Moebius

Moebius

venerdì 30 marzo 2007

Se qualcuno prova a svegliare i dormienti

Come ho scritto ieri, ultimamente mi dedico poco alle mie letture, ma è ora di dire due parole sull'ultimo romanzo di Dick che ho terminato, Svegliatevi dormienti (nell'edizione originale The Crack in space).


Svegliatevi, dormienti


 Questo Svegliatevi dormienti, scritto negli anni considerati più fecondi per l'opera di Dick, a metà dei '60, non è mai stato considerato uno dei capolavori dickiani, anzi è sicuramente inferiore ai suoi migliori libri. Tutto sommato però l'ho apprezzato, e per me è superfluo dirlo. Intanto il romanzo, a più di 40 anni dalla stesura, si dimostra attualissimo nella nostra epoca, raccontando la vicenda di Jim Briskin, candidato di colore destinato a diventare presidente degli Stati Uniti (e all'inizio del libro uno dei personaggi sostiene che sarà la rovina se un nero diventerà presidente). Immagino dovesse essere qualcosa di rivoluzionario pensare ad un presidente di colore in quegli anni di battaglie civili, soprattutto se pensiamo che solo oggi Barack Obama si è candidato per le primarie dei democratici americani, con buone probabilità di soffiare la corsa alla Casa Bianca a Hillary Clinton.


Dick con questo romanzo ha creato una allegoria degli Usa del suo tempo, con la solita incredibile capacità di guardare oltre e di scorgere i cambiamenti futuri della società. I dormienti del titolo italiano, sono i milioni di cittadini americani che sono stati ibernati perché poveri, improduttivi, incapaci di sostentare sé stessi e potenzialmente un pericolo per lo sviluppo della società capitalista (in larga parte neri e ispanici); i dormienti diventano il centro della campagna elettorale di Briskin, che promette di svegliarli e di inviarli alla colonizzazione dell'altra Terra scoperta oltre un varco dimensionale, una Terra che pare incontaminata e pronta a disposizione dell'umanità. Ma non sarà così, perché dall'altra parte i primi esploratori troveranno un'altra razza umana, estinta sul nostro pianeta milioni di anni fa, quella del cosiddetto uomo di Pechino, uscito probabilmente battuto dallo scontro con l'Homo Sapiens.


Questo romanzo di Dick è popolato di personaggi in qualche modo grotteschi fortemente caratterizzati, e meno definiti psicologicamente rispetto al solito (e forse questo aspetto riduce il valore letterario del libro), che danno comunque una certa vitalità ad una storia che sotto sotto vuole parlare soprattuto di razzismo (e in quale modo migliore si ridefinisce la categoria di razzismo se non confrontandosi con una razza alternativa all'Homo Sapiens?), di rapporti sociali e di potere, di politiche del consenso, di disagio sociale, culturale ed economico. Di fronte ai problemi del paese e del mondo, forse Briskin è l'uomo giusto, per quanto non eccezionale ma piuttosto cittadino medio.


Svegliatevi dormienti si legge con facilità, rispetto ad altri romanzi dickiani non chiede al lettore di infilare la testa nella trama del reale per cercare di capire cosa c'è sotto; come detto, The Crack in space ha toni allegorici, è un libro a tratti divertente, forse non del tutto riuscito ma che merita un po' di attenzione.

Parlate, parlate pure

Un pensiero non se ne vuole andare dalla mia testa; mi inquieta la nota della Cei di due giorni fa, nella quale si afferma il dovere dell'obbedienza ai dettami della Chiesa da parte dei parlamentari cattolici.


In fondo la cosa non dovrebbe riguardarmi, visto che non sono parlamentare cattolico e manco parlamentare, quindi la mia autonomia tutto sommato non è lesa. Mi interessa però come cittadino. A me, da non credente, le parole della Cei, del Papa o di qualunque porporato scivolano addosso, ma lasciano un prurito, un prurito forte, difficile da mandare via e fastidioso. Non mi si risponda che la Chiesa ha il diritto di parlare, di esprimere le sue opinioni, ecc. ecc. Parli pure, la Chiesa, che parli, e lanci anche comandi e moniti a chi per convenienza politica ha deciso di buttare nel cestino la laicità dello Stato italiano.


