sono volate via. Giovedì mattina ero di nuovo a casa dopo aver trascorso una esperienza strana ma bellissima che cercherò di raccontare almeno un po’.
Tre settimane in un campus universitario americano sono qualcosa di assolutamente nuovo per chi viene dalla realtà italiana. Soprattutto quando il campus è vicino Miami, con l'Oceano a poche miglia. Sono state tre settimane intense, sia per ciò che riguarda la vita universitaria sia, soprattutto, per tutto quello che può essere definito vacanza.



Certo, ci sono stati alcuni giorni di lezione, alcuni giorni di studio (anche un paio di nottate per completare il portfolio da consegnare alla fine) ma soprattutto c'è stato tanto tempo per vivere qualcosa di bello con alcuni amici con i quali nell'ultimo anno, grazie al master, ho molto legato. Con alti e bassi, ma queste sono cose che riguardano sempre e comunque me e i giri strani che il mio cervello è abituato a fare.
I primi giorni sono corsi via mentre si cercava di ambientarsi e di prendere le misure all’America, in tutti i sensi. Dopo due giorni avevamo già affittato le macchine, indispensabili per muoversi visto che il campus è sperduto in mezzo al nulla, tranne che strade e parcheggi enormi intorno ai quali sorge qualche edificio, negozi e ristoranti. I primi giorni sono stati quelli dello stupore, per le dimensioni, per le tante differenze con l’Italia, per l’emozione di aver finalmente iniziato un viaggio programmato da un anno prima.



Con i miei compagni di master, e amici, siamo partiti quindi alla scoperta prima del campus (dotato di piscina, palestra, campi da basket e un sacco di altra roba che non fa venir voglia di studiare) poi dei dintorni e di Fort Lauderdale, quindi di Miami. Un pezzo alla volta abbiamo iniziato a sentirci completamente immersi in un nuovo ambiente, un ambiente che in modo variabile ha rappresentato una parentesi importante per tutti noi, un momento ed uno spazio nelle nostre vite che ha rotto la quotidianità.
Una parentesi che è passata in modo troppo veloce e repentino ma che è stata piena e densa, posta fra la certezza di quello che avevamo lasciato a casa (studio, lavoro, famiglie, fidanzati/e per i più fortunati/e) e l’incertezza (almeno per me) di quello che verrà ora. Per questo sono state tre settimane di trasformazioni, temporanee e chissà se non definitive, che incideranno molto, non solo nei ricordi ma anche nelle amicizie, nei rapporti fra di noi, forse, per quello che riguarda me, nel modo di vedere il mondo e le altre persone. Sono state tre settimane durante le quali ho vissuto esperienze forti, soprattutto da un punto di vista emotivo, che mi hanno messo a confronto per l’ennesima volta con me stesso e con gli altri, durante le quali ho scoperto nuove sfaccettature del mio carattere e ho capito che qualcosa devo cambiare e migliorare, per me e per chi mi è stato e mi sta vicino.



Il clima della Florida è fantastico: alla fine purtroppo abbiamo fatto meno giorni di mare di quello che si poteva pensare all’inizio (fortuna che c’era la piscina del campus, frequentata quasi soltanto da noi, chissà perché), purtroppo la vacanza ogni tanto è stata interrotta da alcuni giorni di lezione e di studio. Fortunatamente in generale siamo stati bene come gruppo, abbiamo fatto un sacco di cose tutti insieme, forse a volte è mancato qualcosa quanto a spirito di iniziativa (delle gite alle quali si pensava alla fine siamo andati solo alle isole Keys, niente Orlando, niente Disneyworld) ma i tempi erano quelli che erano. Un po’ di rimpianto c’è per non essere rimasti qualche giorno in più: prima di partire chi immaginava che tre settimane sarebbero durate così poco?



Abbiamo visto le Everglades, o almeno un parco all’inizio delle paludi che ci hanno spacciato per Everglades (gita organizzata dall’università per noi…) con qualche alligatore (forse sempre lo stesso?). E poi Miami Beach: stranamente non abbiamo visitato la città vera e propria, solo l’isola di Miami Beach e il quartiere Art Déco. Però conosco bene alcuni locali dove bere mojito.
Ecco il mojito. Ci abbiamo messo alcuni giorni per bere il primo ma una volta partiti… Abbiamo trovato un posto dove facevano dei bicchieroni incredibili, se volete sapere come si chiama fatemi un fischio.


