Moebius

Moebius

sabato 29 dicembre 2007

Libero

Allora, sono libero. Libero nel senso che ieri ho fatto le mie ultime ore di lavoro nell'azienda che mi ha occupato per 2 anni, 3 mesi e una decina di giorni. Il contratto è scaduto e non avevo più voglia di continuare, considerando poi che la situazione è tale che la mia (ormai ex) azienda è prossima alla chiusura (ma ho ricevuto comunque l'offertona di rimanere fino a quando rimangono anche i miei colleghi per i quali è iniziata la procedura di licenziamento collettivo, forse pure senza contratto mi pare di aver intuito).


Da una parte provo un senso di liberazione dall'altra, dopo oltre due anni, temo mi mancherà la routine dell'andare in ufficio, e di prendere lo stipendio (quando arriva...). Però ho deciso di investire i prossimi mesi per completare nel miglior modo possibile il master che ho iniziato l'aprile scorso e che ha richiesto più tempo e fatica di quanto avevo preventivato; quindi ad aprile a Miami e poi, di ritorno a Roma, alla ricerca, seriamente, di lavoro, sapendo che mi aspetta un futuro di stage e di contratti a progetto. Ma rispetto al mio solito sono stranamente fiducioso di poter uscire bene da questo cacchio di master e trovare qualcosa di buono.


Sti giorni mi dedicherò un po' al riposo, ma non troppo, ascoltando un po' di musica, guardando qualche film, leggendo qualche libro (solita pila che mi aspetta). Vi tengo aggiornati, ci sentiamo quando avrò qualcosa di più interessante da scrivere.

giovedì 27 dicembre 2007

Sognatore

Ho visto un film che è un vero gioiello, L'arte del sogno di Michel Gondry, l'autore di questa altra pellicola qua che ho adorato.



Gondry ha confezionato un film di una delicatezza e di una dolcezza incredibili: Stephane, il protagonista, è un giovane grafico sempre perso nei suoi sogni, al punto da non riuscire spesso a distinguere la realtà dalla fantasia, totalmente immerso nel suo mondo fatto di immaginario, apparentemente senza né capo né coda. Stephane vive quindi fra animali di pezza che prendono vita, cellophane al posto dell'acqua, fantastiche ed improbabili invenzioni, amicizie ed amori che nasocno e finiscono senza sapere bene perché, visto che la realtà non corrisponde mai al suo sogno oppure è il sogno che non corrisponde alla realtà.


Non ho molto da dire su questo film (che tra l'altro ha un'ottimo cast, con Gael Garcia Bernal e Charlotte Gainsbourg), se non consigliarvi di guardarvelo in dvd alla prima occasione utile. Una volta ero molto più propenso a scrivere recensioni, per oggi accontentatevi.

giovedì 20 dicembre 2007

La lotteria della vita

Come già segnalato,nei giorni scorsi ho letto Lotteria dello spazio, il primo romanzo pubblicato da PKD nell'ormai lontano 1955. Si tratta di un romanzo che, per chi ha avuto la fortuna di leggerlo allora, rivelava già il talento di quel grand'uomo.


In Solar Lottery, il mondo è governato dalle leggi del caso, anzi più precisamente dalla regola del minimax: chiunque sia in possesso della agognata tessera professionale può partecipare alla più grande lotteria che ci sia mai stata nella quale periodicamente un fortunato vince la possibilità di diventare Quizmaster, la più alta istituzione sul pianeta. Quella descritta da Dick è una società rigidamente divisa in classi, fra have e have not, fra chi ha la capacity card e chi non ce l'ha, che viene escluso e lasciato ai margini, nella quale ogni persona classificata giura fedeltà ad un padrone, sia esso una persona o, più spesso, una Hill, una grande corporazione economica, che provvederà ai suoi bisogni garantendogli una vita ricca e comoda. Una categoria a parte sono i telep, che per la loro capacità di predire il futuro sono costretti o ad entrare nella Squadra che presiede alla sicurezza del Quizmaster o ad essere emarginati proprio in virtù delle loro doti.


Quello che è davvero interessante, al di là della vicenda, che ho trovato comunque molto avvincente, è la caduta di valori, di passioni e di interessi in questa questa Terra del futuro, nel solco del tradizionale genere distopico, i cui abitanti vivono per il Quiz, per gli spettacoli televisivi e per l'omicidio. Sì, omicidio, perché in una società del genere, basata sul minimax, alla fortuna di chi diventa Quizmaster deve corrispondere anche quella di una persona che, nel pieno di rispetto di regole ritualizzate, viene sorteggiato, in diretta tv, per tentare di uccidere il capo e prenderne il posto.


In questo contesto si muovono le vicende di Ted Benteley, il prodromo del tipico personaggio dickiano, uomo comune a suo modo in qualche modo mediocre ma, rispetto ai personaggi che Dick svilupperà negli anni successivi, con dentro di sé una fiammella di speranza e di voglia di reagire per contribuire a costruire un mondo migliore, per una società più giusta che non sia governata da un gioco: non si può non leggere nelle parole che Ted pronuncia contro il sistema una critica che Dick faceva agli Stati Uniti e alla società occidentale.


I guai per Benteley iniziano quando, rotto il patto con una delle Hill, fa il suo giuamento al Quizmaster Verrick, non sapendo che è caduto di sella: l'urna ha estratto un nuovo nome, il misterioso Leon Cartwright. Verrick ha ordito un complotto per tentare di riprendere il suo posto, coinvolgendo fra gli altri proprio Benteley. Non vi dico come prosegue, vi lascio la sorpresa.


Come dicevo all'inizio, in questo libro Dick è già Dick. Il lettore abituale di PKD ritroverà alcune delle tematiche tipiche della sua letteratura, che nei decenni successivi svilupperà con maggiore profondità filosofica, psicologica e sociologica: il simulacro, la religione e la speranza nell'arrivo di qualche Messia diffusa quasi a livello di superstizione, l'alienazione dell'uomo nella società ipertecnologica.


Buona lettura.

mercoledì 12 dicembre 2007

Quiz

"Vorrei fare a pezzi tutto questo, ma non accadrà... piuttosto collasserà. Ogni cosa è sottile, vuota e metallica. I giochi e la lotteria non sono altro che giocattoli per bambini tirati a lucido! Tutto è tenuto assieme dai giuramenti Posizioni in vendita, cinismo, lusso e povertà, indifferenza... il pigolio di sottofondo degli impianti tv. Un uomo se ne va in giro per ammazzarne un altro e tutti applaudono e si godono lo spettacolo. In che cosa crediamo? Che cosa ci rimane? Brillanti criminali lavorano per potenti criminali. Tutta la nostra lealtà è riposta in un assurdo giuramento davanti a un busto di plastica.


[...]


E' molto più di questo, non farti illusioni. Sta iniziando a trasparire tutta la struttura debole e corrotta del sistema. Un giorno lo scoprirai anche tu. Io, invece, lo vedo distintamente già da ora. Ma che cosa potevi aspettarti da una società basata sui giochi, sui Quiz e sull'omicidio?"


Philip K. Dick - Lotteria dello spazio (Solar Lottery)

venerdì 7 dicembre 2007

Morire in Italia

Stamattina, non lo facevo da molto tempo, parlo un attimo di politica perché una tragica coincidenza ha messo insieme due questioni importanti.


Ieri sera il Senato ha votato la fiducia al decreto sulla sicurezza (non entro nel merito, voglio andare a parare da un'altra parte), ed il governo un'altra volta si è salvato per un soffio. Stavolta si è registrata un'altra novità: la fondamentalista cattolica Paola Binetti, senatrice del Partito Democratico, ha votato contro il governo perché nel decreto sono state inserite norme contro la discriminazione degli omosessuali (non credo che serva commentare ulteriormente...). Fini, leader di An, ha chiesto ad un senatore del suo partito di dimettersi perché assente dalla votazione. Qualcuno chiederà mai alla Binetti di lasciare, almeno, il gruppo del Pd? Purtroppo ho paura di no.


Ieri è stata una giornata segnata soprattutto da una tragedia di cui avrete sentito parlare: un incendio nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino ha provocato la morte di due operai ed il grave ferimento di qualche altro.


Metto insieme questi due avvenimenti per fare una semplice considerazione: al primo caso di cronaca scattano gli attacchi demagogici contro gli immigrati, le richieste di nuovi fondi per la sicurezza, di sanzioni più gravi per chi commette reati che, si dice così, causano allarme sociale. Non contesto l'importanza di garantire sicurezza ai cittadini, però mi irrita alquanto sentire parlare delle città italiane (o almeno della mia) come luoghi insicuri nei quali non si può girare, dove ogni giorno si rischia di venire ammazzati, quando è evidente che le cose non stanno proprio così.


Però non si sentono gli stessi strali per chiedere misure più forti per garantire la sicurezza sul lavoro, per incrementare i controlli, per combattere il lavoro nero; non mi ricordo di decreti di urgenza su queste tematiche, quale che sia il governo; non mi ricordo grande attenzione dell'informazione su una tematica di così grande importanza se non per quanto riguarda il singolo episodio che di volta in volta si presenta: è troppo importante parlare di Cogne, di Garlasco, della povera Meredith, sono cose molto più importanti nella vita di tutti noi.


Nel 2006 i morti sul lavoro sono stati oltre 1300: un numero abnorme, 1300 persone, padri e madri, figli che hanno lasciato le proprie famiglie. Credo siano di più dei morti ammazzati dai rumeni.


Ecco, l'ho tirata fuori. Che si faccia qualcosa, almeno stavolta. Perché nessuno chiederà mai l'espulsione degli imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza o che favoriscono il lavoro nero, ma non si faccia che, in Italia, morire per mano di un criminale sia più "importante" che morire mentre si lavora, spesso in condizioni ignobili e per pochi soldi.

mercoledì 28 novembre 2007

Groppo

Stasera c'ho un groppo; non so perché ma sento una sorta di nodo alla stomaco. Dovrei studiare ma non mi va, non me la sento, voglio stare senza fare niente.


C'ho un nodo in testa, pure. Sento una sorta di blocco, mi sento schiacciato. Che fare?

lunedì 26 novembre 2007

Non capisco niente di scacchi

Due post in meno di 24 ore, non vi ci abituate.


Libero per un giorno dagli impegni del master (libero perché mi sono preso una giornata per non fare niente e perché ieri non avevo consegne, altrimenti le cose da studiare non mancherebbero...) mi sono immerso nella lettura come non facevo da tanto tempo, passando l'intera giornata (d'accordo non avevo niente di meglio da fare) fra le pagine di un romanzo, secondo me, fantastico, un vero gioiello: La regina degli scacchi, di Walter Tevis.


Ho iniziato a leggere le avventure di Beth Harmon due-tre giorni fa e ieri mi sono divorato le rimanenti 300 pagine senza quasi accorgermi dello scorrere del tempo.


Beth ad otto anni rimane orfana e viene affidata ad una casa per minori: è una bambina insicura, piena di paure, ma scopre di avere una passione, ed un talento, gli scacchi, talento che la arcigna direttrice della scuola tenterà di tarpare. Beth cresce immaginando nella sua testa le partite di scacchi, studiando le varianti più note, immaginando i pezzi che si muovono sulla scacchiera in una danza perfetta, scovando corridoi e pertugi attraverso i quali far passare i suoi pedoni, cavalli, alfieri e regine che solo lei riesce a vedere. Beth però cresce anche con una pericolosa dipendenza dai tranquillanti, cosa che continuerà anche dopo che, a 13 anni, sarà adottata.


