Questo bel video mostra la città di Tokyo come se fosse uscita direttamente da Blade Runner (segnalato da William Gibson, @greatdismal, su Twitter).
Moebius
venerdì 4 maggio 2012
martedì 1 maggio 2012
Le colonie spaziali della Nasa
Vi segnalo questa bella gallery proposta da Il Post sui progetti di colonie spaziali che i ricercatori della Nasa immaginavano negli anni '70.
A parte la bellezza delle illustrazioni, è interessante il fatto che quelle immagini mostrano come scienza e immaginario vadano spesso insieme, influenzandosi a vicenda, con risultati affascinanti anche quando, dopo 40 anni, quei progetti sono stati abbandonati.
L'esplorazione spaziale ha probabilmente perso il fascino di un tempo e l'idea che l'uomo debba colonizzare lo spazio è stata soppiantata dai moderni osservatori, dalle sonde e dai rover inviati su Marte ma provate sovrapporre a quelle immagini i vostri film, libri e fumetti di fantascienza preferiti.
A parte la bellezza delle illustrazioni, è interessante il fatto che quelle immagini mostrano come scienza e immaginario vadano spesso insieme, influenzandosi a vicenda, con risultati affascinanti anche quando, dopo 40 anni, quei progetti sono stati abbandonati.
L'esplorazione spaziale ha probabilmente perso il fascino di un tempo e l'idea che l'uomo debba colonizzare lo spazio è stata soppiantata dai moderni osservatori, dalle sonde e dai rover inviati su Marte ma provate sovrapporre a quelle immagini i vostri film, libri e fumetti di fantascienza preferiti.
giovedì 26 aprile 2012
Non è mancanza, è presenza
"[...] Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia". [...] Le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? "Giusto, così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un'accoglienza".
Montedidio - Erri De Luca
Una storia poetica, breve, secca e veloce, come veloce è la maturazione dei protagonisti di Montedidio.
A Napoli, fra gli anni '50 e '60 crescere vuol dire imparare un mestiere, poco più che bambini, che ti tenga lontano dalla strada ma vuol dire anche capire giorno dopo giorno che il proprio corpo sta cambiando e con esso il proprio posto nel mondo; scoprire che i genitori non sono più indistruttibili; conoscere le cose dell'ammore e le schifezze del mondo degli adulti.
In pochi mesi la vita di un ragazzino può cambiare radicalmente, fra gioie, sofferenze e speranze per il futuro. Però a volte si cresce troppo in fretta.
Libro da leggere, a tratti commovente. La scrittura di De Luca è musicale, trae il meglio dalla lingua italiana e dal dialetto napoletano.
A Napoli, fra gli anni '50 e '60 crescere vuol dire imparare un mestiere, poco più che bambini, che ti tenga lontano dalla strada ma vuol dire anche capire giorno dopo giorno che il proprio corpo sta cambiando e con esso il proprio posto nel mondo; scoprire che i genitori non sono più indistruttibili; conoscere le cose dell'ammore e le schifezze del mondo degli adulti.
In pochi mesi la vita di un ragazzino può cambiare radicalmente, fra gioie, sofferenze e speranze per il futuro. Però a volte si cresce troppo in fretta.
Libro da leggere, a tratti commovente. La scrittura di De Luca è musicale, trae il meglio dalla lingua italiana e dal dialetto napoletano.
mercoledì 25 aprile 2012
Tre racconti e un editore che merita attenzione
40K è un editore digitale specializzato nella pubblicazione di racconti di fantascienza e fantastici esclusivamente in formato ebook, da un po' di tempo attivo anche in Italia. In questi giorni ho letto con piacere tre delle loro pubblicazioni (di cui vi dirò brevemente fra un po') e ho apprezzato il lavoro che svolgono nella realizzazione di prodotti editoriali che danno davvero l'idea delle potenzialità degli ebook.