Fra le puntate a Miami Beach, la gita a Key West e altre uscite ho visto cose nuove e respirato aria diversa. E’ stato bello fare tutto questo in gruppo ed in particolare con alcuni cari amici con i quali condividere tutto questo, con le nostre parole d’ordine, le battute ricorrenti, gli scherzi e le battute. Perfino preparare dei panini con degli improponibili affettati e formaggi diventava divertente: ormai voglio mangiare sempre “taccaino” anche se il sapore non è sicuramente lo stesso. Bello andare nel “peggior bar di Caracas” vicino al campus a bere birra e a giocare a freccette e biliardo fino a tardi. Bello stare nella living room del nostro piano a chiacchierare. Bello perfino incazzarsi come so fare solo io e per motivi che vedo solo io, perché come detto sono comunque emozioni vissute fino in fondo.



Le nottate in bianco. Ci sono state due categorie: studio e baldoria. Delle prime c’è poco da parlare, fortuna che di vera nottata in bianco ne ho avuta solo una (c'è chi da invasato ne ha avute di più: non serviva, per quello che ci veniva realmente richiesto) più un’altra volta che sono andato a dormire tipo alle 3 e mezza. Quanto al divertimento e al cazzeggio da segnalare le ultime sere.



Sabato scorso gita a Key West. Bello il viaggio sulla autostrada 1, con qualcosa come un centinaio di miglia da percorre in mezzo al mare attraversando le Florida Keys, questa catena di isole che termina appunto con Key West, il punto più a sud degli Stati Uniti continentali. Key West è un’isola fantastica, belle le spiagge (noi abbiamo beccato le alghe, spero che in altri periodi non ci siano…), bella la città, buoni i dolci (vi consiglio di provare la torta Key Lime, a base di lime: ne ho assaggiate diverse versioni, tutte buone devo dire), bella la vita notturna. Completamente presi da questo posto in un gruppetto non ce la siamo sentita di tornare indietro e abbiamo deciso di tenerci la macchina più grande e passare la notte a Key West.



Fra un locale e l’altro abbiamo assaggiato un po’ di cocktail (mi spiace dover sottolineare anche di aver trovato un cattivo mojito a un certo punto…) e girovagato per la città, fra il pilone che segnala sto famoso punto più a sud (90 miles to Cuba…), la casa di Hemingway, che a Key West ha vissuto molti anni, ed i locali, ovviamente. Alla fine abbiamo trovato Sodoma e Gomorra: così abbiamo ribattezzato il posto dove con altre cinque persone abbiamo finito di ubriacarci e divertirci. All’apparenza si tratta di un irish pub: al piano terra c’è il bancone, i tavolini, un palchetto per la band che suona musica dal vivo, al secondo piano ancora un altro bancone ma è un po’ un mortorio… Se resistete e arrivate al terzo piano troverete Sodoma e Gomorra… E’ un po’ come una prova: solo alcuni riescono ad arrivare fino su e a scoprire l’assurdità di quel posto. Musica, gente che balla. Fin qui nulla di strano. Poi ti giri intorno e inizia a vedere gente che si spoglia e si mette a ballare nuda: puoi fare il nudista, bere fino a morire ma non puoi salire in piedi su una panca o scattare una foto (presumo per ragioni di privacy…). In quel posto abbiamo ballato, riso, bevuto (ormai è un leit motiv…) finché brilli non è toccato andar via. Alla fine notte in bianco cercando di dormire un po’ nel famoso bed&breakfast “The Van”, dotato di sette comodi sedili. La mattina eravamo tutti sfatti (tumefatti direbbe una mia amica) e rincoglioniti: dopo una colazione in un ristorante di quelli dove passano a riempirti la tazza del caffè, partenza per un’altra spiaggia delle Keys di cui avevamo letto su una guida, Bahia Honda: altro bel posto, ve lo consiglio. E poi alla fine in marcia verso il campus, dove siamo arrivati alle cinque del pomeriggio, completamente distrutti ma soddisfatti di quanto fatto nelle 34 ore precedenti. Con il portfolio da chiudere che ci aspettava: ma chi se ne frega, ne è valsa davvero la pena.


1. Continua...