La regina degli scacchi racconta la vita di una giovane scacchista, bambina prodigio che quando inizia a partecipare ai primi tornei stupisce tutti col suo stile di gioco aggressivo ed intuitivo, ed è scritto così bene che pur senza capire niente di scacchi e di cosa significhi mettere un pedone in d5 il lettore non può non desiderare di vedere come andrà a finire, se Beth coronerà il suo sogno e batterà i più grandi scacchisti del mondo.


Ma al centro c'è sempre e comunque Beth, prima bambina, poi adolescente ed infine giovane donna, che scopre la vita a poco a poco ma sempre senza godersela perché al primo posto vengono gli scacchi e solo gli scacchi, non imparando a gestire i rapporti umani, non traendo grande godimento dal sesso, poco attenta alle amicizie; il lettore segue le vicende di Beth, con tutte le sue debolezze ed insicurezze e con la sua incredibile forza davanti ad una scacchiera, e spera che Beth cresca e trovi le sue rivincite nella vita. E alla fine Beth cresce, cresce per davvero quando intuisce che rischia di sprecare il suo talento e di perdere le cose davvero importanti, ma dietro l'angolo vi sono sempre gli scacchi, sempre e comunque.


Come detto, ho trovato favoloso questo romanzo, era tanto tempo che un libro non mi risucchiava così al suo interno per lasciarmi solo all'ultima pagina. Si tratta poi di un libro che non ho potuto fare a meno di ricollegare ad un altro capolavoro che ho letto lo scorso anno, Infinite Jest di David Foster Wallace, sicuramente influenzato da Tavis, per esempio nella tematica della dipendenza dai farmaci o per quella competizione (negli scacchi in Tavis, nel tennis in Wallace) che riassume in modo totalizzante la vita dei giovani protagonisti.


Insomma leggetelo!

domenica 25 novembre 2007

Still alive

Vengo da alcuni giorni, anzi alcune settimane davvero devastanti sotto ogni punto di vista, fisico e psicologico.


Come al solito mi sono stressato dietro alla roba da consegnare per il master, oltre al fatto che la scorsa settimana c'era pure la settimana full immersion. Questa settimana è stata la volta della stesura del documento di progetto di un ipotetico corso in e-learning: noi da bravi aspiranti instructional designer ci siamo rimboccati le maniche e alla fine abbiamo fatto collimare (quasi) ogni pezzo. Non vi dico la stanchezza: oggi non si fa niente, non mi frega niente.


Novita al lavoro: la mia azienda ha deciso di mandare tutti a casa, con non si sa bene quali risvolti legali per il momento; quel che è certo è che, visto che il mio contratto scade il 31 dicembre, dal primo gennaio sarò libero. A questo punto penserò solo a finire sto master e poi mi occuperò di cercare un altro lavoro.


Come sto? Non so. La scorsa settimana ho avuto un momento di crisi come non ne avevo da tanto tempo, che mi hanno riportato a momenti molto bui, legato alla fatica, soprattutto mentale, di questo carico di cose alle quali pensare, ma a volte se guardo a fondo, scorgo qualcosa che non riesco a capire del tutto, sempre pronto a riaffiorare: insicurezze, indecisioni, paure, tutta roba che non se ne va nemmeno con le cannonate. Cerco di dare ordine alla mia vita, di sistemare un po' di cose ma sento di non avere sempre le forze per scardinare vecchie incrostazioni e creare qualcosa di meglio. Continuo a cercare appoggi alla mia andatura traballante.

martedì 13 novembre 2007

Stasera dovrei studiare, ma come al solito c'ho poca voglia e mi girano le palle. Entro la fine della settimana devo consegnare tre lavori più un quarto all'inizio della prossima, e si tratta anche di roba abbastanza lunga e rognosa. Magari mi sarei dovuto anticipare dalla settimana precedente ma di tempo ce ne ho avuto poco al di là della poca voglia.


Ah, naturalmente sta settimana sono oberato di impegni, visto che il master sta settimana mi impegna tutti i giorni con le lezioni... Dovrei passare le nottate a studiare, ma se po'? Poi sono abbastanza incazzato, il master è organizzato una chiavica per certe cose, come le scadenze che si sovrappongono l'una sull'altra, o le faccende burocratiche che vengono comunicate all'ultimo momento (l'ultima proprio stasera: i documenti per il visto per gli Usa andrebbero consegnati entro il 24 novembre, e io, come altre persone manco c'ho il passaporto e sarà impossibile farlo entro quella data nemmeno se avessi modo di andarlo a richiedere, visto il tempo che ci vuole; poi un'altra bella notizia: gli americani vogliono pure una dichiarazione della banca che tu hai almeno 3000 $ sul conto, oppure una lettera di uno sponsor che garantisca per te, per farti entrare).


Vabbè, vi saluto, ai prossimi aggiornamenti.

sabato 10 novembre 2007

Ultime lettere prima della battaglia

Scrivo stasera, con Ben Harper nelle orecchie, mentre attendo di uscire per una serata tra amici, perché i prossimi giorni ho paura che avrò davvero poco tempo per farlo.


Sta settimana è stata strana e stressante pur non avendo fatto niente di particolare; da tempo penso a cosa fare dopo il 31 dicembre, quando mi scadrà il contratto, e sono sempre più convinto di lasciar perdere il lavoro e dedicarmi al master per gli ultimi mesi (anche perché la situazione aziendale è tale che c'è da sperare poco in un rinnovo), sperando poi in qualcosa di buono.


Oggi ho passato tutta la giornata a studiare, più o meno, domani al lavoro e da lunedì tutti i giorni a lezione, con varie cose da consegnare entro la fine della settimana di tempo per scrivere ne avrò davvero poco. In compenso dalla prossima settimana non lavorerò più la domenica, ed è una liberazione poter tornare ad avere un giorno di riposo a settimana (magari da dedicare allo studio ma sti cazzi), nel quale se proprio dovessi avere tanta voglia potrei anche tornare a pedalare un po', che è una vita che non lo faccio. Troppa attività intellettuale sto periodo, e si vede...


 

giovedì 8 novembre 2007

Ultimatum

Ieri sera per annegare il dispiacere di veder giocare male la mia Roma (un altro 2-2, sta diventando una brutta abitudine...) sono andato al cinema, con l'intenzione di rilassarmi e dedicare un po' di tempo ad altre cose rispetto allo studio.


I miei amici volevano The Bourne Ultimatum: io manco ho visto i precedenti, ma mi sono detto che un film d'azione è un film d'azione e tanto la trama conta poco. E infatti è così, solo che di trama non ce n'è proprio traccia: inseguimenti e botte, inseguimenti e botte, inseguimenti e botte, e quando alla fine si svela il segreto di Bourne come colpo di scena mi è parso una gran cazzata. Si capisce solo che i cattivi (la Cia) devono ammazzare Bourne, che Bourne deve ammazzare tanti cattivi per recuperare la sua memoria e li ammazza. Movimenti di macchina ossessivi, scomposti al punto che non si riesce nemmeno a seguire una scena senza avere il mal di testa (un mio amico ha detto che si distraeva a pensare ad altro... io mi sono perfino appisolato in qualche momento, ma la mia era soprattutto stanchezza).


E poi spiegatemi perché Bourne prende un sacco di botte senza farsi un cazzo, per non parlare poi del fatto che viene coinvolto in un casino di incidenti d'auto e ne esce sempre senza farsi niente! Almeno Bruce Willis in Die Hard quando si cappotta con la macchina ne esce malconcio e ridotto uno straccio, e ti butta lì anche la battutona a effetto (John McClane è ironico almeno, Bourne manco un po' e Matt Damon pare abbastanza imbalsamato).


Chissà, magari mi sono perso qualcosa di importante nei film precedenti...

domenica 4 novembre 2007

Oggi ho deciso che non studio, basta mi sto stressando e non ce la faccio più, mezza giornata di riposo mi ci vuole, anche perché mi rode abbastanza che la Roma da 2-0 si è fatta rimontare 2-2 dopo essersi mangiata 4-5 volte il terzo gol...


Ora me ne sto sdraito sul divano (cioè non proprio ora ora...) a leggere L'isola di cemento di J.G. Ballard, ennesimo incubo metropolitano del grande scrittore inglese, a cercare di pensare a qualcosa che non sia necessariamente lavoro o master, come accade nell'ultimo periodo. Poi sto periodo avrei davvero voglia e necessità di pensare ad altro, di distrarmi, ed invece passo le giornate davanti al computer, senza vedere o sentire nessuno, collegato col mondo circostante solo col messenger o con skype.


Prima ho fatto un giretto in libreria e ho visto che ci sono nuove uscite che mi interessano, ma, vuoi perché aspetto il pagamento di qualche stipendio arretrato, vuoi perché tanto ho pochissimo tempo per leggere, per ora mi tocca rimandare gli acquisti. Tra le altre cose c'è un inedito di Tolkien (in realtà la solita raccolta tratta dai suoi quaderni rimessa insieme dal figlio) che mi ha riportato con la mente a tanto tanto tempo fa, quando intorno ai 12-13 anni mi immersi nel Signore degli Anelli, perso in quel mondo fatato di elfi, nani e orchi, per uscirne solo mesi dopo, capendo quali meravigliose cose potevano nascondersi fra le pagine stampate.


Ecco, sti giorni sto sentendo la mancanza di quelle lunghe ore passate a leggere che da allora contraddistingono la mia via; mi manca qualcosa, fra le tante.


In questi giorni continua poi lo strano momento che ho già descritto una decina di giorni fa, fatto di luci ed ombre; alcune ombre si sono chiarite meglio, putroppo e le strane sensazioni sono meno strane.

venerdì 2 novembre 2007

Dopatevi di musica!

Stamattina mi viene voglia di segnalarvi sta notizia che ho appena letto su Repubblica.


Da appassionato di sport, soprattutto degli sport di fatica (chi mi conosce sa della mia passione per il ciclismo), mi incuriosisce, mi stupisce, mi fa ridere la notizia che proviene dagli Usa in vista della prossima maratona di New York: lettori MP3 vietati per i partecipanti perché la musica altera le prestazioni! Magari un amatore può essersi fatto una cura di Epo prima di partire per New York e correre la sua maratona della vita in 3 ore, tanto non sarà mai controllato, ma se un vecchietto che impiegherà otto ore a completare tutti i 42 e passa km avrà delle cuffiette rischierà la squalifica... Che paese l'America...

mercoledì 24 ottobre 2007

Luci ed ombre

Nella vita di tutti i giorni ci alziamo, andiamo a lavorare, all'università, a scuola, dove cavolo vi pare; incontriamo persone, parliamo, discutiamo, pensiamo a quello che dovremo fare la sera o il giorno dopo, ci preoccupiamo per tutto quello che ci cade sulla testa, ci rallegriamo quando qualcosa apre davanti a noi uno squarcio di luce.


Le nostre giornate sono caratterizzate da luci ed ombre; luci, tutto quello che di bello ci capita, ombre tutto ciò che rimane grigio, che vorremmo evitare, e spesso luci ed ombre si miscelano e ci lasciano sensazioni strane sulla pelle, davanti agli occhi, nella testa e nel cuore.