Spesso, con i libri elettronici messi in commercio dagli editori tradizionali, si ha l'impressione di leggere una mera trasposizione in un altro formato del testo cartaceo (ad esempio con copertine che sembrano semplicemente scannerizzate oppure con testi pieni di refusi che paiono il risultato di un'importazione con un software OCR). 40K propone invece testi in cui si sfruttano le potenzialità degli ereader odierni, ormai tutti dotati di connessione wi-fi o addirittura 3G, con link e collegamenti ipertestuali; gli ebook 40K sono davvero molto curati, e le belle copertine (realizzate da Roberto Grassilli) sono solo l'aspetto più appariscente della loro attività.
Non ci vorrebbe molto a fare un buon lavoro con gli ebook, basterebbe crederci ma molto spesso gli editori tradizionali non hanno la vista abbastanza lunga e sono tutti concentrati sulla pirateria e sui prezzi ma non sui "servizi" da offire al lettore.
Veniamo ai tre racconti.
Interessante racconto di Sterling, ambientato a Torino (dove il padre
del cyberpunk vive da qualche anno). Particolare l'idea di fondo: una
nuova tecnologia in grado di cambiare il mondo e le vite di tutti che
uno dei due protagonisti vuole offrire all'Olivetti per il rilancio
dell'industria italiana. Però la storia, nella sua estrema brevità,
risulta un po' confusa: spionaggio industriale, attualità italiana (e
europea), universi (Italie) paralleli...
Si tratta comunque di un racconto, come sempre nelle storie dell'autore texano, che in ogni pagina offre spunti e idee stimolanti.
Davvero un bel racconto, che merita attenzione. In un mondo in cui pochi multimiliardari possono permettersi di prolungare artificialmente la propria vita - all'interno di apposite vasche di contenimento attraverso le quali gli organi vengono progressivamente sostituiti dalla tecnologia nel proprio funzionamento - dando vita a una nuova forma di umanità in grado di sopravvivere per centinaia di anni il più grande affare può essere offrire loro qualcosa di cui non possono assolutamente fare a meno. Il lavoro del protagonista di questo racconto, allora, è proprio quello: agganciare un "mostro" e trovare qualcosa di estremamente costoso (e redditizio per la sua agenzia) da vendergli.
Una storia ambientata in un futuro non troppo lontano e non troppo diverso dal nostro presente, sul rapporto fra i soldi e il potere e nella quale ci si deve interrogare sulla libertà di cui godiamo (e se ne godiamo).
Vite segrete, di Jeff Vandermeer
Questo racconto è composto da una miriade di mini-racconti all'interno
dei quali viene raccontata la "vita segreta" di un personaggio. Queste
vite segrete sono qualcosa di particolare: alcune sono soltanto
deviazioni dalla vita consueta di una persona, sconosciute ai suoi
conoscenti, altre invece sono decisamente surreali e fantastiche.
Si va dal giardiniere seriale che passa le notti ad abbellire i giardini dei suoi vicini al collezionista di francobolli che scopre un paese un paese misterioso; dall'appassionato di Philip K. Dick che trova il modo per tornare indietro nel tempo e incontrarlo (in compagnia del regista di film western Sam Pekinpah) a una coppia di imprenditori rampanti dediti a ideare curiose invenzioni da regalare all'umanità.
La lettura di questi mini-racconti risulta assolutamente piacevole; alcuni di essi sono davvero affascinanti e comunque nessuno è banale. Ogni vita segreta è una finestra su quello che potrebbero essere le vite di ognuno, segrete o palesi, se solo ci lasciassimo andare alle nostre pulsioni e passioni e passassimo più tempo a fantasticare.
Spesso, con i libri elettronici messi in commercio dagli editori tradizionali, si ha l'impressione di leggere una mera trasposizione in un altro formato del testo cartaceo (ad esempio con copertine che sembrano semplicemente scannerizzate oppure con testi pieni di refusi che paiono il risultato di un'importazione con un software OCR). 40K propone invece testi in cui si sfruttano le potenzialità degli ereader odierni, ormai tutti dotati di connessione wi-fi o addirittura 3G, con link e collegamenti ipertestuali; gli ebook 40K sono davvero molto curati, e le belle copertine (realizzate da Roberto Grassilli) sono solo l'aspetto più appariscente della loro attività.