Ma fate parlare anche me, fatemi dire che vorrei uno Stato nel quale le leggi possano essere fatte pensando ai bisogni dei cittadini, allo sviluppo sociale e culturale da promuovere ed in atto; fatemi dire che la Chiesa sta conducendo una battaglia persa, se pensa di arginare la secolarizzazione della società italiana, ed occidentale in genere, con gli anatemi e l'arroccamento su posizioni oltranziste. Se la Chiesa diventa talebana, e chiede che il legislatore italiano si adegui ai suoi dettami, rischia di perdere molto di più che la battaglia sulle unioni di fatto (che forse non perderà perché in parlamento ha tanti soldatini).


Ecco, questi pensieri prudevano e davano fastidio, dovevo tirarli fuori.

giovedì 29 marzo 2007

A love supreme

Da un po' di tempo quando ho bisogno di rilassarmi un po', e in questo periodo capita spesso, metto un po' di musica speciale, magica direi: è un periodaccio, nemmeno leggo tanto, ci sto poco con la testa per dedicarmi alla mia attività preferita. Per questo ho scoperto che fa proprio al caso mio la musica di questo signore qui sotto



Per chi non lo avesse riconosciuto si tratta di John Coltrane, e sto ascoltando ormai da un po' quasi ossessivamente il suo album più famoso, A love supreme. Potenza del file sharing, ho scoperto che mi piace il jazz, e soprattutto Coltrane, che, in particolare in questo album, regala un vero e proprio mondo di note nel quale immergersi e dal quale lasciarsi cullare.


Stando a Wikipedia, A love supreme ha avuto una gestazione particolare: pare che Coltrane dopo ore di meditazione yoga abbia sentito nella testa una musica, musica che naturalmente è quella che è andata a comporre le tre tracce dell'album, che rappresentano l'inquietudine umana, la ricerca di un senso ultimo, fino alla pace interiore.


Anche ora lo sto ascoltando, ne vale davvero la pena secondo me, anche se non so distinguere un fa da un do.

lunedì 19 marzo 2007

Pane e politica

Invito caldamente, chi non lo avesse fatto, a guardarsi, se lo trovate in qualche modo, la terza parte dell'inchiesta di Iacona "Pane e politica" andata in onda ieri sera su Rai Tre. Un viaggio fra le regalie e le clientele della politica italiana, persa fra mercattegiamenti sulle candidature e sugli incarichi (un posto a qualcuno lo si trova sempre, anche a livello locale) e incapace di fare uno scatto di orgoglio morale riducendo gli abissali costi che questo sistema comporta per la collettività, come testimonia la vicenda dell'emendamento che Salvi e Villone hanno presentato in finanziaria per tagliare di qualche miliardo di euro i costi della politica ad ogni livello e affossato se non per qualche briciola.


Si diventa quasi qualunquisti di fronte a certe cose, ma fortuna che c'è qualche giornalista che ancora fa il suo mestiere, e bene.


Aggiornamento: chi fosse interessato con eMule trova le prime due parti, credo che presto qualcuno metterà in rete anche la terza.

domenica 18 marzo 2007

venerdì 16 marzo 2007

Merda al vento

Inutile parlare dei risvolti dell'inchiesta soprannominata con scarsa fantasia Vallettopoli. Fa schifo però veder volare tanta merda contro politici, personaggi dello spettacolo e dello sport; fa schifo un paese in cui è possibile una cosa del genere e nessuno che denunci chi lo ricatta; fa schifo un paese in cui un quotidiano, il cui direttore si riempie la bocca del garantismo, sputtana pubblicamente un avversario politico, per una notizia non verificata che poi, pare dagli ultimi sviluppi neanche sarebbe vera, oltre che non verificata (anche se i malevoli potrebbero pensare che chissà che pressioni avrà ricevuto il fotografo che ha smentito di aver mai fatto foto compromettenti del portavce di Prodi).