In questo periodo per me va più o meno così; c'è lo stress ed il nervosismo che nasce da una situazione lavorativa difficile, ormai poco sopportabile, e da tutta una serie di impegni che piovono uno dietro l'altro, portandosi dietro dubbi. Nelle ombre ci sono soprattutto i dubbi, i dubbi di non riuscire a fare quello che ci si ripropone, i dubbi di non essere all'altezza.


Nelle luci ci sono quelle cose che ti fanno credere in te, che ti fanno sentire importante, come quando scopri di volere bene ad una persona, e da questa persona ricevi segnali di affetto importanti; nelle luci ci sono le amicizie, quelle vecchie e quelle nuove; nelle luci ci potete trovare i sogni che ogni tanto raccontate a qualcuno, altre volte tenete per voi. Altre volte però basta un passo per passare dalla luce all'ombra, e viceversa, un passo che può essere una parola o un gesto, o anche solo un pensiero.


E' un periodo in cui sono molto umorale: a volte posso alzarmi dal letto felice, altre con una tristezza addosso che si spiega solo col desiderio di qualcosa che per ora non può essere raggiunto. Sono alla ricerca di una tranquillità interiore che non so bene dove trovare, mi aggrappo alle persone ma forse dovrei riuscire a trovarla da solo. Provo una strana, ma manco tanto strana, sensazione di assenza che a volte ho l'impressione potrò colmare, altre no.

venerdì 12 ottobre 2007

Nobel alla fantascienza

Mi rifaccio vivo, in una pausa dal pallosissimo assignment che devo inviare stasera dall'altra parte dell'oceano Atlantico, solo per segnalare che sono davvero contento del Nobel per la letteratura assegnato a Doris Lessing: per una volta viene premiata una scrittrice che si può leggere per davvero e soprattutto autrice di importanti romanzi di fantiascienza (lei stessa considera i volumi di un ciclo di fantascienza che sta per essere ripubblicato in Italia da Fancci i suoi romanzi più importanti: se non sbaglio lo dice pure Wikipedia).


Mi sembra veramente importante che finalmente si riconosca il valore della fantascienza nella letteratura; sarebbero molti gli esponenti di questo genere che avrebbero meritato o meritano un tale riconoscimento. Dick se fosse ancora vivo secondo me se lo meriterebbe, ovviamente, come se lo sarebbe meritato Vonnegut, scomparso qualche mese fa. Ballard è ancora vivo: chissà se ce la faranno a riconoscerne la fondamentale importanza nella storia non solo della fantascienza ma della letteratura e della cultura.

mercoledì 5 settembre 2007

Avete presente quella sensazione opprimente di quando dovete fare per forza qualcosa ma non ne avete voglia? Ecco, ecco è quella che provo io: sto rimandando da giorni un serio lavoro per completare la roba che devo consegnare fra meno di due settimane per il master; sento il peso di dovermi mettere sotto, di impegnarmi ma non so come mi affloscio e mi manca la volontà. Che fare? Faccio violenza a me stesso e inizio, però che fatica...


Il fatto è che mi sento un po' demotivato per certe cose, ho perso il senso dell'importanza dello studio, forse è solo qualche timore nascosto nel profondo di fronte alla necessità di cambiare che, nell'incertezza, mi fa scegliere l'ozio.

venerdì 31 agosto 2007

Distillato

«Qualsiasi altra cosa abbia fatto, apertamente e ripetutamente senza mai cercare scuse e giustificazioni, violando ogni regola che si frapponeva fra me e l’oggetto dei miei desideri, qualunque fosse, ho cercato di separare qualche grano di verità dalle tonnellate di stronzate. La verità è il distillato del significato dei fatti, poiché ogni verità confutata da un fatto è pura illusione.»

Edward Bunker – Educazione di una canaglia

mercoledì 29 agosto 2007

Non ammalatevi in America!

Venerdì scorso, il giorno dell'uscita, sono andato a vedere Sicko, l'ultimo documentario di Micheal Moore, che questa volta ha deciso di aprire uno squarcio sul sistema delle assicurazioni sanitarie negli Usa. Dimenticatevi il Dr. House, E.R., Grey's Anatomy e pure Scrubs.


Come in ogni film di Moore si riesce anche a ridere dei drammi e delle assurdità, per noi, che racconta ma lascia l'incredibile impressione che qualcosa a questo mondo non va se nel paese più ricco, forte e potente la sanità debba premiare solo le fasce più alte della popolazione, quelle che possono permettersi un'assicurazione, e lasciare completamente senza copertura circa 50 milioni di persone (50 milioni: quasi l'intera popolazione italiana, mica bruscolini!).


A me ha divertito, se si può dire, scoprire che tutto questo sistema è nato ai tempi di Nixon: sembra che ogni male dell'America derivi da Nixon (lo stesso Dick lo considerava una sorta di incarnazione del male).


E' inutile raccontare le singole storie raccolte da Moore: cancri non curati o scoperi in ritardo per esami diagnostici non eseguiti perché non pagati dalle assicurazioni, interventi chirurgici non eseguiti... Il fatto è che Moore si è concentrato su quelli che l'assicurazione ce l'hanno, non ha parlato di quelli che non possono pagarsela. E allora si scopre che spesso nemmeno chi paga gode di una buona sanità negli Usa perché le compagnie di assicurazione fanno di tutto per non pagare le cure necessarie, pagano investigatori per scoprire quale insignificante malattia precedente una persona non ha dichiarato al momento di stipulare una polizza, cercano ogni cavillo per risparmiare soldi, al punto che una dirigente sanitaria che ha negato le cure ad un paziente, poi deceduto, ma ha fatto risparmiare alla sua compagnia mezzo milione di dollari fa carriera.


La parte veramente divertente del film è quella in cui Moore va in Canada, Gran Bretagna e Francia a vedere come funziona la sanità pubblica e "scopre" che lì, così come da noi, tutti (anche gli stranieri) vengono curati negli ospedali pubblici, senza alcuna distinzione e che spesso le cure sono eccellenti. E toccante è la storia di alcune persone ammalatesi gravemente mentre lavoravano a Ground Zero dopo l'11 settembre che non vengono curate negli Usa (l'America non si occupa dei suoi eroi...) e che Moore ha portato a Cuba per far ricevere loro cure di prima qualità e medicinali a costi irrisori rispetto a quello che vengono pagati negli Usa, realizzando, infine, una sorta di gemellaggio fra i pompieri cubani e quelli americani.


Chiudo con tre note:


Un'altra cosa che colpise del film di Moore è la propaganda usata negli Usa contro la sanità pubblica, parlando di primo passo verso il socialismo, verso le restrizioni della libertà, ecc.


Fra qualche mese dovrò andare negli Usa per concludere il mio benedetto master: dovrò stare attento a non ammalarmi!


Infine, perso fra i titoli di coda Moore ha ficcato un ringraziamento a Kurt Vonnegut, presumo per l'impegno civile e politico del grande scrittore scomparso, una vera voce fuori dal coro che negli ultimi anni della sua vita (ma a dire il vero basta leggere i suoi libri, in particolare La colazione dei campioni) ha criticato lucidamente la strada presa dall'America, un paese che si dimentica dei più deboli. Alla faccia di chi pensa che la fantascienza non serva!

sabato 4 agosto 2007

In vacanza

Dopo tempo immemorabile, sono finalmente in ferie! Ferie brevi, fra una settimana ricomincio a lavorare ma almeno stacco qualche giorno, per prepararmi a mesi intensi, durante i quali il master entrerà nel vivo (inizieranno le lezioni americane) e i giorni di riposo saranno quasi nulli. Quindi una settimana ora è davvero ossigeno, speriamo che riuscirò a buttar via tensioni e scazzature dedicandomi alle mie letture e all'ozio. Per chi se lo stesse chiedendo non andrò da nessuna parte, giusto qualche giorno in Abruzzo, che è una vita che non vedo la nonna.


Gli ultimi giorni mi sono trascinato tipo zombie al lavoro, con una voglia pari a zero. Fra le poche cose da segnalare, ieri c'è stata una piacevole serata fuori con diverse compagnie di amici che si sono succedute per due chiacchere, una birra, una cena, un gelato, una passeggiata a Trastevere, che si somma ad un paio di rimpatriate dei giorni precedenti.


Me ne vado in vacanza chiedendomi come farò senza connessione ad Internet in Abruzzo: niente blog, niente messenger (!!!!), niente informazione. Mi toccherà usare il telefono per restare collegato col mondo. A chi fosse interessato tanto fra una settimana circa riattacco a lavorare: chi si vuole far vivo mi trova nel solito modo...


Ciao a tutti (o meglio a quei pochi che possono leggere Immaginaria ora che è in privato), buon sabato e buon weekend! 

mercoledì 1 agosto 2007

Oggi intimismo spinto

Il mese di agosto di solito è mese di ozio, e per me l'ozio fisico corrisponde, spesso, ad una attività mentale più intensa; agosto, ma in generale l'estate, per me è spesso un periodo di grandi riflessioni esistenziali. Sarà per il fatto che passerò quasi tutto il mese a lavorare che sento la mia mente prosciugarsi? Oppure devo cercare nuove fonti per alimentare il mio intelletto? Oppure, ancora, è tutto legato al deserto emotivo di questo periodo?


Una volta Immaginaria era un luogo di pace almeno per me, dove, quando mi andava, si poteva discutere e scambiarsi opinioni e dove, più spesso, riversavo molto di me; questo blog era diventato una sorta di ritratto di Dorian Gray ma mezzo in positivo, chi mi ha conosciuto qua ai tempi belli ha davvero visto il meglio di me. Dove è andato a finire?


Questo blog è solo un mezzo per raccontare qualcosa, per aprirmi al mondo, per lanciare messaggi che, come ho detto tante volte, prima o poi qualcuno coglierà. Ma mi rendo conto che ho sempre meno messaggi da comunicare. Sarà grave? E' un periodo strano: in momenti di depressione vera trovavo la voglia di scrivere, che era una sorta di catarsi, ora invece sento che per certi versi si sta inaridendo la vena creativa, se mai ce l'ho avuta.


Mi piace pensare che sia un periodo passeggero ma ho paura che non sia così, e non parlo solo del blog naturalmente. Forse è ora di aprirmi davvero al mondo e alle persone ma avrei bisogno di una mano, anche se so che certe cose le puoi fare davvero soltanto per conto tuo. Il fatto è che chi possa darmi aiuto a tirarmi fuori da tanti pozzi bui potrei anche averlo trovato, una persona che occupa molti miei pensieri ultimamente ma che sto facendo poco per tenere vicina, o per avvicinare di più, ma che, allo stesso tempo, so che più di così, forse, non si avvicinerà; forse bisogna buttare via qualche timore e rischiare. E tornerà anche la vena.

domenica 8 luglio 2007

Domenica di stress!!!!

Allora, a parte il fatto che stamattina devo andare a lavorare e che ieri ho avuto lezione tutto il giorno, che altro c'è che mi stressa.