Non ci vorrebbe molto a fare un buon lavoro con gli ebook, basterebbe crederci ma molto spesso gli editori tradizionali non hanno la vista abbastanza lunga e sono tutti concentrati sulla pirateria e sui prezzi ma non sui "servizi" da offire al lettore.
Veniamo ai tre racconti.
Cigno nero, di Bruce Sterling
Si tratta comunque di un racconto, come sempre nelle storie dell'autore texano, che in ogni pagina offre spunti e idee stimolanti.
Chichen Little, di Cory Doctorow
Una storia ambientata in un futuro non troppo lontano e non troppo diverso dal nostro presente, sul rapporto fra i soldi e il potere e nella quale ci si deve interrogare sulla libertà di cui godiamo (e se ne godiamo).
Vite segrete, di Jeff Vandermeer
Si va dal giardiniere seriale che passa le notti ad abbellire i giardini dei suoi vicini al collezionista di francobolli che scopre un paese un paese misterioso; dall'appassionato di Philip K. Dick che trova il modo per tornare indietro nel tempo e incontrarlo (in compagnia del regista di film western Sam Pekinpah) a una coppia di imprenditori rampanti dediti a ideare curiose invenzioni da regalare all'umanità.
La lettura di questi mini-racconti risulta assolutamente piacevole; alcuni di essi sono davvero affascinanti e comunque nessuno è banale. Ogni vita segreta è una finestra su quello che potrebbero essere le vite di ognuno, segrete o palesi, se solo ci lasciassimo andare alle nostre pulsioni e passioni e passassimo più tempo a fantasticare.
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martedì 10 aprile 2012
Dove vanno le storie che gli uomini non vivono?
E' in cielo che tu devi salire, Astolfo, [...] su nei campi pallidi della Luna, dove uno sterminato deposito conserva dentro ampolle messe in fila [...] le storie che gli uomini non vivono, i pensieri che bussano una volta alla soglia della coscienza e svaniscono per sempre, le particelle del possibile scartate nel gioco delle combinazioni, le soluzioni a cui si potrebbe arrivare e non si arriva...Italo Calvino - Il castello dei destini incrociati
sabato 7 aprile 2012
Asterios Polyp: alla ricerca della propria metà perduta
Uno di questi è, secondo me, Asterios Polyp, graphic novel dell'americano David Mazzucchelli, già diventato di culto per la sua raffinatezza e per la complessità del castello che l'autore ha disegnato (nel caso di Asterios è proprio il caso di dirlo) e servito al lettore.
Si tratta di un lavoro per il quale si può tranquillamente affermare che la letteratura (la grande letteratura) può manifestarsi anche in forme non proprie canoniche e secondo schemi innovativi.
Cos'è Asterios Polyp: trama e struttura narrativa
Asterios Polyp è un architetto famoso soprattutto per il suo lavoro di teorico e studioso, affermato docente universitario che non ha però mai realizzato uno solo dei suoi disegni: meravigliosi ma irrealizzati castelli in aria.
Asterios ha 50 anni, ha avuto una vita di successo, è sempre stato un uomo brillante, in grado di sostenere qualsiasi conversazione, con un'opinione su tutto, o bianco o nero (sapendo sempre quando è bianco). All'inizio della storia, però, vediamo un uomo distrutto, solo e depresso, costretto a fuggire in fretta e furia dal suo appartamento a causa di un incendio, portando con sé soltanto tre oggetti che, scoprirà il lettore, rivestono per lui un particolare signficato: un accendino, un orologio e un coltellino svizzero multiuso.
E dopo una corsa a perdifiato per le scale, la casa distrutta alle sue spalle, decide ci intraprendere un viaggio verso il posto più lontano dove lo possono portare i pochi soldi che ha in tasca. Inizierà quindi un viaggio rituale che sarà allo stesso tempo un viaggio fisico verso un remoto paesino della provincia americana, un viaggio negli inferi alla ricerca della sua Euridice e infine un viaggio nella sua storia e nella sua coscienza. Incontrerà una serie di personaggi che lo guideranno ciascuno a modo suo alla riscoperta di se stesso.