Non faccio il moralista ed è inutile discutere su quali notizie vanno pubblicate, e tantomeno sui comportamenti delle persone; non me ne frega niente se qualche soubrette si concedeva per qualche migliaio di euro (o centinaio le meno quotate), anzi penso: peccato che guadagno poco... Mi fa solo vomitare questa vicenda.


Io sono tranquillo, non ho nulla da nascondere; prossimamente pubblicherò le mie foto:



  1. mentre mangio un piatto di bucatini all'amatriciana con un transessuale;

  2. mentre mi soffio il naso;

  3. mentre dormo davanti alla tv;

  4. mentre faccio un'orgia con due donne, un trans ed un gay;

  5. mentre infilo banconote negli slip di una spogliarellista nel night di Schicchi;

  6. mentre mi infilo un dito nel naso di fronte all'Apollo e Dafne di Bernini in Galleria Borghese;

  7. mentre sbavo di fronte ad un libro o un fumetto che desideravo da tempo e passo dei soldi alla commessa;

  8. mentre sbadiglio davanti a "Quarto potere".

mercoledì 14 marzo 2007

Al mio segnale scatenate l'inferno

Mi devo iniziare a preparare per alcune battaglie. Ieri in ufficio è scoppiata una piccola guerra per questioni di classe. Eh sì, perché se qualcuno avesse dubbi esiste ancora la lotta di classe, anche se classe non è il termine giusto, forse casta, come dice un mio collega.


Il mio ufficio è organizzato davvero in caste: chi fa un determinato turno non potrà cambiarlo fino alla prossima reincarnazione. Ed il Nirvana è davvero un miraggio. La divisione del lavoro in caste genera alcuni problemi, a cominciare dai turni: sembra ci siano persone il cui privilegio (perché poter lavorare di mattina e mai di sera tale è) sia dovuto, e non si può fare altro che incazzarsi, come ha fatto un mio collega, per chiedere un maggior rispetto visto che si fa tutti lo stesso lavoro (almeno chi svolge le mie stesse mansioni).


Scrivo di queste cose, a dire il vero poco interessanti, perché stamattina ho letto una mail del coordinamento del master che sto per iniziare in cui mi comunicano che il 26 marzo avrò la lezione inaugurale, che corrisponde in realtà ad un convegno organizzato dallo stesso master; mi toccherà chiedere un cambio turno per avere il pomeriggio libero: un paio di anime pie a cui chiedere ci dovrebbero essere ma inevitabilmente il pensiero va ad una situazione che scoccia davvero tanto, perché le rigidità nei turni si traducono in rigidità anche nell'organizzazione del lavoro, che va a tutto svantaggio sempre delle solite persone.


Spero che ora che inizio questo master (del quale ancora non ho un calendario delle lezioni: altra cosa che mi fa arrabbiare, visto che, appunto, dovrei organizzarmi i turni di lavoro) non incontrerò problemi altrimenti scatenerò una rivoluzione di classe, anzi di casta. E potrebbe scorrere molto sangue...

lunedì 5 marzo 2007

Attese

In questi giorni sono in attesa. Non attendo notizie, perché quella che aspettavo, sul master, l'ho avuta ed è stata positiva (anche se non è ancora definitiva: ah, 'sti americani). Attendo piuttosto di iniziare, non solo il master, ma più in generale qualcosa di nuovo, per scrollarsi la polvere e le ragnatele che si sono depositate su di me.


Attesa di svegliarsi e di aver compreso tutto quello che c'è da capire del mondo, e poi magari dimenticarlo come accade nei sogni (nei sogni in realtà si capisce sempre tutto, è sempre tutto reale quello che accade nei sogni, reale e perfetto: per questo con il nostro aprire gli occhi i sogni non ci attendono e vanno via, perché non hanno tempo da perdere con noi, così imperfetti).


Attesa di essere tranquilli, rilassati, attesa di non attendere più niente, attesa di qualcosa di bello, attesa di cambiamenti.