Beh, direi, per il momento, il project work di gruppo che va consegnato venerdì e per il quale, col mio gruppo abbiamo fatto pochissimo, praticamente niente. Tocca rimboccarsi le maniche a partire da oggi pomeriggio per quanto mi riguarda per cercare di buttare giù qualcosa di decente. Con questa esperienza ho scopoerto che non sono capace di lavorare in gruppo: non riesco a coordinarmi con gli altri, e gli altri con me; siamo stati un gruppo male assortito forse, nel quale è mancata la voglia di lavorare ma, per per quello che mi riguarda, mi rendo conto di aver contribuito davvero poco e di aver spronato altrettanto poco gli altri a mettersi sotto come invece avrei dovuto fare. In più in questi giorni mi sento più scazzato del solito, un po' per questo lavoro da completare ed un po' perché ho passato troppo tempo a pormi domande, a farmi venire dubbi su me, sul mio rapporto con gli altri e con il mondo, ecc. ecc.


Quando sono scazzato poi ci rimette anche il mio portafogli: nelle ultime settimane mi sono comprato un mare di libri approfittando di qualche sconto e promozione, più libri di quelli che in questo periodo posso leggere, che si vanno a sommare ai molti che già avevo accumulato negli ultimi mesi. Questo aspetto è un vero indice di quanto io abbia bisogno di stimoli nuovi, di quanto io desideri mutamenti sotto molti aspetti: uscire da una libreria carico come un mulo per me è come comprare un paio di scarpe per le donne, o per alcune donne almeno.


Vabbè, vado a prepararmi.

sabato 7 luglio 2007

Live Earth

Oggi è il giorno del mega-ultra-super concertone mondiale per sensibilizzare il mondo a prendere coscienza dei mutamenti climatici.


Forse avrete sentito nei giorni scorsi la notizia che l'Eni, per risparmiare l'energia impiegata per il condizionamento, ha concesso ai suoi dipendenti di venire in ufficio senza cravatta (poi sulle cravatte si potrebbe aprire una ampia discussione: a cosa cacchio serve la cravatta? Fa lavorare meglio? Io non lo capirò mai). Naturalmente è arrivato il plauso di tutti: bella iniziativa, così si fa per ridurre gli sprechi energetici e aiutare il pianeta, ecc, ecc.


Devo dire che anche io c'ero cascato. Nel Tg3 di ieri sera mi ha colpito la storia di un produttore di cravatte (non un cravattaro, che a Roma significa un'altra cosa...) che sarcasticamente si è posto il problema: ma allora le mie cravatte contribuiscono all'inquinamento e ai mutamenti climatici più di una industria petrolifera?


Ecco, le cravatte inquinano più dell'Eni, ed in generale del petrolio?

venerdì 6 luglio 2007

Un buon motivo per guardare un film

Due giorni fa sono andato a vedere Transformers, film caciarone, coatto, pieno di effetti speciali, tutto sommato divertente, che certo non va visto per la trama. Un punto in più secondo me è dimostrato dalla straripante personalità di questa talentuosa attrice, Megan Fox...


 


lunedì 2 luglio 2007

Una stagione selvaggia

Come mi è capitato già altre volte, quando ho voglia di mettermi a leggere qualcosa che mi diverta, che mi rilassi, che chieda solo di seguire la trama e le avventure dei protagonisti, credo che ci siano pochi autori migliori di Joe R. Lansdale. Negli ultimi due giorni ho letto Una stagione selvaggia, il primo romanzo della serie che l'autore texano ha dedicato a Hap e Leonard, la più scalcinata coppia di investigatori (anche se non sono davvero investigatori) che si sia mai vista. Belle donne, avventura, azione, battute fulminanti (spesso politically s-correct), scazzottate, suspence.

domenica 1 luglio 2007

Stasera mi sento frastornato, forse è il limoncello che ho bevuto, forse è un generico giramento di palle di fondo, forse semplicemente attendo qualche evento straordinario che sia un ufo o l'apparizione di una fantasma. O forse ho deciso di non pensare a niente ma questo non mi riesce.

domenica 24 giugno 2007

Un nuovo tipo di democrazia

"Parlo di adesso. Vedo in lei l'uomo di domani. Il consumismo è la porta verso il futuro e lei sta aiutando ad aprirla. La gente accumula capitale emotivo oltre che soldi in banca e ha bisogno di investire quelle emozioni in una figura di leader. Non ha bisogno di fanatici in divisa che delirino affacciati a un balcone. La gente vuole un presentatore televisivo con degli ospiti che parlino con garbo di faccende che la riguardino direttamente. E' un nuovo tipo di democrazia, si vota alla cassa invece che alla urne. Il consumismo è lo strumento migliore mai inventato per controllare le persone. Nuove fantasie, nuovi sogni, nuove antipatie, nuove anime da salvare. Per qualche strana ragione chiamano tutto questo shopping. Ma in realtà è la forma più pura di politica. E lei ha la stoffa del leader. Anzi, direi addirittura che lei potrebbe guidare il paese."
[...]
"Però c'è un problema: qual'è il messaggio da comunicare?"
"Il messaggio?" Mi alzai di scatto facendo cenno a Cruise di rimanere seduto. "I messaggi fanno parte della vecchia politica e lei non è un Fuhrer che sbraita ai suoi soldati. Questa è la politica vecchia. La politica nuova parla dei sogni e delle necessità delle persone, delle loro speranze e delle loro paure. Il suo ruolo è quello di dare più potere a queste persone Lei non dice al suo pubblico cosa pensare. Lei li fa uscire allo scoperto, li incoraggia ad aprirsi e dire cosa provano".
"Facciamo a meno di slogan e messaggi?"
"Niente slogan, niente messagg. Una nuova forma di politica. Niente manifesti, niente impegno. Nessuna risposta facile. Sono loro a decidere cosa vogliono. Il suo compito è quello di preparare uno scenario e creare un clima giusto. Lei li guiderà perché sarà in grado di percepire i loro umori. Pensi a un branco di gnu nella pianura africana. Sono loro a decidere dove andare".


J. G. Ballard - Regno a venire

giovedì 7 giugno 2007

Miami, aspettami!

Ho ricevuto conferma che sono stato ammesso alla parte americana del master: quindi fra meno di un anno me ne volo a Miami!


 

venerdì 1 giugno 2007

Insomnia

Stanotte, o stamattina, fate voi, mi sono svegliato alle 4. A che pro? A niente: sono andato in bagno, ho bevuto un bicchiere d'acqua, mi sono rimesso a letto. A guardare il soffitto.


Che io mi svegli presto è un dato di fatto da sempre: sono fatto così. Il problema vero è che se mi sveglio nel bel mezzo della notte è diffcile che mi riaddormenti. I risultati sono vistosi: sto rincoglionito tutto il giorno, vado a dormire presto, e quindi mi risveglio di nuovo all'alba.


Il problema più grosso per me, credo, è che sono uno che pensa (motivo per il quale decisi di aprire il blog, ormai quasi tre anni fa: almeno i miei pensieri trovavano una valvola di sfogo e non restavano ad intasarmi la testa); più volte in passato ho evidenziato questo aspetto del mio carattere: il più delle volte penso in modo fine a se stesso, poco costruttivo. Per esempio stanotte, mi sono fatto solo un sacco di pippe (mentali?) che hanno contribuito a farmi tenere gli occhi aperti.


Accade così che io sia poco reattivo, vada al rallentatore, non riesca a fare niente di concreto. Devo fare un gran respiro: e bere tanto caffé, sennò chi ci va oggi al lavoro? L'unica cosa positiva, ho avuto un po' di tempo per pensare a come struttura il sito web personale che devo realizzare come primo project work per il master: mi sto perfino avventurando nella grafica per cercare di arrivare a qualche risultato gradevole anche esteticamente, seppur un po' rozzo.


A quando avrò qualcosa da scrivere: cazzo vorrei parlarvi di tanti libri, come faccio sempre, ma in questo periodo leggo poco poco; rimarco di nuovo come sia un trauma per il sottoscritto. Magari invece di guardare il soffitto potevo mettermi a leggere; a forza di pensare non avevo riflettuto su una possibilità così semplice...

domenica 27 maggio 2007

Un'altra giornata di lavoro e di noia, mi sono risollevato guardandomi (registrata) la bellissima tappa del Giro arrivata alle Tre Cime di Lavaredo, un pezzo di ciclismo d'altri tempi trasportato d'incanto nel mondo moderno.


Venerdì mi sono tolto quel peso che mi stressava e mi creava ansia: a questo punto aspetto notizie dagli Usa, ma credo di averlo sfangata con la lingua inglese. Ora non so se sia meglio: mi tocca pensare sul serio a studiare, non sono più abituato, mi manca il ritmo. Stasera intanto mi riposo, ne ho troppo bisogno.

Tu che hai studiato?

"Andiamo Dick! Fa questo salto! Lanciati!" Si riferiva alla proposta di andare con lei e cercare magari un lavoro nel dipartimento di Scienze della Comunicazione. "E' la pattumiera del mondo accademico, ma se non altro puoi fare un po' di rumore agitando il coperchio"


J. G. Ballard - Regno a venire


Ecco, a me piace fare rumore con i coperchi.

venerdì 25 maggio 2007

Oggi è giorno di festa

A tutti i cavalieri Jedi che negli ultimi tempi hanno sentito scemare in loro la Forza ricordo che oggi è lo Universal Day of the Jedi.



Che la Forza sia con voi, non lasciatevi prendere dal lato osucro! Oggi anche io dovrò ricorrere a qualche trucco jedi per superare il test di inglese, che la Forza sia con me.


ps: grazie Simo che mi hai ricordato l'importanza di questo giorno!

giovedì 24 maggio 2007

Aiuto!

Aiuto! Sto in crisi (sai che novità). Voglio starmene a casa a guardare il Giro d'Italia, invece di lavorare o studiare; voglio la mamma!


Mi sto stressando pure troppo in questo periodo e domani abbiamo il picco di stress: test scritto di inglese e colloquio telefonico con l'America per poter essere ammesso definitivamente, o meno ovviamente, alla parte statunitense del master che ho iniziato. Voglio scappare, non ci voglio andare! Me la sto facendo sotto, il mio livello di inglese è a "the cat is under the table", speriamo bene. La cosa buona sarebbe che, forse, mi tolgo un peso e posso iniziare a pensare ad altro. Il problema non è la voglia di studiare ma la sensazione che tanto non posso fare un salto triplo nell'apprendimento di una lingua in poco tempo. Sigh!

lunedì 14 maggio 2007

Quando inizia una nuova settimana si comincia a pensare quello che va fatto; con le sonorità di Ascension di Coltrane nelle orecchie butto giù gli impegni della settimana:



  • lavorare

  • studiare

  • lavorare

  • studiare inglese

  • lavorare

  • cercare di capire come si costruisce un database

  • lavorare

  • studiare inglese

  • andare a lezione di inglese

  • lavorare

  • andare a lezione del master

  • andare ancora al master

  • lavorare


Settimana impegnata direi; avrete notato che non c'è un giorno di riposo (letteralmente, visto che lavoro pure la domenica). E la cosa bella è che come al solito non mi va di fare niente! La cosa che mi preoccupa di più a questo punto è comunque il test di lingua che avrò fra meno di due settimane per poter essere ammesso alla parte americana del mio master; da una parte sento il bisogno di impegnarmi maggiormente ma da un'altra penso che non mi resta altro che sperare.