Nella struttura narrativa, Asterios Polyp è pienamente post-moderno: una avanti e indietro nel tempo per rimettere insieme tutti i frammenti di cui si compone la storia fino al finale, tenero e romantico ma allo stesso tempo assurdo e grottesco. Mazzucchelli usa magnificamente le potenzialità del disegno e del colore, in tavole nelle quali sono le parole a fondersi alle immagini, che da sole già spiegano tutto.
Ah, dimenticavo. La voce narrante della storia è suo fratello gemello Ignazio, morto alla nascita ma sempre presente nella vita del nostro Asterios.
Oltre la narrazione: oggetti significanti non identificati
L'impressione lasciatami da questo graphic novel va oltre le sue evidenti qualità artistiche. Ha acceso un po' di lampadine nella mia testa, che in parte hanno illuminato zone d'ombra dietro le quali può celarsi del significato, magari valido solo per me e nell'esatto momento in cui lo ho letto. Ho preso qualche appunto: le frasi sconnesse che seguono ne sono il risultato.
Asterios Polyp racconta una storia eterna, sulla dualità della natura umana. La percezione della realtà, si afferma con forza nel libro, viene mediata dal sé ed è quindi idealmente differente per ciascuno di noi. Partendo dal simposio di Platone, se l'Uomo è solo una parte di un essere diverso e più complesso non può fare a meno di bramare di ricongiungersi con l'altra metà.
Queste due metà, allora, possono essere intese come degli opposti che si attraggono per completarsi. Da questa doppia natura dell'uomo deriva una doppia realtà, che può farci vedere le cose in modo diverso. Ciascuna metà è diversa ma allo stesso tempo uguale all'altra: non bianco O nero ma bianco E nero. Non è detto che tutto debba essere definito come il conflitto fra due estremi, c'è invece un continuum fatto di sfumature.
Anche se non la vediamo, non è detto che la cosa che stiamo in realtà cercando non esista. Sono le sovrastrutture culturali che abbiamo interiorizzato che contribuiscono a dare forma al nostro modo di vedere il mondo. La cultura ci porta a semplificare le modalità di rappresentazione (e narrazione) del mondo: Astratto (ideale) e Funzionale vs Reale e Finzionale.
Scegliere un modello di rappresentazione rispetto a un altro può contribuire a determinare cosa vediamo del mondo e della realtà e cosa scegliamo di fare nostro. Ma compiendo questa scelta tagliamo fuori alcuni piani di realtà, rischiando di perdere con essi emozioni, esperienze, esistenze...
Quando ci accorgiamo di questa separazione cerchiamo di colmare un vuoto imponendoci ulteriori sovrastrutture, alle quali seguiranno altre sovrastrutture, in un rimando infinito, finché non ci accorgiamo che ci manca effettivamente qualcosa per essere davvero noi stessi (che ci sia stato portato via o che sia andato perso perché non siamo stati in grado di mantenerlo e conservarlo).
Quando le sovrastrutture crollano aumenta la consapevolezza e inizia il viaggio alla ricerca della metà (delle metà) perduta (perdute). È un viaggio a ritroso e allo stesso tempo in avanti per spogliarsi delle proiezioni del sé che hanno definito la visione del mondo in cui ci inscriviamo...
la realtà che abbiamo scelto
le scelte che abbiamo realizzato
| Spirale logaritmica |
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mercoledì 14 marzo 2012
Chi ha paura del libro cattivo?
Sul Post (all'interno della rubrica curata dalla Scuola Holden) si discute sui libri che vale la pena leggere, se sia giusto o no leggerne alcuni piuttosto di altri, su come si forma il gusto e su chi può dire se un libro o un autore meritino attenzione oppure no.
La polemica è sfiziosa, e vecchia come il mondo (come i libri). Mi sono espresso sulla questione con un commento sul Post stesso che, anche probabilmente importerà solo a me, riporto qui (il riferimento iniziale è alla citazione di Citati che si fa nel post):
La polemica è sfiziosa, e vecchia come il mondo (come i libri). Mi sono espresso sulla questione con un commento sul Post stesso che, anche probabilmente importerà solo a me, riporto qui (il riferimento iniziale è alla citazione di Citati che si fa nel post):
venerdì 2 marzo 2012
I 15 migliori Dick
Se lo ha fatto Jonathan Lethem, qui, di indicare quelli che per lui sono i migliori libri di PKD, allora mi cimento anche io, che di romanzi di Dick ne ho letti quasi quanto Lethem (anche se non 3 o 4 volte). Non riesco a fare una classifica, li elenco quindi in ordine sparso.