Dopo tanti mesi di ozio e di vuoto completo sotto molti aspetti, non solo a livello di impegni, ho iniziato un periodo davvero intenso, al termine del quale spero di aver fatto le scelte giuste e di trarne i frutti; ripeto nuovamente che sono molto soddisfatto del corso seguito finora, sto cercando di assorbire quanta più roba posso; poi devo dire che tutto sommato le ore di lezione volano, col resto del corso credo che formiamo un buon gruppo (anche se c'è forse una eccessiva tendenza alla chat durante la lezione...). Non ho nemmeno quasi più tempo per leggere, e per me che sono un lettore vorace, come sanno gli affezionati lettori, è quasi un cambiamento di vita e di personalità; voglio starmene tutto il giorno a leggere quello che dico io, ho un mare di libri che ho comprato ed ancora non ho aperto!


A proposito di libri: sto cercando di trattenermi dagli acquisti folli, visto che ho tanta roba arretrata come detto; ora però sono tentato dall'acquisto dell'antologia free jazz curata da Wu Ming 1, The old new thing (doppio cd più libro), diciamo una costola del lavoro che Wu Ming 1 ha fatto per il suo romanzo solista, New Thing, del quale ho parlato qui. Chi mi conosce sa che non sono un grande esperto di musica ma in questo periodo mi sto appassionando al jazz: visto che mi fido dei Wu Ming sono tentato dall'acquisto (che costa non poco però, va detto). 


Sempre a proposito di Wu Ming (questo è periodo come noterete), mi sono ricordato oggi di fare l'accesso al secondo livello del sito www.manituana.com; dell'ultimo libro, che ho amato moltissimo, mi aveva sorpreso che rispetto al solito il volume non fosse corredato di note bibliografiche e di altre informazioni per guidare il lettore; naturalmente bastava andare a vedere questo famoso secondo livello (per accedere al quale bisogna rispondere ad una domanda su uno degli episodi del romanzo): c'è tutto, le biografie dei personaggi storici realmente esistiti presenti nel libro, i riferimenti bibliografici e sitografici seguiti dagli autori per un lavoro di ricerca e scrittura durate tre anni, capitoli non inseriti nella versione definitiva del romanzo (e c'è la possibilità per i lettori che vogliono cimentarsi con la scrittura di proporre le proprie aggiunte). Sempre a proposito di Manituana, segnalo che qualche post fa, nella mia recensione al romanzo, ho messo, sbagliando, Philip Lacroix fra i personaggi storicamente esistiti: si tratta invece del frutto della fantasia dei Wu Ming, e non credo che sia un caso che si tratti del personaggio in assoluto più affascinante di tutto il libro: guerriero micidiale, che legge Rousseau e Voltaire, che parla come un filosofo ma sa uccidere come pochi, le Grand Diable.


Ok, basta così per oggi. Se trovo tempo torno a scrivere nei prossimi giorni.

mercoledì 9 maggio 2007

Un po' di narcisismo e un po' di riflessioni su Internet

Inizio questo post di oggi segnalando che Immaginaria ha ricevuto un inaspettato "riconoscimento" (lo metto tra virgolette perché sottolineo l'ironia del termine riconoscimento, cercando di evidenziare comunque che si tratta di una cosa che fa piacere sia al blog sia al suo autore). Il mio blog preferito è stato citato e linkato dai Wu Ming sull'ultimo numero di Giap, la loro newsletter, per la recensione che ho postato qualche giorno fa di Manituana. Devo dire, con molta vanità, che questa nuova visibilità mi fa davvero piacere.


Ora vengo alle cose serie. Intanto vi invito a leggere questo post pubblicato qualche giorno fa da Vittorio Zambardino sul suo blog. Zambardino spiega molto chiaramente come il tentativo di Microsoft di acquistare Yahoo! in funzione anti-Google faccia parte di una tendenza complessiva che stanno vivendo il web e più in generale i vecchi media; il Web è un medium giovanissimo ed i grandi gruppi cercano di conquistare posizioni di mercato che integrino sempre più la rete, i contenuti ed i servizi (e questo riguarda anche i vecchi media, che cercano di non farsi soffiare il loro mercato dai new: si veda il tentativo di Murdoch di papparsi il gruppo che controlla il Wall Street Journal, prima che ci pensi qualche colosso del Web).


A questo si aggiungono alcune riflessioni che prendo in tutto o in parte da un libro che consiglio a tutti di leggere per comprendere quanto questa guerra fra Microsoft e Google non riguardi solo i loro profitti ma tutti noi; il saggio in questione è Luci e ombre di Google. Futuro e passato dell'industria dei metadati, da poco pubblicato su carta ma già da qualche mese scaricabile liberamente sul sito del gruppo di ricerca autore del volume, Ippolita. Si tratta di un libro sul più potente e usato motore di ricerca al mondo ma soprattutto sull'evoluzione della cultura e dell'economia della conoscenza nel mondo contemporaneo.


Sempre più spesso quando vogliamo sapere qualcosa lo cerchiamo con Google ("Lo cerco su Google"), perché il motore di ricerca ci dà risutati affidabili, ci indirizza verso pagine che nell'ambito che stiamo cercando sonon generalmente ritenute più affidabili (in questo entra in gioco l'algoritmo di ranking che sta dietro le ricerche di Google). Solo che ci sono degli aspetti da considerare, che riassumerei in poche righe:



  • Google, con i suoi spider ed i sempre più ricchi e personalizzabili servizi che offre agli utenti, indicizza quote sempre più grandi della conoscenza sul web

  • l'algoritmo di ricerca di Google è basato sulla immagine di una assoluta oggettività dei suoi risultati, ma l'oggettività ad una analisi più approfondita si rivela molto più relativa

  • viviamo nell'era dell'economia informazionale, ogni contenuto che immettiamo in rete è potenzialmente oggetto di interesse di qualcuno, e quindi di un possibile profitto.

  • Google (ma qualsiasi altro soggetto potenzialmente in grado di contrastarne il predominio nel campo delle ricerche) condiziona a tal punto il nostro accesso alle informazioni che sta stabilendo un "dominio culturale sull'immaginario" (cito da Ippolita).


Insomma, gli autori di questo libro espongono una critica politica a Google ed al modello che sta imponendo: non si tratta di non usare Google ma di essere consapevoli che non si tratta di uno strumento neutro, a dispetto della tranquillizzante interfaccia. Controllare la rete è impossibile, gestire però l'accesso ai contenuti indicando certi percorsi e tagliandone altri però è possibile. Microsoft, Google, Yahoo!, i grandi gruppi editoriali si stanno fronteggiando per poter gestire in modo quasi monopolistico i servizi di accesso alla conoscenza, lasciandoci nell'illusione che tutto sia a nostra disposizione, come lo vogliamo noi, fornendoci servizi accattivanti sempre più mirati alle nostre esigenze.


Ovviamente io stesso uso Google, e forse anche quelli di Ippolita (altrimenti come farei a vedere le risposte alle domande di un quiz televisivo?). Vi rimando al libro per argomentazioni più approfondite e precise delle mie: la questione è solo una, prendere coscienza di quante cose ci sono dietro la semplice interrogazione ad un motore di ricerca.

domenica 6 maggio 2007

Andare a scuola sul web

Segnalo questo articolo che mi sembra davvero interessante. Su Second Life si stanno diffondendo sempre di più veri e propri corsi universitari all'interno degli ambienti virtuali sviluppati da alcune università americane; lo scenario è questo gli studenti possono quindi frequentare le lezioni con il proprio avatar, in un'aula virtuale, insieme agli studenti/avatar che seguono lo stesso corso di fronte ad un docente a sua volta in forma di avatar.


Diventano sempre più realtà le suggestioni che fino a non tanti anni fa si trovavano nei romanzi di William Gibson (in particolare su questo versante in Aidoru e American Acropolis); visto che in futuro vorrei occuparmi di e-learning, è facile fare due più due e pensare che forse quello che farò nel master che ho iniziato in realtà sarà superato entro un paio di anni e bisognerà pensare di trasferire tutte quelle competenze nell'ambiente virtuale. Questi mutamenti, che corrispondono a mutamenti di stili di vita, culturali e sociali, influenzeranno sempre più ogni aspetto della vita quotidiana, e questo senza voler essere a tutti i costi tecno-ottimisti o al contrario apocalittici perché credo che sia un dato di fatto. In fondo noi blogger già ora finiamo per trascorrere una percentuale più o meno rilevante del nostro tempo in quella sfera pubblica che ormai per definizione viene chiamata blogosfera.

venerdì 4 maggio 2007

Sentirsi come un mohawk

Come avevo accennato la scorsa settimana, ho letto l’ultimo romanzo dei Wu Ming, libro che si aggiunge alla lista di libri che provo a consigliare da questo blog.


Manituana. Cos’è o chi è Manituana? Solo il suono di questa parola affascina, fa pensare a qualcosa di magico e misterioso, ed infatti è così: una antica leggenda indiana individua in Manituana le terre che il Padrone della Vità donò agli indiani che abitavano le zone fra gli attuali Stati Uniti e Canada, terra che si frantumò nelle isole del San Lorenzo (nel romanzo Molly Brant racconta questa leggenda molto meglio ed in modo molto più suggestivo).


I Wu Ming si sono immersi nella Storia e ne sono emersi con una pietra grezza che hanno lavorato fino ad ottenere questo romanzo che non saprei definire in maniera diversa se non affascinante: un romanzo storico, certo, ma anche un romanzo di avventura, di amori, guerra, magie, fantasmi, vento, acqua, terra e fuoco.
Manituana è ambientato principalmente fra il 1775 ed il 1779, gli anni della rivoluzione americana e della nascita di una nazione, gli Usa ovvio. Di quella storia generalmente sappiamo poco, se non, semplificando al massimo, che gli “eroi” della libertà combatterono contro il giogo inglese. Ma le cose andarano veramente così? Dal loro viaggio nella Storia i Wu Ming sono tornati con qualcosa di molto più complesso, perché non fu una guerra fra i cattivi inglesi ed i buoni patrioti americani ma si trattò di una guerra civile, cruenta e sanguinosa, che si combatté anche con la guerriglia, con eccidi, con stupri etnici.


Come recita la quarta di copertina del romanzo, “una storia dalla parte sbagliata della Storia”, quella di chi ne uscì sconfitto, gli americani lealisti ed i nativi americani delle Sei Nazioni Irochesi (Mohawk, Cayuga, Oneida, Onondaga, Seneca, Tuscarora), alleati degli “inglesi”.
Definiamo ancora il contesto. In quello che era il New England, Sir William Johnson era il commissario per gli affari indiani nominato dalla corona inglese; Sir William (che assunse il nome indiano di Warraghiyagey, “Conduce grandi affari”) stabilì rapporti di rispetto reciproco con le nazioni indiane, le quali continuarono a vivere prosperando nelle loro terre e nei loro villaggi; fra coloni ed indiani c’erano relazioni di ogni genere, commerciali, culturali ed anche familiari (lo stesso Sir William sposò una donna mohawk, Molly Brant, che gli diede otto figli). Tutto questo fino alla morte del commissario, poi venne la guerra.