- Ma gli androidi sognano pecore elettriche?: ok, mi smentisco subito: questo sta in testa e basta, è la cosa - letterariamente parlando - più alta che Dick abbia scritto; se non lo avete letto non fatevi ingannare dall'aver visto Blade Runner, vi stupirà la quantità di idee che nel film non sono proprio presenti. E non chiamatelo Cacciatore di androidi o Blade Runner;
- Ubik: il più conosciuto e il più letto; molte cose che vi sono sembrate davvero fighe in film come Il sesto senso, Matrix, Vanilla Sky, Apri gli occhi ecc. ecc. vengono da qua;
- Le tre stimmate di Palmer Eldritch: una delle più grandi allucinazioni della letteratura mondiale;
- Noi marziani: assolutamente commovente;
- L'uomo nell'alto castello: lo conoscerete già come La svastica sul sole ma... vabbè avete capito; uno dei romanzi più ricchi di Dick, filosoficamente e psicologicamente; lo conoscono tutti come un libro di storia alternativa ma è molto molto di più.
- Un oscuro scrutare: il libro più cupo di PKD, in cui racconta l'abisso della droga e lo sdoppiarsi della vita e della personalità di una persona;
- Labirinto di morte;
- Scorrete lacrime disse il poliziotto: forse il più intenso emotivamente, insieme a A scanner darkly;
- Cronache del dopobomba: una delle sue opere più riuscite, una distopia ricca di personaggi dall'enorme umanità;
- Tempo fuor di sesto: avete presente The Truman Show? Ecco, Dick era arrivato qualche decennio prima;
- I simulacri: un romanzo corale sul potere, sulla manipolazione e sul fallimento individuale;
- Lotteria dello spazio: il primo romanzo pubblicato da Dick, nel quale i governanti del mondo vengono decisi con un gioco, già geniale;
- Confessioni di un artista di merda: il suo capolavoro mainstream;
- Valis: il mio preferito di tutta la trilogia scritta dopo i fatti del febbraio-marzo 1974; qui PKD ha svelato al mondo cosa aveva davvero nella testa: non uno dei più godibili, piacerà soprattutto ai fan accaniti e ai lettori desiderosi di entrare nella visione dickiana delle cose;
- Occhio nel cielo: forse in assoluto non è uno dei migliori ma sono legato a questo libro perché l'ho letto in un momento particolare della mia vita.
16 dicembre 1928 - 2 marzo 1982
Sono passati trenta anni esatti da che uno degli scrittori più importanti e (nonostante la moda degli ultimi anni) misconosciuti della seconda metà del '900 venisse catturato dal raggio rosa di Valis per ritrovarsi nuovamente in compagnia di Horselover Fat.
Dick è stato (è), forse lo scrittore di fantascienza più famoso di sempre, quello che ormai tutti leggono, anche gli snob che ancora fanno finta di non capire che la fantascienza sia una cosa seria. Usare però l'etichetta di science-fiction writer può risultare limitante, perché Dick è stato prima di tutto un grandissimo scrittore tout court e pensatore. Magari non tutti i suoi libri sono dei capolavori, alcuni però rientrano in quanto di meglio abbia prodotto la letteratura americana negli ultimi 50-60 anni.
Amo Dick (ormai da almeno 12 anni: il primo romanzo che lessi era La penultima verità, uno dei meno conosciuti; poi vennero tutti gli altri, quasi tutti ormai) perché mi ha mostrato che non bisogna mai essere certi di niente, neanche di quello che ci troviamo davanti agli occhi. In Dick ho ritrovato inquietudini e dubbi che sentivo dentro di me; non che io pensi, come Phil dal 1974 in poi , che viviamo in realtà nell’antica Roma e che il secolo dai noi abitato sia un realtà un’illusione ma il suo interrogarsi sul mondo credo sia molto comune.
Era ossessionato dalla realtà – quella cosa che, quando smetti di crederci, non sparisce scrisse in Valis – ma non perché fosse schizofrenico o fosse sempre sotto l’effetto dell’LSD (ne girano di leggende). Pur autodidatta (e forse proprio perché autodidatta) in ambito filosofico, ha esplorato con dedizione per tutta la sua vita la realtà noumenica sottostante a quella fenomenica. E, sicuramente, se ne sarà andato senza aver trovato una risposta definitiva.
giovedì 1 marzo 2012
Percezioni reali per oggetti impossibili
![]() |
| Phlegm, Sheffield |
A volte lungo il percorso attraverso l'immaginario si seguono percorsi particolari e ci si imbatte in curiose coincidenze. Leggevo, giusto l'altra mattina, di illusioni e figure impossibili*; di come la realtà fisica ci possa apparire in modo in modo differente da come realmente è; di come i meccanismi della percezione possano farci sembrare come perfettamente plausibili cose del tutto inesistenti.
![]() |
| Triangolo di Reutersvärd |
E proprio dopo aver letto di queste illusioni mi sono imbattuto nell'opera che apre questo post, realizzata dallo street artist Phlegm a Sheffield.
Ma si tratta solamente di uno dei tanti esempi di triangolo impossibile nelle arti figurative, a cominciare da Escher.
| Escher - Relatività |
| Escher - Cascata |
Anche se la teorizzazione del triangolo impossibile è relativamente recente, in pittura è possibile trovare anche esempi precedenti, come in Bruegel.
| Pieter Bruegel - La gazza sulla forca |
*Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso, gradevole testo di divulgazione che spazia dalle illusioni percettive fino ai paradossi della filosofia e della matematica.
martedì 28 febbraio 2012
Ancora sull'androide PKD, che stavolta perde la testa
Qualche anno fa apparve una notizia curiosa, che segnalai su Immaginaria: l'androide Philip K. Dick era stato rubato!
Si trattava di un automa (androide mi sembra un termine troppo ambizioso) con le sembianze di PKD in grado di "conversare" con i suoi interlocutori (chissà se alla domanda che cos'è la realtà avrebbe risposto: è quella cosa che quando smetti di crederci non sparisce) protagonista di una misteriosa sparizione.
Uno dei ricercatori coinvolti nella vicenda ci ha scritto su un romanzo, che sarà pubblicato da Fanucci nei prossimi giorni (qui maggiori dettagli).
Si trattava di un automa (androide mi sembra un termine troppo ambizioso) con le sembianze di PKD in grado di "conversare" con i suoi interlocutori (chissà se alla domanda che cos'è la realtà avrebbe risposto: è quella cosa che quando smetti di crederci non sparisce) protagonista di una misteriosa sparizione.
Uno dei ricercatori coinvolti nella vicenda ci ha scritto su un romanzo, che sarà pubblicato da Fanucci nei prossimi giorni (qui maggiori dettagli).
C'era una volta il cinema muto
Se qualcuno non se ne fosse accorto, la scorsa notte l'Academy ha assegnato gli Oscar e il film trionfatore dell'edizione 2012 è stato The Artist, cosa che mi fa piacere perché si tratta di una pellicola che ho apprezzato molto. Non avendo visto tutti gli altri film in gara (anzi quest'anno ne ho visti pochi, quasi nessuno) non posso onestamente dire se sia stata la scelta più azzeccata ma alla fine poco importa perché tanto le logiche degli Academy Awards possono piacere o meno ma non sempre seguono criteri puramente artistici (cinematografici, direi).
Queste logiche, però, intercettano il gusto del momento (facendo la media fra l'effettivo valore di un film, comunque difficilmente oggettivabile, il successo di critica e pubblico, la spinta delle grandi case di produzione).
E allora che momento è questo, per il cinema e più in generale per la cultura contemporanea, se il "miglior" film dell'anno è un film muto, in bianco e nero, che descrive il passaggio dal muto, appunto, al sonoro (tema assolutamente non nuovo per il cinema), che ha come protagonista un divo sconfitto che viene dimenticato e che racconta una storiella d'amore?