Manituana si rivela subito un romanzo corale, come tipico nei libri del collettivo Wu Ming, ma emergono chiaramente alcuni protagonisti, realmente esistiti, Joseph Brant Thayendanega (“Lega due bastoni”), fratello di Molly, Philip Lacroix Ronaterihonte, detto le Grand Diable per la sua aura di guerriero leggendario, la stessa Molly Brant, dai misteriosi poteri e dal grande carisma sulla sua gente.
Allo scoppio della guerra le Sei Nazioni devono scegliere con chi stare: i Mohawk garantiscono la loro fedeltà alla famiglia Johnson, le altre Nazioni sono più ondivaghe; non tutti gli indiani capiscono che non si tratta soltanto di una guerra tra bianchi ma che in ballo vi sono le proprie terre ma soprattutto la loro esistenza. Questo è un punto cruciale del romanzo e della Storia: sarebbe potuto cambiare tutto, o forse no; forse gli indiani avrebbero continuano a prosperare e vivere pacificamente con i bianchi o forse sarebbero stati comunque sterminati, ma quel che è certo che i Wu Ming hanno colto un nodo importantissimo della Storia.


La guerra prosegue va avanti, il lettore sa come andrà a finire ma i Wu Ming creano una architettura narrativa perfetta che lo incastra e non lascia andar via, nella quale ogni personaggio ha il suo ruolo, cresce, matura, diventa un capo o un guerriero, come Joseph e suo nipote Peter, trasformati da un viaggio a Londra, dove incontreranno il re per suggellare l’alleanza della loro nazione all’Inghilterra.
Il lettore viene trasportato in quell’epoca ed in quei luoghi: sente i profumi delle foreste, la voce del vento ed i rumori della terra attraverso Molly e Philip, guerriero e cacciatore solitario che scende in guerra in nome di un’antica fedeltà; scorrendo le pagine vede le battaglie, cruente, senza censure, gli uomini scalpati, il sangue che scorre a fiumi, il dolore portato da un fronte all’altro.
Ovviamente la guerra è il tema centrale, ma c’è tanto altro in questo libro, quasi un romanzo epico, e vale davvero la pena di scoprirlo.


ERRATA CORRIGE: nel post faccio riferimento ad alcuni personaggi realmente esistiti storicamente; in realtà Philip Lacroix è frutto della fantasia dei Wu Ming

mercoledì 2 maggio 2007

In mancanza di niente di importante da scrivere sto un po' tralasciando il mondo blogghereccio in questi giorni; mi sto muovendo fra mille cose da fare e nessuna fatta, pensando al master iniziato da poche settimane sognando l'America e qualcosa di più semplice. Cerco di studiare un po' di inglese e mi ripropongo di rivedere un po' le ultime due lezioni sui linguaggi web ma per il momento poco e nulla su entrambi i fronti; intanto il tempo vola fra una spulciata a qualche sito web, a qualche news aggregata dal mio Feed reader e nel tentativo di scrivere un post per lasciare una traccia di me da qualche parte prima di scomparire consumato dagli impegni, visto che fra lavoro e lezioni non avrò un giorno di riposo per un bel pezzo.

martedì 24 aprile 2007

La leggenda di Manituana

Stamattina presto ho deciso di segnalarvi intanto il libro che sto leggendo, Manituana, l'ultima fantastica fatica dei Wu Ming, sul quale mi prolungherò quando lo avrò finito, e poi su una iniziativa veramente originale in merito a questo libro.


Vi invito a visitare il sito Manituana, nel quale non solo si parla del romanzo ma si offre al lettore la possibilità di estendere la propria esperienza di lettura, di avere riferimenti storici, accedere al materiale non utilizzato dagli autori nel libro (spazio aperto anche ai racconti dei lettori nel mondo di Manituana), alla musica ispirata da Manituana (e anche lì si accettano contribuiti), di poter consultare la mappa dei luoghi del romanzo attraverso Google Earth, di poter guardare il trailer del romanzo in flash (che vi invito a vedere seguendo il link), di seguire le notizie sul libro (ma questo è quasi ovvio). Soprattutto, viene offerto al lettore più attento un secondo livello di conoscenze sul romanzo, al quale si accede solo rispondendo a una domanda su Manituana, e per ora non posso entrare perché devo arrivare in fondo.


Trovo una novità questa integrazione fra il romanzo e i suoi, per così dire, contenuti speciali; certo, si potrà dire che c'è una strategia commerciale dietro, ma è evidente l'intento di offrire al lettore qualcosa di nuovo, tenuto conto anche che un romanzo del genere, come sempre accade per i Wu Ming, arriva dopo anni di ricerche storiche e di lavoro.


In breve, come dice la quarta di copertina, si tratta di una storia dalla parte sbagliata della Storia (e spesso parlando dei libri dei Wu Ming ho sottolineato questa connessione fra storia e Storia: ripeto, nei loro libri c'è sempre l'idea, espressa già in Q, che siamo sempre figure di sfondo sul palcoscenico della Storia, e i Wu Ming mettono sempre al centro queste figure di sfondo): 1775, le Sei Nazioni Irochesi devono decidere se restare alleati della Corona inglese e combattere contro i rivoluzionari bostoniani o no; vi sono battaglie, viaggi oceanici, fantasmi, storie d'amore e di morte disperate, un momento epocale della Storia, quando ancora tutto doveva essere scritto. Un romanzo storico e d'avventura, che guarda nel passato per parlare dell'oggi.

lunedì 23 aprile 2007

Un'altra settimana

Uuuuhaaaa! Buongiorno fra uno sbadiglio e un altro mi avvio a ricominciare la settimana; a dire il vero la settimana non è finita affatto: le lezioni del master il sabato e il lavoro la domenica fanno sì che vado avanti senza un giorno di riposo dal 9 aprile... fortuna che ci sono il 25 aprile e il primo maggio ma finiti i giorni di festa mi aspettano dure fatiche!


Voi direte, e allora resta a dormire che ti sei alzato a fare? Mi tocca, stamattina faccio il turno di pranzo: di solito mi lamento di fare il turno di sera (da dopo pranzo a sera) ma il lunedì sento un gran bisogno di restare a letto...

venerdì 20 aprile 2007

E' ora di annoiare qualcuno

Mi sono deciso ad annoiare un  po' di gente questa mattina; nell'ultimo periodo ho parlato poco di politica ma il congresso DS (e quello della Margherita che si apre oggi) mi portano a scrivere due parole sul nascente Partito Democratico.


Tutta questa storia del PD mi lascia un po' perplesso, ho bisogno di sfogarmi; da quando voto ho sempre sbarrato il simbolo prima del PDS e poi dei DS, sentendomi di appartenere a quell'area politica e non essendo mai stato del PCI per evidenti ragioni anagrafiche. Ora questo cambiamento epocale (perché qualsiasi cosa se ne pensi di cambiamento epocale si tratta) mi costringe, e credo molti altri cittadini iscritti o meno (come me) ai partiti in questione, a riflettere e a dire come la penso.


Brutalmente, se non lo facessero il PD, questo PD, sarebbe meglio. Meno brutalmente: sarei anche favorevole ad un processo politico-culturale che porti qualcosa di nuovo nel panorama politico, che aggreghi forze diverse in nome di un progetto di cambiamento della società italiana, di un vero slancio verso le questioni aperte nel mondo contemporaneo, che proponga risposte oltre che individuare i problemi; ecco, se si stesse assistendo alla nascita di qualcosa del genere allora sarei favorevole, anche perché quello che viene indicato come il leader naturale del futuro PD è anche il mio leader ideale (Veltroni, ça va sans dire...). I problemi nascono dal fatto che tutto questo non si vede: si è deciso di farlo, e lo si fa, e poco importa se si riduce questo processo a Ds e Margherita, due partiti in crisi che evidentemente vedono in un nuovo partito la soluzione per risollevarsi; non c'è quello slancio ideale che in molti chiedono, non c'è realmente, almeno finora, quella partecipazione della società civile di cui tanto ci si è riempiti la bocca, non c'è un vero dibattito culturale, se non in circoli legati comunque ai partiti coinvolti.


In questo momento sono critico, non tanto per l'idea del PD in sé ma per come viene realizzato; se un partito non sfonda elettoralmente e non ha raggiunto gli obiettivi che si prefissavano anni fa, forse piuttosto che cancellare il partito bisognerebbe cambiare chi lo dirige (e penso ai Ds, che ormai elettoralmente sono bloccati al 17%); non è chiaro se il PD entrerà o meno nel PSE (e direi di no visto che i centristi dicono di no); non è chiaro come si porrà il nuovo partito sul versante della laicità (la vicenda sui Dico insegna, con parte del nuovo ipotetico partito a favore e parte contro, o che almeno parteciperà al Family Day).


Ecco, la laicità forse è il punto che al momento mi allontana di più da questo nuovo soggetto: non voglio votare per lo stesso  partito della Binetti e del suo cilicio! Su questo versante spero che i Ds, che dovrebbero essere l'anima laica del Pd, battano un colpo, almeno uno.


Per il momento resto in attesa, a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, visto che i congressi di questi giorni non credo mi faranno cambiare più di tanto idea. A questo punto toccherà guardare cosa accadrà a sinistra del Partito Democratico.


Ah, non si può avere uno Zapatero o una Ségolène Royal anche in Italia?


PS: dimenticavo, cito da Corriere.it, «Se questo è il Partito democratico - ha detto parlando dei temi toccati dal segretario della Quercia - al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io». «Ho sentito un’impostazione socialdemocratica che in alcuni punti è addirittura liberale - ha sottolineato Berlusconi - . Sono anche d’accordo con la politica sociale di cui ha parlato il segretario dei Ds». Direi che questo già dice molto sul nuovo partito.

giovedì 19 aprile 2007

In ricordo di Kurt Vonnegut

Pochi sapranno che la settimana scorsa se ne è andato a 84 anni uno dei più grandi scrittori di fantascienza ma soprattutto uno dei più grandi scrittori del '900, Kurt Vonnegut, autore di capolavori come Mattatoio n.5, Le sirene di Titano, La colazione dei campioni (trovate anche le recensioni che ho pubblicato sul Corriere della Fantascienza di questi due libri, qui e qui); Vonnegut era uno scrittore di fantascienza ma sarebbe riduttivo confinarlo in un genere: con i suoi romanzi, pienamente post-moderni, ha osservato con un occhio ironico e sarcastico ai mutamenti sociali e culturali contemporanei, è stata una delle voci contemporanee più forti contro ogni guerra (lui che fu prigionieri dei nazisti durante il bombardamento di Dresda, nel mattatoio n. 5)e contro i limiti del capitalismo e della cultura di massa (in questo senso è esemplare Breakfast of champions); Vonnegut, socialista e radical, si era distinto negli ultimi anni soprattutto per la sua lucida critica all'attuale amministrazione Usa.



Se ne va uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso, capace di far ridere con romanzi dotati a volte di una comicità esilirante ma in grado di entrare nel profondo dei grandi temi della vita: leggendo i suoi romanzi appare evidente la sua concezione dell'esistenza come un continuum del quale ognuno di noi fa parte, in cui ogni cosa è collegata e immersa nel grande magma rappresentato dall'umanità e dalla sua cultura, con tutti i suoi artefatti; Vonnegut entrava in prima persona nei suoi libri, prima di tutto con il suo alter ego Kilgore Trout e poi in "carne e ossa", come in La colazione dei campioni, dove da narratore si fece personaggio.