C'è chi ha sostenuto che il successo di questo film sia legato soprattutto alla nostalgia per i tempi andati, ma non sono molto d'accordo*. Altrove, c'è chi sostiene che si tratti soprattutto di un'opera di maniera, ben realizzata, molto curata e molto laccata ma che alla fine (a parte l'espediente di fare un film quasi del tutto muto come li facevano ai tempi del muto) non presenta niente di veramente originale, oltre che non confrontarsi davvero con la realtà.
Ecco, pur pensando che The Artist sia un buon film bisogna riconoscere che non si tratta di un capolavoro e che forse, anzi quasi sicuramente, non farà la storia del cinema.
Per questo blog, che della categoria dell'immaginario fa il proprio punto di riferimento, forse la pecca maggiore di The Artist è che non fa immaginario. E se gli Oscar, come detto, rappresentano il momento del cinema, allora temo che sia il cinema, almeno quello "americano" (in senso lato), a non produrre immaginario, o almeno a soffrire di una sorta di asfissia di idee.
Però forse c'è vita là fuori.
*Aggiornamento del 28/2: A questo proposito ieri sera mi era sfuggita un'altra considerazione, e cioè che la storia del divo che cade in disgrazia ma che alla fine riesce in qualche modo a ricostruirsi una carriera ha invece un valore contrario a quello che diceva Piccolo in quell'articolo da me commentato: che per non soccombere è necessario rinnovarsi e reinventarsi. Questo punto, anche se può sembrare in contraddizione con le conclusioni del post, è forse proprio ciò che ne ha decretato il successo, più che l'apparente effetto c'era una volta.
Queste logiche, però, intercettano il gusto del momento (facendo la media fra l'effettivo valore di un film, comunque difficilmente oggettivabile, il successo di critica e pubblico, la spinta delle grandi case di produzione).
E allora che momento è questo, per il cinema e più in generale per la cultura contemporanea, se il "miglior" film dell'anno è un film muto, in bianco e nero, che descrive il passaggio dal muto, appunto, al sonoro (tema assolutamente non nuovo per il cinema), che ha come protagonista un divo sconfitto che viene dimenticato e che racconta una storiella d'amore?
C'è chi ha sostenuto che il successo di questo film sia legato soprattutto alla nostalgia per i tempi andati, ma non sono molto d'accordo*. Altrove, c'è chi sostiene che si tratti soprattutto di un'opera di maniera, ben realizzata, molto curata e molto laccata ma che alla fine (a parte l'espediente di fare un film quasi del tutto muto come li facevano ai tempi del muto) non presenta niente di veramente originale, oltre che non confrontarsi davvero con la realtà.
Ecco, pur pensando che The Artist sia un buon film bisogna riconoscere che non si tratta di un capolavoro e che forse, anzi quasi sicuramente, non farà la storia del cinema.
Per questo blog, che della categoria dell'immaginario fa il proprio punto di riferimento, forse la pecca maggiore di The Artist è che non fa immaginario. E se gli Oscar, come detto, rappresentano il momento del cinema, allora temo che sia il cinema, almeno quello "americano" (in senso lato), a non produrre immaginario, o almeno a soffrire di una sorta di asfissia di idee.
Però forse c'è vita là fuori.
*Aggiornamento del 28/2: A questo proposito ieri sera mi era sfuggita un'altra considerazione, e cioè che la storia del divo che cade in disgrazia ma che alla fine riesce in qualche modo a ricostruirsi una carriera ha invece un valore contrario a quello che diceva Piccolo in quell'articolo da me commentato: che per non soccombere è necessario rinnovarsi e reinventarsi. Questo punto, anche se può sembrare in contraddizione con le conclusioni del post, è forse proprio ciò che ne ha decretato il successo, più che l'apparente effetto c'era una volta.
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Un'altra questione, che meriterebbe ben altro approfondimento, è se oggi, almeno in Italia, si scrivano libri migliori o peggiori di una volta. Io, che sono relativista in tutto, penso che si scrivano soprattutto libri diversi. Basta che qualcosa ogni tanto la leggiate. Io non sono Citati.