Per chi fosse interessato a saperne di più della sua figura rimando a questo articolo e a quest'altro ed alla voce che Wikipedia dedica a Vonnegut.

mercoledì 18 aprile 2007

Inizio

Qualche accenno al fatto che sabato ho finalmente iniziato il master in editoria multimediale ed e-learning (soprattutto quest'ultimo aspetto è il centro del master). L'importante è esser partiti, credo che mi aspetti un periodo di grande impegno ma nonostante qualche incertezza preliminare (del genere ce la faccio o non ce la faccio? gli altri sono tutti meglio di me, cose così) mi sento motivato ad andare avanti, sperando che mi garantisca possibilità di lavoro e soddisfazioni personali. Nella peggiore delle ipotesi avrò acquisito qualche competenza per gestire meglio il blog e il template: certo, spero di spendere tutti questi soldi per qualcosa in più ma ci si accontenta...


Il primo impatto è stato buono, sia con i colleghi di corso che con l'organizzazione del master (basta che nelle prossime settimane non inizi a scorrere sangue...). Ancora non ho la certezza di andare in America alla fine dei giochi ma sono ottimista (anche se dovrei fare qualche sforzo in più per studiare l'inglese).


Ok, fine degli aggiornamenti, alla prossima.


 

domenica 15 aprile 2007

La gente litiga solo su cose immaginarie

«”Il problema non è quale sia il centro esatto” rispose il signor Nancy, “ma quale la gente pensa che sia. In ogni caso è tutto immaginario. Per questo è importante. La gente litiga soltanto su cose immaginarie.”
“La gente come me?” chiese Shadow. “O quelli come voi?”».

Neil Gaiman – American Gods

giovedì 5 aprile 2007

Tre giorni con la febbre, che palle!

Da lunedì pomeriggio sto a casa con la febbre, mi sono beccato uno dei famosi virus parainfluenzali dei quali parla sempre il tg4 (la maledizione di Maracchi: riferimento comprensibile solo a chi lavora nel mio ufficio o agli assidui spettatori del tg di Fede). A dire il vero la febbre ce l'avevo da domenica sera ma stoicamente sono andato al lavoro pensando che senza di me l'ufficio sarebbe crollato e si sarebbero strappati tutti i capelli. Purtroppo il vostro supereroe si è dimostrato meno forte del previsto.


Morale della favola, ho ancora un po' di febbre, dovrei tornare in ufficio domani ma se non passa quasi quasi mi faccio un altro giorno di ozio. Mi ricorda quando andavo a scuola: era veramente una pacchia quando stavo a casa con la febbre qualche giorno.


Solo che mi rode un po', dovrei studiare alcune cose per il master che inizio sabato 14 (studio preventivo: pare che abbiano nascosto da qualche parte lezioni di distruzione di massa), ma giusto oggi mi sento un po' meglio e dovrei mettermi sotto per preparare la mia presentazione di presentazione (scusate la ripetizione ma preda del padre dei vizi non ce la faccio a pensare a un sinonimo). E visto che il padre dei vizi mi ha abbracciato, ho paura che non farò niente manco oggi... Dobbiamo rimediare. Almeno ho ricevuto una notizia buona, sempre per il master: la sede delle lezioni è relativamente vicino a casa, praticamente vicino l'ufficio (sembra che la mia vita non debba discostarsi da quel punto di Roma).


Vabbè, ciao a tutti.

venerdì 30 marzo 2007

Se qualcuno prova a svegliare i dormienti

Come ho scritto ieri, ultimamente mi dedico poco alle mie letture, ma è ora di dire due parole sull'ultimo romanzo di Dick che ho terminato, Svegliatevi dormienti (nell'edizione originale The Crack in space).


Svegliatevi, dormienti


 Questo Svegliatevi dormienti, scritto negli anni considerati più fecondi per l'opera di Dick, a metà dei '60, non è mai stato considerato uno dei capolavori dickiani, anzi è sicuramente inferiore ai suoi migliori libri. Tutto sommato però l'ho apprezzato, e per me è superfluo dirlo. Intanto il romanzo, a più di 40 anni dalla stesura, si dimostra attualissimo nella nostra epoca, raccontando la vicenda di Jim Briskin, candidato di colore destinato a diventare presidente degli Stati Uniti (e all'inizio del libro uno dei personaggi sostiene che sarà la rovina se un nero diventerà presidente). Immagino dovesse essere qualcosa di rivoluzionario pensare ad un presidente di colore in quegli anni di battaglie civili, soprattutto se pensiamo che solo oggi Barack Obama si è candidato per le primarie dei democratici americani, con buone probabilità di soffiare la corsa alla Casa Bianca a Hillary Clinton.


Dick con questo romanzo ha creato una allegoria degli Usa del suo tempo, con la solita incredibile capacità di guardare oltre e di scorgere i cambiamenti futuri della società. I dormienti del titolo italiano, sono i milioni di cittadini americani che sono stati ibernati perché poveri, improduttivi, incapaci di sostentare sé stessi e potenzialmente un pericolo per lo sviluppo della società capitalista (in larga parte neri e ispanici); i dormienti diventano il centro della campagna elettorale di Briskin, che promette di svegliarli e di inviarli alla colonizzazione dell'altra Terra scoperta oltre un varco dimensionale, una Terra che pare incontaminata e pronta a disposizione dell'umanità. Ma non sarà così, perché dall'altra parte i primi esploratori troveranno un'altra razza umana, estinta sul nostro pianeta milioni di anni fa, quella del cosiddetto uomo di Pechino, uscito probabilmente battuto dallo scontro con l'Homo Sapiens.


Questo romanzo di Dick è popolato di personaggi in qualche modo grotteschi fortemente caratterizzati, e meno definiti psicologicamente rispetto al solito (e forse questo aspetto riduce il valore letterario del libro), che danno comunque una certa vitalità ad una storia che sotto sotto vuole parlare soprattuto di razzismo (e in quale modo migliore si ridefinisce la categoria di razzismo se non confrontandosi con una razza alternativa all'Homo Sapiens?), di rapporti sociali e di potere, di politiche del consenso, di disagio sociale, culturale ed economico. Di fronte ai problemi del paese e del mondo, forse Briskin è l'uomo giusto, per quanto non eccezionale ma piuttosto cittadino medio.


Svegliatevi dormienti si legge con facilità, rispetto ad altri romanzi dickiani non chiede al lettore di infilare la testa nella trama del reale per cercare di capire cosa c'è sotto; come detto, The Crack in space ha toni allegorici, è un libro a tratti divertente, forse non del tutto riuscito ma che merita un po' di attenzione.

Parlate, parlate pure

Un pensiero non se ne vuole andare dalla mia testa; mi inquieta la nota della Cei di due giorni fa, nella quale si afferma il dovere dell'obbedienza ai dettami della Chiesa da parte dei parlamentari cattolici.


In fondo la cosa non dovrebbe riguardarmi, visto che non sono parlamentare cattolico e manco parlamentare, quindi la mia autonomia tutto sommato non è lesa. Mi interessa però come cittadino. A me, da non credente, le parole della Cei, del Papa o di qualunque porporato scivolano addosso, ma lasciano un prurito, un prurito forte, difficile da mandare via e fastidioso. Non mi si risponda che la Chiesa ha il diritto di parlare, di esprimere le sue opinioni, ecc. ecc. Parli pure, la Chiesa, che parli, e lanci anche comandi e moniti a chi per convenienza politica ha deciso di buttare nel cestino la laicità dello Stato italiano.


Ma fate parlare anche me, fatemi dire che vorrei uno Stato nel quale le leggi possano essere fatte pensando ai bisogni dei cittadini, allo sviluppo sociale e culturale da promuovere ed in atto; fatemi dire che la Chiesa sta conducendo una battaglia persa, se pensa di arginare la secolarizzazione della società italiana, ed occidentale in genere, con gli anatemi e l'arroccamento su posizioni oltranziste. Se la Chiesa diventa talebana, e chiede che il legislatore italiano si adegui ai suoi dettami, rischia di perdere molto di più che la battaglia sulle unioni di fatto (che forse non perderà perché in parlamento ha tanti soldatini).


Ecco, questi pensieri prudevano e davano fastidio, dovevo tirarli fuori.

giovedì 29 marzo 2007

A love supreme

Da un po' di tempo quando ho bisogno di rilassarmi un po', e in questo periodo capita spesso, metto un po' di musica speciale, magica direi: è un periodaccio, nemmeno leggo tanto, ci sto poco con la testa per dedicarmi alla mia attività preferita. Per questo ho scoperto che fa proprio al caso mio la musica di questo signore qui sotto



Per chi non lo avesse riconosciuto si tratta di John Coltrane, e sto ascoltando ormai da un po' quasi ossessivamente il suo album più famoso, A love supreme. Potenza del file sharing, ho scoperto che mi piace il jazz, e soprattutto Coltrane, che, in particolare in questo album, regala un vero e proprio mondo di note nel quale immergersi e dal quale lasciarsi cullare.


Stando a Wikipedia, A love supreme ha avuto una gestazione particolare: pare che Coltrane dopo ore di meditazione yoga abbia sentito nella testa una musica, musica che naturalmente è quella che è andata a comporre le tre tracce dell'album, che rappresentano l'inquietudine umana, la ricerca di un senso ultimo, fino alla pace interiore.


Anche ora lo sto ascoltando, ne vale davvero la pena secondo me, anche se non so distinguere un fa da un do.

lunedì 19 marzo 2007

Pane e politica

Invito caldamente, chi non lo avesse fatto, a guardarsi, se lo trovate in qualche modo, la terza parte dell'inchiesta di Iacona "Pane e politica" andata in onda ieri sera su Rai Tre. Un viaggio fra le regalie e le clientele della politica italiana, persa fra mercattegiamenti sulle candidature e sugli incarichi (un posto a qualcuno lo si trova sempre, anche a livello locale) e incapace di fare uno scatto di orgoglio morale riducendo gli abissali costi che questo sistema comporta per la collettività, come testimonia la vicenda dell'emendamento che Salvi e Villone hanno presentato in finanziaria per tagliare di qualche miliardo di euro i costi della politica ad ogni livello e affossato se non per qualche briciola.


Si diventa quasi qualunquisti di fronte a certe cose, ma fortuna che c'è qualche giornalista che ancora fa il suo mestiere, e bene.


Aggiornamento: chi fosse interessato con eMule trova le prime due parti, credo che presto qualcuno metterà in rete anche la terza.

domenica 18 marzo 2007

venerdì 16 marzo 2007

Merda al vento

Inutile parlare dei risvolti dell'inchiesta soprannominata con scarsa fantasia Vallettopoli. Fa schifo però veder volare tanta merda contro politici, personaggi dello spettacolo e dello sport; fa schifo un paese in cui è possibile una cosa del genere e nessuno che denunci chi lo ricatta; fa schifo un paese in cui un quotidiano, il cui direttore si riempie la bocca del garantismo, sputtana pubblicamente un avversario politico, per una notizia non verificata che poi, pare dagli ultimi sviluppi neanche sarebbe vera, oltre che non verificata (anche se i malevoli potrebbero pensare che chissà che pressioni avrà ricevuto il fotografo che ha smentito di aver mai fatto foto compromettenti del portavce di Prodi).


Non faccio il moralista ed è inutile discutere su quali notizie vanno pubblicate, e tantomeno sui comportamenti delle persone; non me ne frega niente se qualche soubrette si concedeva per qualche migliaio di euro (o centinaio le meno quotate), anzi penso: peccato che guadagno poco... Mi fa solo vomitare questa vicenda.


Io sono tranquillo, non ho nulla da nascondere; prossimamente pubblicherò le mie foto:



  1. mentre mangio un piatto di bucatini all'amatriciana con un transessuale;

  2. mentre mi soffio il naso;

  3. mentre dormo davanti alla tv;

  4. mentre faccio un'orgia con due donne, un trans ed un gay;

  5. mentre infilo banconote negli slip di una spogliarellista nel night di Schicchi;

  6. mentre mi infilo un dito nel naso di fronte all'Apollo e Dafne di Bernini in Galleria Borghese;

  7. mentre sbavo di fronte ad un libro o un fumetto che desideravo da tempo e passo dei soldi alla commessa;

  8. mentre sbadiglio davanti a "Quarto potere".

mercoledì 14 marzo 2007

Al mio segnale scatenate l'inferno

Mi devo iniziare a preparare per alcune battaglie. Ieri in ufficio è scoppiata una piccola guerra per questioni di classe. Eh sì, perché se qualcuno avesse dubbi esiste ancora la lotta di classe, anche se classe non è il termine giusto, forse casta, come dice un mio collega.


Il mio ufficio è organizzato davvero in caste: chi fa un determinato turno non potrà cambiarlo fino alla prossima reincarnazione. Ed il Nirvana è davvero un miraggio. La divisione del lavoro in caste genera alcuni problemi, a cominciare dai turni: sembra ci siano persone il cui privilegio (perché poter lavorare di mattina e mai di sera tale è) sia dovuto, e non si può fare altro che incazzarsi, come ha fatto un mio collega, per chiedere un maggior rispetto visto che si fa tutti lo stesso lavoro (almeno chi svolge le mie stesse mansioni).


Scrivo di queste cose, a dire il vero poco interessanti, perché stamattina ho letto una mail del coordinamento del master che sto per iniziare in cui mi comunicano che il 26 marzo avrò la lezione inaugurale, che corrisponde in realtà ad un convegno organizzato dallo stesso master; mi toccherà chiedere un cambio turno per avere il pomeriggio libero: un paio di anime pie a cui chiedere ci dovrebbero essere ma inevitabilmente il pensiero va ad una situazione che scoccia davvero tanto, perché le rigidità nei turni si traducono in rigidità anche nell'organizzazione del lavoro, che va a tutto svantaggio sempre delle solite persone.


Spero che ora che inizio questo master (del quale ancora non ho un calendario delle lezioni: altra cosa che mi fa arrabbiare, visto che, appunto, dovrei organizzarmi i turni di lavoro) non incontrerò problemi altrimenti scatenerò una rivoluzione di classe, anzi di casta. E potrebbe scorrere molto sangue...

lunedì 5 marzo 2007

Attese

In questi giorni sono in attesa. Non attendo notizie, perché quella che aspettavo, sul master, l'ho avuta ed è stata positiva (anche se non è ancora definitiva: ah, 'sti americani). Attendo piuttosto di iniziare, non solo il master, ma più in generale qualcosa di nuovo, per scrollarsi la polvere e le ragnatele che si sono depositate su di me.


Attesa di svegliarsi e di aver compreso tutto quello che c'è da capire del mondo, e poi magari dimenticarlo come accade nei sogni (nei sogni in realtà si capisce sempre tutto, è sempre tutto reale quello che accade nei sogni, reale e perfetto: per questo con il nostro aprire gli occhi i sogni non ci attendono e vanno via, perché non hanno tempo da perdere con noi, così imperfetti).


Attesa di essere tranquilli, rilassati, attesa di non attendere più niente, attesa di qualcosa di bello, attesa di cambiamenti.

martedì 27 febbraio 2007

La trasmigrazione di Timothy Archer

E fu così che pagina dopo pagina arrivai alla fine della Trilogia di Valis. Devo dire che mi ha fatto uno strano effetto leggere l'ultimo libro scritto da Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer, il terzo volume della trilogia iniziata con Valis: si percepisce leggendo quel libro la voglia dello scrittore quasi di tirare le somme, a forza di parlare di vita dopo la morte, quasi come se presagisse la prossima fine. Non so, magari mi lascio suggestionare.


Miei attenti lettori sarete ansiosi di sapere di che parla la Trasmigrazione. Bene, intanto segnalo subito due particolarità stilistiche, per Dick: si tratta di uno dei pochi libri scritti in prima persona da Dick e si tratta di uno dei pochi ad assumere come punto di vista quello di una donna. La Trasmigrazione è un romanzo mainstream, che si discosta in questo dai primi due volumi della Trilogia, di stampo più marcatamente fantascientifico.


Angel Archer inizia a raccontare la storia del vescovo Tim Archer, suo suocero, e delle persone che se ne sono andate prima di lui in una sorta di rincorsa del fato verso la fine, nel giorno della morte di John Lennon. Angel rivive le vicende che hanno portato prima alla morte di suo marito, poi dell'amante del vescovo ed infine del vescovo stesso. Angel in fondo non è la vera protagonista ma allo stesso tempo lo è: la vicenda terrena del vescovo Archer, al centro del romanzo, e la sua ricerca della vera natura di Dio (da scovare fra gli scritti delle sette ebraiche zadochite) sono un grande tema (il tema perseguito ossessivamente da Dick negli ultimi anni della sua vita) ma secondo me il romanzo parla più della ricerca di Angel di una vita quanto più serena possibile, per sfuggire alla sequenza di morti di cui è stata costellata la sua vita, ultima quella del vescovo (non vi rivelo niente, se avete intenzione di leggere il libro: tanto Angel ve lo dice subito che quelle tre persone non ci sono più, in un modo o nell'altro), e per giungere anche lei ad una qualche comprensione.


Angel cerca ad ogni modo di rimanere legata alla realtà, di non distaccarsene come hanno fatto le persone a lei care, perse nel cercare di parlare con i morti e di comprendere il mistero di Dio, ma in fondo anche ha il suo modo per fuggire dal mondo reale, ed è la via della cultura e della letteratura, che tutto spiega e fa sì che tutto sia già stato visto e capito, attraverso i pensieri e gli scritti di qualcun altro; così Angel, eterna studentessa universitaria, che ha letto la Commedia di Dante in una notte, cerca di uscire dalla spirale di morte, fra molti sensi di colpa e molti vuoti. Fino a che la stessa Angel inizierà a guardare all'altro mondo in modo diverso, in occasione della Trasmigrazione (leggete il libro, non vi svelo il finale) del vescovo, chiedendosi se sia reale o meno, se crederci o meno, ma dando l'impressione che anche lei di fronte al mistero di Dio e della morte si arrenda al fluire degli eventi, e forse trovi una consolazione.

giovedì 22 febbraio 2007

Surreale

Quello che è successo ieri, e sapete tutti di cosa parlo, è surreale.


E' surreale che un governo possa cadere per la base di Vicenza (per carità, non piace manco a me ma un governo non può cadere sulla base Usa, perché se ci fossero quegli altri, e potrebbero tornare presto, di basi ne costruirebbero anche di più se avessero la possibilità).


E' surreale che la sinistra italiana, riformista e radicale, non sappia trovare un accordo almeno per mantenere le poltrone, come dice ossessivamente Emilio Fede ogni sera nel Tg4, quando parla delle spine del governo.


E' surreale che ora, visto che potrebbe prospettarsi un Prodi-bis (tris), si cerchi l'appoggio di qualche centrista ex democristiano: saranno contenti Turigliatto e Rossi?


E' surreale che a noi elettori di centrosinistra e di sinistra ci tocca votare per questa classe politica, cercando di pensare che non saranno i migliori ma che quegli altri... E' surreale che si debba ingoiare rospi su rospi, sopportando, come dice oggi Michele Serra su Repubblica, baciapile, moderatissimi ed ex DC, e poi nessuno ci abbia avvertiti che c'era chi nella maggioranza non voleva starci, chi voleva stare, sempre e comunque, all'opposizione.


E' surreale che ci si richiami sempre all'Europa e all'Onu contro gli Usa e poi quando il ministro degli esteri fa un discorso improntato all'europeismo e al multilateralismo si dica che no, non va bene nemmeno una politica estera multilaterale e nelle linea degli altri paesi europei.


E' surreale che quasi quasi mi viene da pensare che sarebbero meglio le elezioni: forse ci meritiamo Berlusconi... E' surreale che io debba pensare che forse sarebbe il modo per cambiare, finalmente, classe politica.


E' surreale che proprio in questo momento debba sentire Buttiglione in tv dire che l'Udc è pronto a sedersi a un tavolo... Sono iniziate la grandi manovre...

A 25 anni dalla morte

Al di là dell'incazzatura per ciò che accade nel mondo reale, meglio rifugiarsi nel mondo dickiano (ma in fondo gli psicodrammi della politica italiana non sono un po' dickiani, frutto di una percezione distorta della realtà, coperta da un velo di illusione? Non può essere tutto vero).


Uscendo dal lavoro oggi, passando davanti alla mia libreria preferita non ho potuto fare a meno di notare la bellissima iniziativa di Fanucci Editore: in occasione del 25° anno dalla morte di PKD (sono 25 il 2 marzo) Sergio Fanucci ha ripubblicato 24 romanzi di Dick, in bellissime da collezione, a tiratura limitata, più un 25°, una vera chicca: l'inedito Il paradiso maoista, scritto da Dick a 24 anni, in assoluto il suo primo libro.


Non ho potuto fare a meno di ammirare tanta bellezza (tra l'altro in compagnia della mia commessa preferita): si tratta di edizioni ricercate, con copertura rigida, rilegate e non brossurate e soprattutto con copertine artisticamente stupende. Preso dalla solita frenesia allora ho preso tre libri che mi mancano. Guardate un po' che spettacolo


 Il paradiso maoista      Radio Libera Albemuth    Confessioni di un artista di merda


 


Come al solito di fronte ai libri, e soprattutto di fronte a quelli di Dick divento un vero consumista, ma bisogna dire che Fanucci ha fatto un gran regalo a tutti i cultori del grande scrittore. Di seguito qualche altra copertina di questa bella collana (Fanucci non si arrabbierà, spero, visto tutta la pubblicità che gli faccio)


Ma gli androidi sognano pecore elettriche?   L'androide Abramo Lincoln   Labirinto di morte


In questo piccolo mondo   La svastica sul sole   Le tre stimmate di Palmer Eldritch


Ubik

mercoledì 21 febbraio 2007

Giornata incredibile

Beh, che dire, è successo niente di importante oggi? A parte il pareggio della Roma in Champions, ovviamente...


Sono incazzato nel vedere una crisi di governo assolutamente incredibile: gli scenari futuri sono difficilmente delineabili, si prospetta un Prodi-bis (anzi tris, per essere precisi) ma cambierebbe poco, la situazione resterebbe sempre molto traballante, salvo cambiamenti inaspettati (soccorso dell'Udc, di Follini?), che sarebbero comunque portatori di conseguenze in qualche modo negative. Staremo a vedere, intanto sono incazzato e basito.